|
1. In verità nelle Chiese
Latine non è rimasto più alcun vestigio di queste astinenze se prestiamo fede a
Cornelio Dalla Pietra (nel suo Commentar. in Actus Apostolorum, cap.
15), alla espressione Et sanguine. Vige ancora nella Chiesa Greca – che
lo ascrive a propria lode – conservare e custodire il precetto apostolico
dell’astinenza dal sangue e dal soffocato come scrivono i succitati Calmet e
Cornelio Dalla Pietra nel detto cap. 15 degli Atti degli Apostoli (At
15). Ad essi si aggiunge Cristiano Lupo nelle note al can. 67 del Concilio
Trullano: "Anche i Greci, fino a tempi recenti, rimasero costanti
nell’osservare codesta Legge Apostolica" osservando la legge del
predetto Canone Trullano, n. 67, nel quale si legge: "La Sacra
Scrittura ci impone di astenerci dal soffocato, dal sangue e dalla fornicazione.
Noi puniamo convenientemente coloro che per il loro stomaco raffinato e
delicato condiscono e preparano il sangue di qualsiasi animale con l’arte del
gastronomo, e poi se ne cibano. Pertanto se qualcuno d’ora in poi, in qualunque
modo si accinge a mangiare sangue di animali, se è un Chierico venga deposto,
se è un laico sia scomunicato".
2. I soli Armeni, per quello
che sappiamo, nell’accettare l’unione con la Chiesa di Roma hanno dichiarato di
abbandonare questa consuetudine dei Greci. E nonostante lo scismatico Vartane
li avesse persuasi ad astenersi da alcuni cibi che la Legge Mosaica aveva
dichiarati immondi, (eccettuata la carne suina che asseriva essere stata
permessa loro da San Gregorio l’Illuminatore, che fu il primo Patriarca della
loro Nazione) e avesse inoltre insegnato a spezzare i vasi pieni di vino o di
olio, se per caso vi fosse caduta dentro una mosca o qualche simile insetto,
tuttavia negli incontri tenuti per raggiungere la tanto bramata e auspicata
unione della Chiesa Armena con la Chiesa di Roma, si stabilì quanto segue:
"I padri Armeni dei Concili i di Sis e di Adana, volendo conciliare la
loro Chiesa con quella di Roma, approvarono l’Epistola dogmatica di Gregorio,
Patriarca dell’Armenia, al Re Aitone, nella quale respingeva la discriminazione
ebraica dei cibi con queste parole: "Noi ordiniamo che siano
ritenuti purificati nel nome del Signore, come dice San Paolo, i cibi
cosiddetti immondi che giungono nelle mani dei poveri". Il signor
Nierses, per certo Ghelaiense, che fu pure Dottore e Patriarca dell’Armenia,
insegnò che tali cibi possono essere benedetti con le Orazioni".
3. Tutte queste notizie si
possono trovare presso Galano, De Conciliatione Ecclesiae Armenae cum Romana,
tomo 2.
|