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| Benedictus PP. XIV In suprema Universalis IntraText CT - Lettura del testo |
1. Noi, benché senza alcun merito, per l’ineffabile ricchezza della bontà divina costituiti nell’altissimo governo della Chiesa Universale, come assertori della vera fede e custodi e garanti della disciplina ecclesiastica, desideriamo soprattutto tutelare, contro i cedimenti di coloro che digiunano, il Digiuno Quaresimale, e richiamare, per quanto possibile, con la benedizione di Dio, all’osservanza primitiva di tale digiuno, il quale – e nessuno dei Cattolici lo può contestare – è stato sempre e dovunque, fin da primordi della Chiesa, annoverato fra i punti fondamentali della retta disciplina. Con la Nostra lettera in forma di Breve diretta alle Vostre Fraternità il 30 del mese di maggio appena trascorso, Ci premurammo di eccitare lo zelo delle Vostre Fraternità a impegnarvi a che su questo punto non venissero meno né il desiderato sollievo alle ansie della Nostra sollecitudine apostolica, né un salutare rimedio contro la decadenza del sacratissimo digiuno. Memori poi della paterna pontificia carità che sa sostenere la fragilità dei deboli e farsi debole con i deboli, come abbiamo giudicato che, a volte, per giusto motivo o quando una gravissima e urgente necessità lo richieda, con apostolica generosità si debba dispensare dal digiuno, così abbiamo anche prescritto (tra le altre cose) che si deve osservare l’unico pasto, senza alcuna aggiunta di refezioni con cibi consentiti e non consentiti.