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1. È sorta una controversia
tra i cattolici circa l’Offerta fatta dai Diaconi, cui sopra accennammo.
Arcudio (lib. 3, cap. 17) ritiene sia da dimostrare che quel Rito non è affatto
consentito ai Diaconi, a rigore dei Sacri Canoni. Goario (Ad Euchologium,
p. 72) afferma che l’Offerta Diaconale, nella grande Chiesa di Costantinopoli,
non è stata praticamente accolta. Né mancarono coloro che sostennero l’obbligo
di espungere dall’Eucologio le parole che riguardano l’Offerta Diaconale, in
quanto introdotta dagli Scismatici. Al contrario, il Card. Bona (Rer.
Liturgic., lib. 2, cap. 1, n. 7) osserva che nessun Canone si oppone a tale
Rito, mentre i Sacri Canoni escludono l’Offerta che il Diacono presumesse di
poter fare davanti al Sacro Altare, ma non quella ch’egli fa davanti alla Prothesis,
in quanto essa non è altro che la preparazione all’offerta che il Sacerdote
deve fare sul Sacro Altare. Inoltre lo stesso Cardinale dimostra che è antico
il Rito dell’Offerta Diaconale, da molti secoli praticato nella Chiesa Greca.
2. Si discusse anche di
questo argomento nel Concilio di Firenze, e dai Padri colà riuniti fu espressa
soddisfazione per le risposte date dall’Arcivescovo di Mitilene. Analogamente
Berlendis, tra le funzioni dei Diaconi ammette il rito dell’Offerta alla Prothesis,
mentre interdice agli stessi il diritto di offrire all’Altare, che compete ai
soli Sacerdoti: "Quella facoltà di offrire attribuita al Diacono
riguarda la prima offerta delle Particole, mentre ancora si trovano sulla mensa
chiamata Prothesis; non riguarda invece le altre due offerte che sono fatte dal
Sacerdote durante la Liturgia" (Tractatus de oblationibus,
stampato a Venezia nel 1743, § 5, p. 143).
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