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| Benedictus PP. XIV Ex quo primum IntraText CT - Lettura del testo |
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Capitolo XXII1. Quanto sopra riguarda gli Italo-Greci. Per ciò che si riferisce agli altri Greci e agli Orientali, il Monitum posto all’inizio dell’Eucologio, e di cui ora trattiamo, non proibisce mai di far menzione dei loro Metropoliti e Patriarchi nella Messa, ma solamente mette in guardia da coloro che sono eretici o scismatici. È un antico costume della Chiesa Greca che si ricordino nelle orazioni delle Messe i nomi dei Patriarchi. Teodoro Balsamo nel suo scritto Diritti dei Patriarchi così si esprime: "È stabilito che in qualunque Chiesa di Dio, fino all’Eufrate, fino al Tigri, sia pure fino all’Oceano, vengano riportati congiuntamente i nomi dei Patriarchi". 2. Goario (Note al Rituale dei Greci, p. 63) riferisce, come trasmesso dall’uso, che nella Liturgia Greca il Sacerdote preghi per tutti i Vescovi e per il Metropolitano. 3. Merato nelle Note a Gavanto, dopo aver scritto quanto abbiamo riportato sopra, che cioè nella Chiesa Latina non si fa menzione dell’Arcivescovo durante la Messa, anche se è vacante una sede suffraganea, così aggiunge: "Questo non è osservato dai Greci e dagli altri Orientali che fanno il Memento sia del Patriarca sia del Metropolita" (tomo I, parte I, p. 539 dell’edizione romana). E neppure questo, nel già citato Monito, viene vietato, ma solo quando i Metropoliti o i Patriarchi fossero diventati scismatici o eretici, sempre secondo la regola già accettata e stabilita prima che si ponesse mano alla revisione dell’Eucologio. 4. Nella Congregazione del Santo Ufficio dell’anno 1673, trattando di questo capitolo della disciplina, fu deliberato un decreto di questo tenore: "Nella Congregazione Generale del Santo Ufficio del giorno 7 giugno 1673. Alla domanda se un Sacerdote di Livorno poteva far menzione nella Messa del Patriarca degli Armeni pregando per lui, pur essendo scismatico; e lo si chiede con insistenza affinché quella Nazione possa stringere con sempre maggiore affetto l’amicizia con i Latini: la Sacra Congregazione rispose che non si poteva, e doveva essere assolutamente proibito. 5. Nella stessa Congregazione, il 20 giugno 1674, dopo la lettura della comunicazione del R. P. D. Nunzio a Firenze, scritta il 10 aprile 1674 alla Sacra Congregazione di Propaganda Fide, e da questa trasmessa alla Sacra Congregazione del Sant’Ufficio, fu decretato di rispondere allo stesso Nunzio che, quanto a pregare nella Sacra Liturgia per il Patriarca degli Armeni, la Sacra Congregazione restava fedele al decreto emanato nell’anno 1673, che cioè non si poteva e che era assolutamente proibito". |
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