Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Benedictus PP. XIV
Ex quo primum

IntraText CT - Lettura del testo

  • Capitolo LXV
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Capitolo LXV

1. Il Calmet, nei suoi Commentar. ad cap. XV Actuum Apostolorum, alle parole "et suffocato et sanguine" asserisce che in alcune Chiese Latine, per parecchi secoli, fino al decimo e undecimo secolo dell’Era Cristiana, fu osservata la distinzione fra cibi mondi e immondi e fu osservata l’astinenza dal sangue e dal soffocato. Sebbene egli non confermi questa sua asserzione con nessuna prova, tuttavia essa può essere avvalorata da chiunque sia un po’ esperto di documenti ecclesiastici. Infatti Canisio pubblicò il vecchio Penitenziale Romano, composto alla fine dell’ottavo secolo o all’inizio del nono, nel quale sotto il titolo De Suffocatis viene stabilita una penitenza a colui che ha mangiato la carne di un animale soffocato.

2. Sotto il titolo De Laceratis vengono prescritti penitenze e digiuni a coloro che hanno mangiato un pesce morto in piscina, o abbiano bevuto l’acqua di un pozzo dove siano stati trovati morti un topo o una gallina, finché non fosse stato completamente svuotato quel pozzo.

3. Il Cardinale Umberto di Selva Candida, che fu Legato del Papa San Leone IX e che a Costantinopoli vivacemente disputò con i Greci, in queste discussioni apertamente dichiarò che non c’era alcun dissenso fra Latini e Greci in questa materia, poiché in alcune Chiese Latine si osservava l’astinenza dal sangue e dal soffocato come fra i Greci: "Pur seguendo diligentemente la consuetudine e la tradizione dei nostri padri, noi respingiamo queste cose in forza delle quali – eccetto che in pericolo di vita – viene imposta una grave penitenza a coloro che si nutrono di sangue, o di qualunque animale morto nelle acque o soffocato per qualsiasi negligenza umana". E altrove: "Noi, pur avendo dal Signore e dagli Apostoli il permesso di poter mangiare tutto ciò che non sia nocivo alla nostra salute o a quella dei fratelli, tuttavia, legati ancora alle tradizioni delle nostre terre e ai precetti dei nostri antenati, evitiamo di mangiare alcuni cibi, non perché sono cattivi e immondi, ma perché non ci soddisfano, o perché per il lungo uso, diventato come una natura, li aborriamo".




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License