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| Clemens PP. XIII A quo die IntraText CT - Lettura del testo |
1. Ma non si può non parlare del desiderio della vanagloria, che qualcuno giustamente potrebbe chiamare la rovina dei Vescovi. Effettivamente non c’è forse niente di più contrario alla carità: se quella terribile peste si attacca ad un Vescovo e lo contagia, nei suoi riguardi si insinua l’adulazione e assale la parte più nobile di lui, cioè l’anima; lo conquista con velenose piaggerie; e gonfiando a dismisura quella eccessiva e malvagia stima di se stesso, dalla quale ognuno di noi così spesso è tratto in errore, riduce quel misero al punto che non cerca più la gloria di Dio, ma la propria gloria; quella gloria che lo stesso Cristo dichiarò di non cercare.24 L’adulazione poi è seguita dalla maldicenza e dalla falsità, come da perniciosissimi satelliti e servi; e siccome vengono allontanate le persone oneste e valide, si arriva al punto che al seguito del Vescovo non rimane più nulla di sano, nulla di integro. Per questo il sapientissimo Salomone ammonisce: "Meglio essere rimproverato dal sapiente che ingannato dall’adulazione degli stolti".25 E ancora: "Tieni lungi da te la bocca perversa e allontana da te le labbra fallaci".26 E quel detto che il Vescovo sempre deve avere presente: "Se un principe dà ascolto alle menzogne, tutti i suoi ministri sono malvagi".27
2. Perciò "non cerchiamo la vanagloria";28 per coloro che la cercano "la perdizione sia la loro fine, intenti come sono alle cose della terra".29 Quanto a Noi, guardiamo in alto, teniamo fisso lo sguardo sulla dimora dell’eterna gloria, e convinciamoci che non dalla bocca degli uomini deriva la vera, stabile e autentica gloria. Tutti abbiamo peccato e siamo privi della gloria di Dio,30 tutti dobbiamo, morti al peccato31 cercare non la nostra gloria, ma che "il Padre sia glorificato nel Figlio"32 per essere "ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria di Dio";a Lui solo gloria, maestà e potenza.33