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1. Della citazione del
Romano Pontefice nel sacrificio della Messa e dell’antichità di questa regola,
Noi stessi dissertammo nel Nostro trattato De Sacrificio Missae (sezione
1, n. 219). Ma dopo la pubblicazione di questo libro, la stessa materia, con
l’aggiunta di numerosi argomenti assai validi, fu trattata da Domenico Georgio
(il quale, finché visse, fu Nostro intimo sacrista) che scrive: "Nella
Chiesa Cattolica fu sempre praticato che il nome del Romano Pontefice venisse
ricordato durante i sacri Misteri" (De Liturgia Romani Pontificis,
tomo 3, cap. 3, n. 14); successivamente aggiunge: "Tutti i più vecchi
documenti e le più antiche copie del sacro Canone concordano all’unanimità
nella citazione del Romano Pontefice" (Ivi, n. 22). Che tale menzione
sia stata effettuata nella Messa testimoniano la Liturgia Ambrosiana, la Messa
Mozarabica, la Messa Latina che il luterano Flacco Illirico pubblicò traendola
da un antico codice. Parimenti testimoniano ciò un’antichissima Liturgia che si
legge nel codice, assai vecchio, dei Sacramenti della Chiesa Romana, che il
venerabile Cardinale Tomasio pubblicò e, infine, tutti i Sacri Canoni della
Messa, sia stampati, sia manoscritti, come ampiamente dimostra il citato
prelato Nicolò Antonelli nella sua diffusa ed erudita Dissertazione che,
quale segretario della citata Congregazione, ebbe il compito di scrivere a
correzione dell’Eucologio e che diede alle stampe quando dai Cardinali e dai
Consultori si cominciò a discutere di questa materia. Si può leggere una
ristampa di essa nell’appendice dell’antico Messale monastico Lateranense, nel
tomo I della Collezione Liturgica curata da padre Emanuele de Azevedo.
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