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| Clemens PP. XIII A quo die IntraText CT - Lettura del testo |
1. Ancora un ammonimento, Venerabili Fratelli, circa la forza e il coraggio, di cui c’è estremamente bisogno contro tutto ciò che attenta all’ortodossia della fede, ferisce la pietà, rovina l’integrità dei costumi. Vi prego: "Siamo pieni di forza con lo Spirito del Signore, di giustizia e di coraggio".63 Non lasciamo, a somiglianza di "cani muti incapaci di latrare",64 che "i nostri Greggi diventino una preda e le nostre pecore il pasto d’ogni bestia selvatica";65 niente ci trattenga dall’esporci ad ogni genere di combattimento per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Pensiamo attentamente "a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori".66 Se ci arrestiamo davanti all’audacia dei malvagi, sono già crollate la forza morale dell’Episcopato e la divina e sublime potestà di governare la Chiesa; e non possiamo più continuare a considerarci, anzi non possiamo neanche più essere Cristiani, se temiamo le minacce e le insidie degli uomini perversi. Riponendo fiducia "non in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti",67 elevati e come protesi verso il cielo, disprezzando le realtà caduche della terra, invochiamo il Signore: "Mio solo rifugio nel giorno della sventura",68 e non ci lasciamo abbattere né nello spirito né nel corpo: "Siamo infatti collaboratori di Dio",69 e il Signore è con noi "sino alla fine del mondo".70 Nessuno scandalo, nessuna persecuzione scuota la nostra fermezza, per non dimostrarci ingrati a Dio che ci ha eletti e il cui aiuto è sicuro quanto le sue promesse.