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| Leo PP. XIII Militans Iesu IntraText CT - Lettura del testo |
1. Gli acerbissimi effetti di questa rea congiura tornano massimamente in pregiudizio del Romano Pontefice al quale, spogliato dei suoi legittimi diritti e intralciato in tanti modi nell’esercizio del suo eccelso ministero, si lascia, come per ischerno, niente altro che una sembianza di regale maestà. Pertanto, posti come Noi siamo al sommo della gerarchia cattolica e stretti dall’obbligo di governare la Chiesa universale, già da lungo tempo andiamo sperimentando, come più volte abbiamo dichiarato, quanto sia malagevole e disastrosa questa condizione a cui le vicende Ci hanno forzatamente ridotto. Non intendiamo elencarne qui ad uno ad uno i danni, ma ciò che va da più anni succedendo in questa Nostra Città è noto a tutti. Qui infatti, nel centro stesso della verità cattolica, si va oltraggiando la santità della religione, si vilipende la dignità della Sede Apostolica, e sovente la maestà del Pontefice è ingiuriata da uomini malvagi. Sono stati sottratti alla Nostra direzione parecchi istituti che lo zelo e la munificenza dei Nostri Predecessori avevano fondato e che avevano raccomandato alle vigili cure dei loro Successori; non si sono lasciate intatte nemmeno le sacre ragioni dell’Istituto cristiano di Propaganda, altamente benemerito non soltanto della religione, ma altresì della civiltà dei popoli; un Istituto al quale nei tempi andati nessuna forza nemica aveva mai osato recare alcuna offesa. Sono state chiuse o profanate non poche chiese cattoliche; moltiplicati i templi di rito eretico; accordata l’impunità di diffondere perverse dottrine con scritti e opere. Coloro che si sono impadroniti dello Stato si danno spesso da fare per varare leggi nocive alla Chiesa e alla cattolicità, e ciò fanno sotto gli occhi Nostri, che abbiamo da Dio il mandato di usare ogni possibile vigilanza, al fine di conservare incolumi gli interessi della cristianità e intatti i diritti della Chiesa. Senza alcun riguardo alla potestà d’insegnare, che è propria del Romano Pontefice, Ci vietano ogni ingerenza perfino nell’educazione della gioventù, e se Ci è permesso – ciò che non è interdetto a qualsiasi privato cittadino – di aprire scuole per la gioventù a Nostre spese, esse vengono assoggettate all’imperio e al controllo della legislazione civile.