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1. Allorché Michele
Paleologo, Imperatore di Costantinopoli, nell’anno 1263 e seguente, dichiarò
che era sua volontà di ritornare all’unità e alla concordia con la Chiesa di
Roma, assieme ai Greci a lui soggetti, Urbano IV, Nostro Predecessore,
chiaramente propose questa condizione: "Purché nelle Sacre Funzioni e
nei Dittici venisse ricordato il nome del Papa con i quattro Patriarchi"
(Niceta, lib. 5, cap. 2). E quando, subito dopo, la trattativa di questa unione
fu ripresa dall’Imperatore Michele e dal Patriarca Giovanni Vecco, e di ciò fu
discusso impegnativamente nel Concilio generale di Lione del 1274, San Gregorio
X, Pontefice Massimo, con l’approvazione di tutti i Padri presenti nel
Concilio, prima di ogni altra cosa propose alcune condizioni: se non fossero
state accettate, non ci sarebbe stato posto per discutere e concludere
l’unione. La prima di esse fu: "Che il Papa fosse incluso nel Dittico
unitamente agli altri quattro Patriarchi e ricordato durante le Sacre Funzioni".
Ciò si legge presso Niceta, nel luogo citato.
2. E Pachymeres (nel lib. 5,
cap. 22), attesta che quelle condizioni erano state accettate dai Greci: "Dalla
venuta dei Legati che riferivano della Pace avvenuta, due obiettivi sono stati
raggiunti, in virtù di quanto convenuto anteriormente: l’esautorazione del
Patriarca e la pubblica citazione del Papa nelle Sacre Funzioni".
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