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1. Noi a questo punto non
diremo alcunché della istituzione di questo Sacramento, compiuta da Cristo, o
dei suoi effetti; nulla diremo delle regole da osservare nel somministrarlo, in
modo che sia offerto soltanto ai fedeli gravemente ammalati e non invece a chi
è in buona salute; tuttavia non si aspetti quel momento in cui il malato non è
più cosciente. Nulla diremo inoltre di certi Riti della Chiesa Greca, in cui
l’Olio degli infermi viene benedetto non soltanto dal Vescovo, come presso i
Latini, ma anche da un semplice Presbitero, e il Sacramento della Estrema Unzione
viene amministrato non da un Sacerdote soltanto, ma contemporaneamente da
parecchi Sacerdoti. Di tutte queste questioni abbiamo esposto molti particolari
nel Nostro trattato De Synodo Dioecesana (ultima edizione, lib. 8, dal
cap. 1 a tutto il cap. 8). Ma per illustrare soltanto la prima parte di questo
terzo Monito, aggiungeremo ciò che un tempo fu a lungo discusso sotto Urbano
VIII e negli anni precedenti del Nostro Pontificato: se dall’Eucologio Greco si
dovessero cancellare certi vocaboli che sembrano affermare come lecita la
somministrazione di questo Sacramento anche ai sani. Nel Consesso svoltosi il 3
settembre 1747 fu deciso, e da Noi approvato, che nel testo nulla fosse mutato,
ma che fossero segnalate nel Monito, all’inizio dell’Eucologio, quelle parti
che di necessità dovevano essere rispettate: ciò fu fatto con le parole più
sopra scritte, con l’invito rivolto ai Sacerdoti Greci a non amministrare il
Sacramento dell’Estrema Unzione ai sani, ma solo a coloro che soffrono di una
grave malattia. Inoltre non è apparso affatto necessario mutare il testo
dell’Eucologio per la ragione che, esaminate a fondo le parole di quello,
risultò che si poteva attribuire ad esse un corretto significato e una sana
interpretazione. Infatti non vi si dice che il Sacramento possa essere
amministrato a coloro che stanno bene, ma che possono essere unti anche coloro
che possono recarsi in Chiesa, intendendosi coloro che, sebbene affetti da
grave malattia, possono nondimeno entrare in Chiesa o con i propri piedi o
esservi condotti con l’aiuto altrui; e che colà, per meglio assecondare la
propria devozione, chiedono che sia loro somministrato il Sacramento
dell’Estrema Unzione. Esempi di tal genere non mancano neppure nella stessa
Chiesa Occidentale, come si può constatare presso Martene (De antiquis
Ecclesiae Ritibus, lib. 2, cap. 7, art. 2, nn. 7 e 8), e anche presso Mabillon
(Prefazione Ad Saeculum primum, in Acta Sanctorum Ordinis Benedictini,
§ 9, n. 101).
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