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1. Il Calmet, nei suoi Commentar.
ad cap. XV Actuum Apostolorum, alle parole "et suffocato et
sanguine" asserisce che in alcune Chiese Latine, per parecchi secoli,
fino al decimo e undecimo secolo dell’Era Cristiana, fu osservata la distinzione
fra cibi mondi e immondi e fu osservata l’astinenza dal sangue e dal soffocato.
Sebbene egli non confermi questa sua asserzione con nessuna prova, tuttavia
essa può essere avvalorata da chiunque sia un po’ esperto di documenti
ecclesiastici. Infatti Canisio pubblicò il vecchio Penitenziale Romano,
composto alla fine dell’ottavo secolo o all’inizio del nono, nel quale sotto il
titolo De Suffocatis viene stabilita una penitenza a colui che ha
mangiato la carne di un animale soffocato.
2. Sotto il titolo De
Laceratis vengono prescritti penitenze e digiuni a coloro che hanno
mangiato un pesce morto in piscina, o abbiano bevuto l’acqua di un pozzo dove
siano stati trovati morti un topo o una gallina, finché non fosse stato
completamente svuotato quel pozzo.
3. Il Cardinale Umberto di
Selva Candida, che fu Legato del Papa San Leone IX e che a Costantinopoli
vivacemente disputò con i Greci, in queste discussioni apertamente dichiarò che
non c’era alcun dissenso fra Latini e Greci in questa materia, poiché in alcune
Chiese Latine si osservava l’astinenza dal sangue e dal soffocato come fra i
Greci: "Pur seguendo diligentemente la consuetudine e la tradizione dei
nostri padri, noi respingiamo queste cose in forza delle quali – eccetto che in
pericolo di vita – viene imposta una grave penitenza a coloro che si nutrono di
sangue, o di qualunque animale morto nelle acque o soffocato per qualsiasi
negligenza umana". E altrove: "Noi, pur avendo dal Signore e
dagli Apostoli il permesso di poter mangiare tutto ciò che non sia nocivo alla
nostra salute o a quella dei fratelli, tuttavia, legati ancora alle tradizioni
delle nostre terre e ai precetti dei nostri antenati, evitiamo di mangiare
alcuni cibi, non perché sono cattivi e immondi, ma perché non ci soddisfano, o
perché per il lungo uso, diventato come una natura, li aborriamo".
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