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Benedictus PP. XIV
Ex quo primum

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  • Capitolo XXVI
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Capitolo XXVI

1. Sulla citazione dell’Imperatore o del Re, sotto la cui giurisdizione è soggetta una singola Regione, Noi stessi abbiamo trattato nel Nostro De Sacrificio Missae (sez. 1, n. 221), e discusso della sua inserzione nel Canone della Messa come si è soliti fare in alcuni luoghi. E anche il Cardinale Bona nel suo Rerum Liturgicarum (Ivi, 2, cap. 11, n. 4) attesta che in molte Chiese Latine viene ricordato nel Canone il nome del Re. Inoltre Martene nel De antiquis Ecclesiae Ritibus (lib. 1, cap. 4, art. 8, n. 9), dopo aver addotto i documenti opportuni così conclude: "Dalla costante tradizione della Chiesa ricevuta dagli Apostoli, è certo che si è sempre pregato per i Re e per i Principi "inter Sacra Mysteria"".

2. Da questo appare chiaramente che l’Autore si riferisce a quello che l’Apostolo scrisse nell’Epistola 1 a Timoteo, cap. 2, in cui ordina che si facciano preghiere e suppliche per i Re e per tutti coloro che sono costituiti in dignità; e anche come si legge nelle Costituzioni che si dicono Apostoliche – nella edizione dei Padri Apostolici curata da Cotelerio (lib. 8, cap. 12) – dove si ha: "Ti preghiamo, Signore, per il Re e per coloro che sono costituiti in autorità, e per tutto il suo esercito, affinché le nostre cose si svolgano felicemente". Poi si legge di nuovo: "Preghiamo per il Re e per coloro che sono costituiti in sublime potestà, affinché le nostre cose procedano in pace" (Ivi, cap. 13). Si può vedere su questo punto anche Giorgio nel De Liturgia Romani Pontificis (tomo 3, lib. 4, cap. 3, n. 26). E qualunque cosa si dica di quella controversia che si agitò fra Baluzio e Lupo sul tempo in cui per la prima volta fu sostituito al nome dell’Imperatore quello del Re nelle terre soggette al dominio dei Re (questione che tratta diffusamente il citato Lupo nel Canone 10 del Dictatum Papae di San Gregorio VII), ciò che è certo è che la citazione dei Re avviene nella Chiesa Latina in quelle regioni nelle quali fu accettata questa consuetudine o fu concesso il permesso dalla Sede Apostolica, come nota Merato (Ad Gavantum, citato, tomo 1, part. 1, p. 539, n. 6 dell’edizione romana).




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