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Benedictus PP. XIV
Ex quo primum

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  • Capitolo XVI
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Capitolo XVI

1. Dopo Giovanni Paleologo fu Imperatore in Grecia Costantino, che inviando ambasciatori a Niccolò V per chiedere aiuto per se stesso, in grande pericolo, non omise di professare che avrebbe speso la propria opera con ogni sforzo, affinché trovasse la desiderata esecuzione quella concordia stabilita a Firenze; e quindi a far sì che il nome del Pontefice Romano tornasse sui Sacri Dittici, come attesta il Ducas nella Storia Bizantina: "L’Imperatore aveva inviato a Roma già prima a chiedere aiuto, affinché si rafforzasse la concordia ristabilita a Firenze, e si nominasse il nome del Papa nei Sacri Dittici durante le grandi Liturgie della Chiesa".

2. Il Pontefice si dichiarò pronto a dargli aiuto secondo le sue possibilità, e contemporaneamente non cessò di esortare e sollecitare a promulgare il Decreto dell’Unione ottenuta nel Concilio di Firenze e a far sì che il nome del Romano Pontefice "sia recitato nei Dittici, e che si preghi per lui nominativamente ed espressamente da tutta la Chiesa Greca come per quelli che erano accetti a Dio e come i Patriarchi di Costantinopoli e gli Imperatori avevano conservato fino ad allora"; ciò si trova negli Annali di Rainaldo (Anno di Cristo 1451, n. 2).




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