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1. Pertanto, Venerabili Fratelli, che lo Spirito Santo
pose quali Vescovi a reggere la Chiesa di Dio ed ammaestrò circa il singolare
sacramento dell’umana salvezza, non possiamo, in così grande corruzione di
libri, che eccitare, secondo quanto è il Nostro compito, lo zelo della vostra
fedeltà, affinché – chiamati a partecipare della cura pastorale – applichiate
in questa il vostro maggior sforzo possibile. Si deve lottare accanitamente,
come richiede la circostanza stessa, con tutte le forze, al fine di estirpare
la mortifera peste dei libri; non potrà infatti essere eliminata la materia
dell’errore fino a quando gli elementi facinorosi di pravità non periscano
bruciati. Fatti dispensatori dei Misteri di Dio ed armati della sua potenza per
distruggere i luoghi fortificati, fate in modo che il gregge a voi affidato,
redento dal sangue di Cristo, sia allontanato dai pascoli avvelenati. Se
infatti è necessario tenersi lontano dalla compagnia degli uomini perversi,
perché le loro parole spingono all’empietà ed il loro discorso si insinua come
cancro, quale distruzione opererà la pestilenza di libri che, preparati in
maniera acconcia e pieni di astuzia, durano perpetuamente, rimangono sempre con
noi, con noi passeggiano, con noi restano in casa e penetrano nelle stanze,
dove non è vietato l’ingresso ad alcun cattivo ed occulto autore?
2. Costituiti Ministri di Cristo fra le genti, per
santificare il suo Vangelo, datevi da fare, lavorate e, per quanto è nelle
vostre possibilità, con l’opera e con le parole tagliate le radici
dell’inganno, ostruite le corrotte fonti dei vizi, suonate la tromba, perché le
anime che passano non siano strappate dalla mano del custode. Lavorate in virtù
del posto che avete, in virtù della dignità di cui siete insigniti, in forza
della potestà che avete ricevuto dal Signore. Inoltre, poiché nessuno può e
deve essere segregato dal partecipare a simile tristezza e, in così grande
pericolo di fede e di religione, unica e comune è la motivazione di angustiarsi
e di portare aiuto, dove sia il caso implorate l’avita pietà dei Principi cattolici;
esponete la causa della Chiesa che geme, e spingete i suoi amorosi figli, per
tanti motivi sempre egregiamente benemeriti verso di lei, a portare aiuto; e
siccome non senza motivo portano la spada, dopo aver congiunte l’autorità del
Sacerdozio e quella dell’Impero, frenino e distruggano energicamente gli uomini
malvagi che combattono contro le falangi d’Israele. Conviene soprattutto,
Venerabili Fratelli, che rimaniate fermi come muro, perché non sia posto
fondamento diverso da quello costituito, e difendiate il santissimo deposito
della Fede, a custodia della quale dedicaste con giuramento voi stessi durante
la solenne iniziazione. Siano fatte conoscere al popolo fedele le volpi che
demoliscono la vigna del Signore; si avvisi il popolo in modo che non si lasci
trascinare dai nomi splendidi di certi autori, perché non sia abbindolato dalla
cattiveria e dall’astuzia degli uomini verso l’inganno dell’errore; in una
parola, detesti i libri nei quali si trovi qualcosa che offenda il lettore, o
contrasti con la Fede, la Religione, i buoni costumi e non rispecchi l’onestà
cristiana. In questo veramente ci congratuliamo gioiosamente con molti di voi
che, aderendo alle istituzioni Apostoliche, quali valorosi vindici delle leggi
ecclesiastiche, forti e vigilanti posero ogni zelo per allontanare tale peste,
impedendo che gl’ingenui dormissero con i serpenti.
3. Certamente Noi, che abbiamo la cura di tutte le Chiese
e della salvezza del popolo cristiano, non risparmiandoci fatica alcuna, Ci
ripromettiamo in così grande pericolo di essere aiutati da voi. Frattanto,
nell’umiltà del Nostro cuore non cesseremo d’invocare Dio perché aiuti voi dal
suo santuario ad evitare l’astuzia degli uomini insidiosi, e perché possiate
adempiere tutte le mansioni del vostro ministero.
In auspicio di tale desiderato evento, molto
volentieri impartiamo a voi ed al vostro gregge l’Apostolica Benedizione.
Dato a Roma, presso Santa Maria Maggiore,
il 25 novembre 1766, nell’anno nono del Nostro Pontificato.
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