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Pius PP. VI
Inscrutabile divinae

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Capitolo VI

1. Abbiamo quindi reputato non inutile, Venerabili Fratelli, parlarvi affettuosamente di queste cose, a conferma della vostra ottima volontà. Ma qualcosa di molto più grave esige un Nostro discorso, e addirittura chiede in abbondanza le Nostre lacrime: trattasi di quel morbo pestilenziale che la malvagità dei nostri tempi ha generato. Unanimi, riunendo tutte le nostre forze, apprestiamo la medicina necessaria affinché, per Nostra negligenza, tale peste non cresca nella Chiesa, fino a diventare incurabile. Sembra infatti che in questi giorni sovrastino quei "tempi pericolosi" che profetizzò l’Apostolo Paolo, nei quali "gli uomini ameranno se stessi, saranno tronfi di superbia, bestemmiatori, traditori, amanti dei piaceri più che di Dio, sempre in atto di imparare e non mai in grado di possedere la conoscenza della verità, non privi di una specie di religione, ma rifiutando di riconoscerne il valore, corrotti d’animo e assolutamente riprovevoli per quel che riguarda la fede".8

2. Questi si erigono a maestri "assolutamente menzogneri", come li chiama il principe degli Apostoli, Pietro, e introducono principi di perdizione; negano quel Dio che li riscattò, procurando a se stessi una celere rovina. Dicono di essere sapienti, e sono invece diventati stolti; oscurato e insipiente è il loro cuore.

3. Voi stessi, che siete stati posti quali scrutatori nella casa d’Israele, vedete chiaramente quanti trionfi consegua ovunque quella filosofia piena d’inganni, che sotto un nome onesto nasconde la propria empietà, e con quanta facilità tragga a sé ed alletti tanti popoli. Chi potrà dire dell’iniquità dei dogmi e degl’infami vagheggiamenti che tenta d’insinuare? Questi uomini, mentre vogliono far credere che cercano la sapienza, "poiché non la cercano nel modo giusto, cadranno"; inoltre "incorrono in errori così grandi, che non riescono nemmeno a disporre della sapienza comune".9 Arrivano addirittura al punto di dichiarare empiamente o che Dio non esiste, o che è ozioso e scioperato, che non si cura per niente di noi, e che non rivela nulla agli uomini. Perché non ci si debba meravigliare se qualcosa è santo o divino, blaterano che ciò è stato inventato ed escogitato dalla mente di uomini inesperti, preoccupati dell’inutile timore del futuro, allettati dalla vana speranza dell’immortalità.

4. Ma codesti sapienti truffatori addolciscono ed occultano l’immensa perversità dei loro dogmi con parole ed espressioni così allettanti, che i più deboli – che sono la maggioranza – come presi dall’esca, irretiti in modo penoso, o abiurano completamente la fede, o la lasciano vacillare in gran parte, mentre seguono qualche conclamata dottrina ed aprono gli occhi verso una falsa luce che è più dannosa delle stesse tenebre. Senza dubbio il nostro nemico, desideroso e capace di nuocere, come assunse le sembianze del serpente per ingannare i primi uomini, così armò le lingue di costoro, lingue certamente bugiarde, dalle quali il Profeta10 chiede che sia liberata l’anima sua: dal veleno di quella falsità che costituì l’arma per sedurre i fedeli. Così, costoro con le loro parole "s’insinuano umilmente, catturano dolcemente, discutono delicatamente e uccidono segretamente".11 Conseguentemente, quanta corruzione di costumi, quanta licenziosità nel pensare e nel parlare, quanta arroganza e temerità in ogni azione !




8. 2Tm 3,3-5.

9. Lattanzio, Divine istituzioni, lib. III, cap. 28, Parigi 1748.

10. Sal 119.

11. San Leone M., Serm. XVI, cap. 3.




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