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| Clemens PP. XIII Summa quae IntraText CT - Lettura del testo |
1. Abbiamo percepito con incredibile dolore il fatto che in codesto Regno si fanno patti, la perversità dei quali consiste nel comporre la verità con l’errore, lo splendore della luce con lo squallore e le tenebre. La composizione di queste cose totalmente opposte spinge facilmente alla rovina il popolo fedele, e introduce nel luogo santo l’abominio della desolazione!
2. Veramente l’angoscia del nostro cuore giungerebbe al massimo se in questa confusione divenissero mute le voci dei Vescovi, se non vedessimo nessuno di loro pronto a richiamare gli spiriti dei popoli dal contagio e a confermarli nella verità della dottrina; e soprattutto se qualcuno, o per paura, o perché indotto dalla malvagia volontà di piacere più agli uomini che a Dio, volgesse la dignità e l’autorità che a tutti Voi sono state affidate per la difesa e l’ornamento della Chiesa, nell’oppressione di essa. Ma in nessun modo Ci lasceremo convincere che possa mai succedere che sulle labbra una volta consacrate alla predicazione della parola divina vengano a mancare la forza e la virtù per respingere la menzogna, mentre nello stesso tempio di Dio osa chiedere per sé un seggio ed un trionfo; che le mani, nobilitate dal contatto con il corpo di Cristo, possano essere usate per scrivere a sostegno dell’impudenza e della dissolutezza dell’errore; infine che le orecchie, abituate solamente alle dolcissime voci della Chiesa, debbano ascoltare le frodi e le insidie di Satana. Nondimeno vediamo che le distruzioni compiute dall’avversario del genere umano avanzano in misura tanto rilevante, che non c’è quasi nulla che non si debba temere. Voglia il cielo che alcuni non si lascino catturare talmente dall’errore e dagli inganni, al punto che, vedendosi incapaci a domare l’impeto dal quale sono oppressi, perciò si considerino liberi dalle leggi del dovere pastorale: e, rigettato l’ufficio imposto loro dalla Chiesa stessa, e conservato l’altro di magistrato e di governo, essi stessi favoriscano i danni che vengono loro inferti, come se queste parti gemelle dei compiti possano essere separate e divise, né debbano assolutamente pensare che quella sia da preferire a questa.