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1. La salvezza del popolo cristiano, della quale
ricevemmo il mandato dal Principe dei Pastori e Vescovo della anime, Ci spinge
a prestare attenzione perché la sfacciata e pessima licenziosità dei libri,
emersa da segreti nascondigli e giunta a recare grave danno e di notevole
ampiezza, non diventi tanto più dannosa quanto più si espande di giorno in
giorno. L’esecrabile perversità dell’errore e l’audacia di uomini nemici, che
in mezzo al frumento seminano zizzania in gran quantità con lo scritto e con la
parola, soprattutto in questi giorni si sono estese a tal punto, che se non
poniamo la falce alla radice e non stringiamo in fasci i cattivi germogli per
gettarli nel fuoco, poco manca che le spine della malvagità, sviluppatesi,
tentino di soffocare la piantagione del Signore degli eserciti celesti.
Infatti, certi uomini scellerati convertitisi alle fandonie e non aderenti alla
sana dottrina, da ogni parte invadono la rocca di Sion, e per mezzo del
pestifero contagio dei libri, dai quali siamo quasi sommersi, vomitano dai loro
petti veleno di aspidi a rovina del popolo cristiano; infangano le pure
sorgenti della fede; sradicano le fondamenta della Religione. Resisi
detestabili nei loro intenti, sedendo fra le insidie, di nascosto lanciano
dalla faretra dardi con i quali dolosamente colpiscono i retti di cuore. Cosa
vi è di talmente Divino, Santo e consacrato dall’antichissima pietà di tutti i
tempi, da cui abbiano tenuto lontano le loro menti empie, e su cui non abbiano
esercitato bellicosamente le loro lingue, taglienti come spade? Si lanciarono
fin dall’inizio con alterigia contro Dio, e armati di doviziosa menzogna si
sono irrobustiti contro l’Onnipotente. Suscitando dalle ceneri le follie degli
empi tante volte demolite, non per ottusa incapacità d’ingegno, ma per sola
decisione della loro volontà depravata, negano l’esistenza di Dio che parla di
sé ovunque e appare ogni giorno davanti agli occhi; oppure descrivono Dio
incapace ed ozioso, del quale non onorano la provvidenza e non temono la
giustizia.
2. Con ripugnante licenza di pensiero, assolutamente
pazza, sostengono mortale, o per lo meno minorata rispetto agli Angeli,
l’origine e la natura dell’anima nostra, creata ad immagine del supremo
Fondatore. Nell’universo delle cose create ritengono che non esista nessuna
cosa all’infuori della materia, sia che la giudichino creata, sia eterna e non
sottoposta a causa alcuna; oppure, costretti ad ammettere la coesistenza dello
spirito con la materia, declassano tuttavia l’anima da questa celeste
condizione, non volendo ammettere, in questa debolezza nella quale siamo
immersi, alcunché di spirituale e d’incorrotto in forza del quale intendiamo,
agiamo, vogliamo e con il quale prevediamo anche il futuro, contempliamo il
presente e ricordiamo il passato.
3. Altri invece, benché capiscano molto bene che la
debolezza dei ragionamenti umani deve essere ripudiata e che il fumo della
sapienza umana deve essere respinto dall’occhio di una Fede illuminata,
tuttavia osano giudicare con pesi umani i reconditi Misteri della Fede che
superano ogni umana percezione: creatisi giudici della maestà, non temono di
venire oppressi dalla gloria. Viene derisa la Fede dei semplici; sono sventrati
gli arcani di Dio; le questioni sulle altissime verità sono discusse
temerariamente; l’audace ingegno del ricercatore usurpa per sé ogni cosa; tutto
indaga, nulla riservando alla fede, della quale nega il valore, mentre cerca la
controprova nella ragione umana. Forse non ci si deve sdegnare anche con coloro
che, con turpissima oscenità di fatti e di parole, con somma scelleratezza
corrompono costumi severi e pudichi, suggeriscono detestabile leggerezza del
vivere alle menti inesperte ed arrecano i massimi danni alla pietà? Che di più?
Cospargono i loro scritti di una certa ricercata nitidezza e scorrevole
fioritura di discorso e civetteria, in modo che quanto più facilmente saranno
penetrati negli animi tanto più profondamente li potranno inquinare col veleno
dell’errore. Così agli sprovveduti propinano il fiele del drago nel calice di
Babilonia: questi, attratti ed accecati dalla soavità del discorso, non
avvertono il veleno a causa del quale periscono. Chi infine non sarà colpito da
acerbissima tristezza nel vedere che i terribili nemici, dopo aver superato
qualsiasi limite di modestia e di rispettoso ossequio, stampando libri
offensivi ora in modo aperto, ora in modo ambiguo, si lanciano contro la stessa
Sede di Pietro, che il Redentore del forte Giacobbe pose come colonna ferrea e
muraglia di bronzo contro i principi delle tenebre? I nemici forse sono spinti
dal malvagio pensiero che, una volta stroncato il capo, più facilmente potranno
far strage delle membra della Chiesa.
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