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1. Successore di Michele
Paleologo nell’Impero, fu il figlio Andronico, così perdutamente aderente al
dannato scisma, che permise che il corpo del Padre venisse sepolto fuori del
luogo sacro, in quanto si era adoperato per l’unione della Chiesa Greca con la Latina.
2. E poiché non poteva
minimamente sperare di condurre a buon esito la già predisposta restaurazione
dello scisma, finché alla Chiesa di Costantinopoli presiedeva il Patriarca
cattolico Giovanni Vecco, introdusse nella sede Patriarcale un certo Giuseppe,
infetto di peste eretica.
3. D’allora le cose
cominciarono a volgere al peggio, né si poté più attendere una sincera riconciliazione
delle Chiese, finché convocato un Concilio Generale a Ferrara, e poi trasferito
a Firenze, dopo avere maturamente discusso le divergenze tra i Padri Latini e i
Greci, finalmente nell’anno 1439 fu abbattuta la parete di divisioni che aveva
tenuto separate una Chiesa dall’altra. E affinché venisse testimoniata la
realtà di quest’unione finalmente compiuta, l’Imperatore greco Giovanni
Paleologo comandò che si rimettesse nei sacri Dittici il nome del Romano
Pontefice: come attesta lo stesso Sivestro Sguropulo, scrittore scismatico (Historia
Concilii Florentini, sess. 10, cap. 12). Il Decreto della ricostituita
unione fu trasmesso al Patriarca di Alessandria, Filoteo; e questi, nella sua
risposta inviata al Pontefice Eugenio IV, attestò che lui pure aveva stabilito
che nel sacrificio della Messa la citazione del Pontefice Romano si dovesse
fare prima di quella degli altri Patriarchi: "Onde abbiamo stabilito
con i Nostri Vescovi dell’Egitto e con tutti i Nostri Presbiteri che ovunque,
in tutte le Chiese di Cristo, nelle Messe solenni, prima degli altri
Patriarchi, facciamo memoria della Tua Beatitudine, come è contemplato nei
Sacri Canoni". Ciò si può vedere negli Atti del Concilio di Firenze
raccolti dal Cardinale Giustiniano (parte 2, collect. 22, p. 323).
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