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Pius PP. VI
Inscrutabile divinae

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Capitolo V

1. Per la stessa ragione non si può temere che Voi non attendiate sempre, con la più grande sollecitudine a ciò che, ordinariamente, commuove maggiormente i fedeli ed eccita il loro rispetto per le cose sacre, ossia per il decoro della casa di Dio e lo splendore di ciò che si riferisce al culto divino. Quale contrasto sarebbe incontrare più pulizia ed eleganza nel palazzo episcopale che non nella casa del Sacrifizio, nell’asilo della santità, nel palazzo del Dio vivente! Quale controsenso sarebbe vedere i paramenti sacri, gli ornamenti degli altari e tutta la suppellettile, polverosi per vecchiaia, cadere a pezzi, o far mostra di un vergognoso sudiciume, mentre la tavola episcopale fosse sontuosamente adorna, ed i vestiti del sacerdote eleganti!

2. "Che vergogna e che infamia – come ha detto così bene San Pier Damianiè pensare che certuni presentano il Corpo del Signore avvolto in un panno sporco, e non temono di adoperare per deporre il Corpo del Salvatore un recipiente che un potente della terra, che non è che un vermiciattolo, non si degnerebbe di avvicinare alle proprie labbra!"7

3. Quanto a Voi, Venerabili Fratelli, Noi Vi giudichiamo ben lontani da questa negligenza, di cui si rendono soprattutto colpevoli, secondo quanto dice lo stesso santo Cardinale, quelli che, con le rendite della Chiesa,"non comprano dei libri, né procurano ornamenti o suppellettili per la loro Chiesa", ma non si vergognano di spendere tutto per il loro uso, come se si trattasse di "spese necessarie".




7. Libro IV, epist. 14, tomo I, Roma 1606.




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