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1. Ma qualunque sia lo
svolgimento di questo controverso capitolo di erudizione ecclesiastica, a Noi
basta poter affermare che la citazione del Romano Pontefice durante la Messa e
le preghiere recitate per lui nel corso del Sacrificio vanno ritenute, e sono,
un esplicito segno col quale il Pontefice viene riconosciuto Capo della Chiesa,
Vicario di Cristo, Successore di San Pietro, e si fa professione di cuore e di
volontà saldamente ancorata all’unità Cattolica. Ciò esattamente avverte
Cristiano Lupo, scrivendo nella sua opera sui Concilii (tomo 4, edizione di
Bruxelles, p. 422): "Questa citazione è la massima e più ragguardevole
immagine della comunione".
2. Né questo si prova
soltanto con l’autorità di Ivo Flaviniacense che scrive: "Sappia che è
separato dalla comunione di tutto il mondo chiunque, per qualsiasi dissenso,
non avrà letto nel Canone il nome dell’Apostolico" (Chronico,
p. 228), o con l’autorità del famoso Alcuino che così si esprime: "È noto
che sono separati dalla comunione di tutto il mondo, come insegna il Beato
Pelagio, coloro che per qualsiasi dissenso non ripetono, durante la
celebrazione dei Sacri Misteri, secondo la consuetudine, il nome
dell’Apostolico Pontefice" (libro I del De Divinis Officiis,
cap. 12).
3. Con più severo giudizio
Pelagio II, che nel sesto secolo della Chiesa diresse la Cattedra Apostolica,
nelle sue lettere riportate nella Collezione Labbeana dei Concilii (tomo
5, colonna 794 e segg, colonna 810), così scrisse a proposito di questa
materia: "La vostra separazione dalla Chiesa, che non posso tollerare,
mi sconcerta. Infatti, il Santissimo Agostino, memore della volontà del Signore
che pose la base della Chiesa nella Sede Apostolica, afferma che è scismatico
chiunque si dissocia dalla comunione e dall’autorità dei Presuli delle Sedi
stesse e dichiara apertamente che non c’è altra Chiesa se non quella che è
consolidata nelle radici pontificali delle Sedi Apostoliche. In questo modo,
come potete credere che non siete separati dalla comunione di tutto il mondo se
tacete il mio nome, secondo la consuetudine, durante la celebrazione dei Sacri
Misteri? Nel mio nome, quantunque indegno, risiede la forza della Sede
Apostolica, che attraverso la successione episcopale è giunta fino al tempo
presente". Di questa lettera di Pelagio si servì anche il grande
Arcivescovo di Lione, Sant’Agobardo, nel suo trattato De comparatione
utriusque regiminis, che si trova stampato nella Magna Bibliotheca
Patrum (edita a Lione, tomo 14, p. 315, n. 21). Essa fu ristampata da
Baluzio fra altre Opere dello stesso Santo (tomo 2, p. 49).
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