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| Clemens PP. XIII A quo die IntraText CT - Lettura del testo |
1. In questa guerra scatenata su tanti fronti e tanto pericolosa, la speranza della vittoria sarà tanto più grande e sicura quanto più "conserveremo l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace".5
2. Perciò, Venerabili Fratelli, con tutte le forze la vostra Carità si adoperi perché dall’animo dei Fedeli vengano sradicati perfino i germi di una qualsiasi lotta interna. È vostro pressante compito fare sì che tutti "cerchino la pace",6 tutti "si diano alle opere della pace".7 Lo stesso Signore Gesù, poco prima di consegnarsi alla Passione, "Vi lascio la pace – disse agli Apostoli – vi do la mia pace".8 E non solo agli Apostoli, ma anche a noi lasciò in eredità la pace: "Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola".9
3. Vi prego, Venerabili Fratelli: cerchiamo di conservare sempre con costanza questa eredità così grande e così magnifica, affidata a noi da Cristo Signore, per estinguere i dissensi nell’animo dei fedeli. Il pegno di questa eredità, afferma l’apostolo, è lo Spirito Santo.
4. Pertanto quando noi ci poniamo al cospetto di Dio e gli chiediamo che mandi dal cielo lo Spirito Santo a santificare il sacrificio della Chiesa, è chiaro che noi questo in realtà chiediamo: che per mezzo della sua grazia spirituale sia conservata integra nella chiesa l’unità della carità. Questo però tutti dobbiamo avere presente: alla domanda del Signore chi dicesse la gente chi era il Figlio dell’uomo, e chi essi, credessero che fosse, mentre alcuni riferirono un’opinione, altri un’altra, il Beato Pietro, interpretando il pensiero di tutti, per una rivelazione proveniente non dalla carne né dal sangue, ma dal Padre, dichiarò che egli era il Figlio del Dio vivo.10