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1. Nella Chiesa Greca la
legge del puerperio è religiosamente osservata come di precetto, e non si
permette alla donna che ha partorito di accedere alla Chiesa prima del tempo
stabilito. Anzi, nei secoli precedenti la disciplina dei Greci era giunta a tal
punto di severità da respingere dalla Comunione Eucaristica le donne mestruate,
anche se si fossero trovate in pericolo di vita. Per questa legge essi furono
severamente biasimati dal Cardinale Umberto di Selva Candida, come si può
leggere presso il Cardinale Baronio sotto l’anno del Signore 1054. Per quanto
possibile, tale rigore fu successivamente temperato, tanto che le donne che
durante la mestruazione sono in pericolo di morte sono ammesse a ricevere
l’Eucaristia. Ciò fu ritenuto giusto nell’Epistola Canonica di Dionigi
Alessandrino e nella Novella 13 dell’Imperatore Leone I il Sapiente. Ma
ora opportunamente deve essere qui ricordata l’osservazione del Cardinale
Baronio (sotto l’anno del Signore 266, n. 11), nella quale fa presente che in
quella sua lettera Dionigi aveva esposto soltanto una propria opinione, da
sottoporsi pertanto al giudizio di altri, specialmente alla censura di
Basilide: "Io non ho scritto questo come Dottore, ma ho voluto
manifestare con ogni umiltà la mia opinione; quando tu l’avrai esaminata
accuratamente, secondo quanto ti apparirà giusto e più conveniente, mi
risponderai".
2. Al contrario è molto più
limpida la ragione addotta dal Papa San Gregorio Magno in quella lettera che Graziano
inserì: "Non si deve imputare a colpa ciò che diviene superfluo nella
natura e per quanto una donna sopporta contro la propria volontà, tanto da
essere privata ingiustamente dell’entrata in Chiesa" (Graziano, Canone
4, dist. 5).
3. Per quello che riguarda la
Comunione Eucaristica, il Santo Dottore non disapprova che la donna se ne
astenga per riverenza; ma se anche in quel periodo di tempo ella si comunica,
egli dichiara apertamente che non la condanna: "Se per grande riverenza
non osa ricevere l’Eucaristia è da lodare; ma se la riceve non è da condannare;
certamente è di buoni sentimenti colui che si ritiene in qualche modo in colpa
dove invece non esiste colpa alcuna". Pertanto la disciplina dei Greci
in questa materia non è approvata da Teofilo Raimondo (tomo 16 delle sue opere,
intitolato Heteroclita Spiritualia, p. 33, n. 28, stampato a Lione). Lo
stesso Goario, solitamente fautore e difensore dei Greci, nelle Note
sull’Eucologio, p. 70, dichiara apertamente che giunge ad eccessivo rigore
ed è contro ogni regola la Legge che tiene lontane dalla sacra Mensa le donne
mestruate: "Si dovrebbe agire con maggiore mitezza con le donne impure:
si tratta di un condizionamento della natura, che si alleggerisce di un peso
non voluto, qualunque cosa dicano o obiettino i Greci". E dopo queste
parole si appella all’autorità di San Gregorio, quale si desume dalla lettera
citata.
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