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Benedictus PP. XIV
Ex quo primum

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  • Capitolo LXVI
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Capitolo LXVI

1. In verità nelle Chiese Latine non è rimasto più alcun vestigio di queste astinenze se prestiamo fede a Cornelio Dalla Pietra (nel suo Commentar. in Actus Apostolorum, cap. 15), alla espressione Et sanguine. Vige ancora nella Chiesa Greca – che lo ascrive a propria lode – conservare e custodire il precetto apostolico dell’astinenza dal sangue e dal soffocato come scrivono i succitati Calmet e Cornelio Dalla Pietra nel detto cap. 15 degli Atti degli Apostoli (At 15). Ad essi si aggiunge Cristiano Lupo nelle note al can. 67 del Concilio Trullano: "Anche i Greci, fino a tempi recenti, rimasero costanti nell’osservare codesta Legge Apostolica" osservando la legge del predetto Canone Trullano, n. 67, nel quale si legge: "La Sacra Scrittura ci impone di astenerci dal soffocato, dal sangue e dalla fornicazione. Noi puniamo convenientemente coloro che per il loro stomaco raffinato e delicato condiscono e preparano il sangue di qualsiasi animale con l’arte del gastronomo, e poi se ne cibano. Pertanto se qualcuno d’ora in poi, in qualunque modo si accinge a mangiare sangue di animali, se è un Chierico venga deposto, se è un laico sia scomunicato".

2. I soli Armeni, per quello che sappiamo, nell’accettare l’unione con la Chiesa di Roma hanno dichiarato di abbandonare questa consuetudine dei Greci. E nonostante lo scismatico Vartane li avesse persuasi ad astenersi da alcuni cibi che la Legge Mosaica aveva dichiarati immondi, (eccettuata la carne suina che asseriva essere stata permessa loro da San Gregorio l’Illuminatore, che fu il primo Patriarca della loro Nazione) e avesse inoltre insegnato a spezzare i vasi pieni di vino o di olio, se per caso vi fosse caduta dentro una mosca o qualche simile insetto, tuttavia negli incontri tenuti per raggiungere la tanto bramata e auspicata unione della Chiesa Armena con la Chiesa di Roma, si stabilì quanto segue: "I padri Armeni dei Concili i di Sis e di Adana, volendo conciliare la loro Chiesa con quella di Roma, approvarono l’Epistola dogmatica di Gregorio, Patriarca dell’Armenia, al Re Aitone, nella quale respingeva la discriminazione ebraica dei cibi con queste parole: "Noi ordiniamo che siano ritenuti purificati nel nome del Signore, come dice San Paolo, i cibi cosiddetti immondi che giungono nelle mani dei poveri". Il signor Nierses, per certo Ghelaiense, che fu pure Dottore e Patriarca dell’Armenia, insegnò che tali cibi possono essere benedetti con le Orazioni".

3. Tutte queste notizie si possono trovare presso Galano, De Conciliatione Ecclesiae Armenae cum Romana, tomo 2.




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