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1. La terza proposizione è
quella che si fonda sullo stesso capitolo quarto del Monito del quale ora trattiamo;
cioè abbiamo appreso che ai Sacerdoti Greci non è proibito l’uso di alcuna
delle preci e benedizioni contenute nel loro Eucologio, anche se riguardano e
appartengono a quelle cose che nell’antica Legge erano materia di precetti
cerimoniali: purché, si aggiunge, tutto quello che si fa, non si faccia con
l’intenzione di osservare ancora i precetti dell’antica Legge ormai abolita, ma
si compia in ossequio o alla nuova Legge Ecclesiastica, o alla consuetudine
canonica confermata e rafforzata da una lunga e continuata osservanza. Lorino
(nel citato cap. 15 degli Atti degli Apostoli, vers. 20, paragr. Si
abstinent), a proposito del costume dei Greci di astenersi dal sangue e dal
soffocato, fa queste osservazioni: "Se i Greci oggi si astengono dal
sangue, ritenendo di essere vincolati a questa legge, diventano superstiziosi,
perché essa non vincola più nessuno e la sua osservanza richiama le cerimonie
dell’antica Legge; ma se poi aborriscono da tali cibi per gusto naturale o per
altra causa buona e onesta, non devono essere condannati".
2. Goario poi, riguardo
all’Eucologio dei Greci, nelle lezioni varianti nelle quali esamina
quella preghiera che si fa per coloro che "hanno mangiato cibi proibiti
e immondi", pone la seguente annotazione: "Gli Orientali si
guardano dal gustare cibi immondi, non per osservanza della Legge Mosaica, ma
della Legge della Chiesa. Pertanto, essi sono ben lontani dall’osservare un
Rito Giudaico, qualunque cosa Catumsirito cianci in contrario e accusi di
falso, in quanto rispettano le tradizioni della Chiesa". La sua
impudente asserzione avrebbe qualche fondamento se contro ciò che fanno i Greci
si adducessero non soltanto le ragioni suesposte, ma piuttosto che essi sono
persuasi di essere tuttora vincolati dalla falsa opinione che sia ancora valido
il precetto degli Apostoli sulla astinenza dal sangue e dal soffocato. Tale
opinione si sforza di sostenere poco felicemente Guglielmo Beverigio (Codex
primitivae Ecclesiae, tomo 2, cap. 7, n. 5). Gli Scismatici tentarono
infatti di accusare la Chiesa Latina come giudaizzante, perché consacra il pane
azzimo, osserva il Sabato e mantiene come Rito sacro l’Unzione dei Re. Ma Leone
Allazio nella sua egregia opera De perpetua consensione Ecclesiae Occidentalis
et Orientalis (lib. 3, cap. 14), respinge come temeraria questa loro
asserzione; specialmente al n. 4 argomenta così contro gli avversari: "Poiché
gli Ebrei osservano il Sabato, chi osserva il Sabato è un giudaizzante; chi non
mangia il soffocato è pure un giudaizzante, in quanto i Giudei secondo la loro
Legge non possono mangiare quelle cose. Ma i Greci non mangiano il soffocato,
quindi anch’essi sono giudaizzanti". Infine al n. 9 conclude in nostro
favore: non si può assolutamente e indistintamente affermare che sia un
giudaizzante chi nella Chiesa compie qualche cosa o osserva ciò che è
consentaneo e simile alle cerimonie dell’antica Legge. "Se qualcuno
osserva e compie alcune azioni per un altro fine e comodità, anche per
intenzione di culto e come cerimonia religiosa, ma non secondo lo spirito e i
principi di quell’antica Legge, ma per proprio arbitrio o per qualche umana
consuetudine, o anche per precetto della Chiesa, non pecca; e non può essere
accusato di giudaizzare. Perciò non sempre chi nella Chiesa fa qualcosa che
assomiglia alle cerimonie dell’antica Legge può essere accusato di giudaizzare".
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