|
1. Fin qui le testimonianze
relative alla Chiesa Latina. Per quanto riguarda la Chiesa Greca, il Cardinale
Bona afferma che non si sa se nei primi secoli, durante il sacrificio della
Messa, fu fatta la citazione del Romano Pontefice: "Per la verità, non
è chiaro se nei primi secoli la Grecia ortodossa fece menzione del Pontefice Romano"
(libro 2, cap. 11, n. 3 delle Rerum Liturgicarum). A sua volta Isaac
Habertus dichiara che fra i documenti dei primi tempi non è stato trovato
alcunché da cui risulti che nella Chiesa Orientale, nel corso delle Messe, ci
fosse la consuetudine di citare il Pontefice Romano: "Vorrei che fosse
stato fatto, e lo loderei; ma non trovo che sia stato fatto: pertanto loderei
ciò che è stato fatto" (Observationibus ad Pontificale Graecorum,
parte 8, osservazione 12). D’altra parte, quando si leggono in alcune antiche
testimonianze della Liturgia di San Giovanni Crisostomo le seguenti parole:
"Sia lunga vita a Niccolò, Santissimo Papa Universale", è
credibile che ai tempi di San Niccolò I, Pontefice Massimo, al nome del
Patriarca fosse stato aggiunto quello del Romano Pontefice.
2. Per la verità, il predetto
Antonello, nella citata Dissertazione sostiene che, molto prima
dell’epoca indicata, nella Chiesa Greca era consuetudine fare menzione del
Romano Pontefice nel corso della Messa, e ciò deduce da molti altri documenti e
soprattutto da quanto riferito da Niceforo nella Historia Ecclesiastica (libro
16, cap. 17), secondo la testimonianza dell’antico e accreditato storico
Basilio Cilicio. Acacio, Vescovo di Costantinopoli, sostenitore dell’eresia
Eutichiana, aveva suggerito all’Imperatore Zenone di pubblicare quell’infame
editto, detto Henotico, con il quale si rendeva nulla la definizione del
Concilio di Calcedonia contro l’eresia di Eutiche. Poiché il Santissimo
Pontefice Felice III non aveva potuto ignorare ciò, privò Acacio della
comunione, ma questi, nell’anno 484, con nuova e inaudita trasgressione osò
giungere a tal punto di temerarietà da raschiare il nome del Romano Pontefice
Felice dalle sacre Tavolette. Pertanto, la memoria di Acacio fu condannata e la
Chiesa Greca fu acquiescente alla condanna, al tempo del Pontefice Ormisda e
dell’Imperatore Giustino; il che, dai due predecessori di Ormisda, Anastasio II
e Simmaco, non era stato possibile ottenere. Quindi nella grande Chiesa di
Costantinopoli (il cui esempio senza dubbio avranno seguito le altre Chiese
minori d’Oriente) evidentemente figurava nelle sacre Tavolette il nome del
Pontefice Romano; si può dire dunque che in suo favore fu pregato
nominativamente durante la celebrazione delle Messe.
3. Se si dice che Acacio
raschiò per primo questo nome, la sua azione fu in proposito particolarmente
disapprovata in quanto, senza il precedente esempio di un altro analogo
oltraggio, aveva compiuto un atto fino allora nuovo e inaudito, nonostante
anche nei tempi precedenti fra i Pontefici Romani e i Vescovi della Città Regia
non fossero mancati i dissensi. Da qui si evince con larghezza che molto prima
dei tempi di Acacio, cioè nei primi secoli, il nome del Pontefice Romano
risultava scritto nelle sacre Tavolette dei Greci, e durante le Messe era
consuetudine pregare per lui.
|