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| Clemens PP. XIII A quo die IntraText CT - Lettura del testo |
1. È anche prerogativa caratteristica della carità essere invasi da una particolare letizia, o meglio essere trasportati dalla gioia quando qualcuno nella Chiesa di Dio si distingue per pietà e dottrina, e, sommamente desideroso della salvezza delle anime, adempie i doveri del ministero sacerdotale con assiduità, con impegno, con diligenza. Abbastanza spesso ci accorgiamo che una persona di questo taglio va soggetta alla invidia degli altri21 ma chi ha senno comprende che non lo si deve lasciare rovinare o distruggere dalle calunnie degli invidiosi. Quando Eldad e Medad "si misero a profetizzare nell’accampamento", a Giosuè figlio di Nun che suggeriva di impedirli, Mosè rispose che era suo desiderio che tutto il popolo fosse profeta: "Sei tu geloso per me? – disse – Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il mio spirito!".22 La carità non permette che il Vescovo si irriti o si lasci prendere dall’ira: se uno viene sedotto da cattive passioni, non lo tratta come un nemico, ma lo corregge come un fratello23 e con parole benevole, con opportune esortazioni e ammonizioni lo richiama dalla strada sbagliata e lo rimette sulla strada buona. Se poi accade che debba ricorrere ad una punizione più forte delle parole, si guarda dal proferire anche una sola espressione aspra e, pur dimostrando severità, evita qualsiasi offesa.