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| Clemens PP. XIII A quo die IntraText CT - Lettura del testo |
1. Tra i frutti della giustizia anzitutto bisogna mettere la carità verso i poveri: parlo della giustizia "che deriva dalla fede in Cristo".34 Ma "se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi!", ma non date loro il necessario per il corpo, che giova la nostra fede?".35 Così l’Apostolo Giacomo interpella tutti i Cristiani. La carità di ogni fedele, specialmente di colui che ha maggiori ricchezze, deve venire in aiuto ai poveri; essi però quasi per un loro particolare diritto esigono generosità da parte di noi che abbiamo i beni della Chiesa, cioè i voti dei fedeli, le offerte per i peccati e il patrimonio dei poveri, non come beni personali, ma come beni a noi affidati; e non è giusto appropriarcene per usi personali al punto che non resti nulla per loro: "È nostro quello che spendete", potrebbero gridarci. Infatti di dove deriva così grande ricchezza e abbondanza, di cui la maggior parte di noi gode, se non dai doni della Chiesa? Dai beni della sposa quindi si deve prelevare solo quello di cui abbiamo bisogno per avere "di che mangiare e di che coprirci, e contentiamoci di questo",36 ritenendo "un grande guadagno la pietà congiunta però a moderazione".37 Guadagno certamente apprezzabile è quando abbiamo in abbondanza di che custodire, nutrire, ornare la Sposa; ma guadagno più vantaggioso di tutti è quando, mediante le elemosine, otteniamo da Dio la grazia, che illumina la nostra mente cieca e che ci solleva e ci sostiene nei momenti in cui siamo prostrati e abbattuti per la nostra naturale miseria. Infatti se apriamo il nostro cuore all’affamato e consoliamo l’anima afflitta, "la nostra luce brillerà fra le tenebre e la nostra tenebra sarà come il meriggio e il Signore riempirà le nostre anime del suo splendore".38