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Simonetta Delle Donne
Croce di Cristo e Croce dell'uomo

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4. CRISTOLOGIA di GIOVANNI MOIOLI

 

4.1. Note sull’autore: GIOVANNI MOIOLI

Giovanni Moioli169 è nato a Vimercate (MI) nel 1931. Dopo gli studi nei seminari milanesi, si è laureato nel 1958 presso l’Università Gregoriana a Roma, con una tesi dal titolo Teologia della devozione bérulliana al Verbo Incarnato, pubblicata in estratto nel 1964. Dal 1962 ha insegnato Teologia sistematica e Teologia spirituale nel Seminario di Venegono e dal 1974 è stato ordinario della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, ove già insegnava dal 1969. È morto prematuramente nell’ottobre 1984.

 

4.2. linee generali dell’opera

Moioli propone una cristologia della singolarità di Gesù, dove proprio questa singolarità, intesa come storicità singolare e assoluta, consente di legittimare il sapere della fede, è la ragione della sua universale validità che ci manifesta la verità su Dio.

L’altro tema di fondo del volume è che il cristocentrismo della teologia moderna permette di superare la dicotomia tipica dell’Illuminismo che dissociava il Gesù della storia dal Cristo della fede.

Visto che l’incontro con Gesù è la struttura stessa dell’incontro cristiano con Dio che si qualifica cristologicamente, allora, secondo il pensiero di Moioli il cristocentrismo deve essere un obiettivo da raggiungere per cogliere appieno la centralità di Cristo, così la sua individualità umana storica acquista valore universale, definitivo, per l’uomo-nella-storia per fondare in lui la comprensione di tutta la realtà.

La teologia cristocentrica oggi ha modelli illustri, quali Mersch, Theillard de Chardin, von Balthasar, Rahner, Culmann, Pannenberg.

La sezione seconda (della seconda parte) che comprende tre capitoli condensa le riflessioni principali dello studio: partendo da Gesù, mediatore di salvezza esaminato nello schema delle tre prerogative di profeta, re e sacerdote, Maoioli analizza il significato salvifico della morte del Cristo, infine, evidenziate le principali implicazioni cristologiche della mediazione pasquale di Gesù, rielaborando tre temi fondamentali della riflessione teologica (libertà-carne-cuore di Cristo).

Il momento pasquale di Gesù è il momento operativo per eccellenza della salvezza, esso dice la verità sull’esistenza pre-pasquale e la conferma nella sua validità normativa per il credente.

E proprio nella Pasqua si manifesta l’unicità del rapporto filiale di Gesù con Dio, ma anche la sua solidarietà con l’uomo.

L’effetto pasquale è il dono dello Spirito che significa remissione dei peccato, nuova alleanza e nuova creazione.

Dire Gesù non è dire l’umano perché la sua singolarità storica presenta una eccedenza che consiste nell’unione ipostatica. Ma dire Gesù non è uscire dall’umano, bensì indicare l’umano realizzato, aperto a Dio, obbediente a lui, come la figura del giusto e del servo di Jahvè: quindi nello studiare l’umano di Gesù non si può però mai dimenticare il divino.

La terza sezione è incentrata sul mistero dell’unità di Gesù Cristo che rappresenta un tema centrale nella riflessione critsologica.

La quarta sezione tratta invece la questione critica bultmanniana con un’analisi suddivisa in tre capitoli sullo schema triadico così formato da ”Kenosi”, “Risurrezione-Esaltazione”, “Preesistenza”.

Moioli conclude il suo trattato di cristologia con una sintesi delle prospettive di studio ed approfondimento in campo teologico-cristologico accogliendo infine il “principio dell’affermazione teistica dell’uomo”.

 

4.3. AFFERMAZIONI DELL’OPERA SUL TEMA DELLA TESI

Gesù è un personaggio storico, situato nella storia entro coordinate spazio-temporali e culturali170: così Cristo sperimenta la finitudine umana171 arrivando a mescolarsi con gli uomini fino ad essere considerato un personaggio scomodo, addirittura un pazzo e un rivoluzionario172.

Ma Cristo é anche un uomo singolare173, in cui non si compiono soltanto le “mediazioni e le presenze salvifiche” del popolo eletto, ma anche quelle che erano salvifiche sin dal principio: Gesù, infatti, è il “mediatore storico” di salvezza e non solo l’ “intermediario ontologico-cosmico” (1Tm 2,5; Eb 8,6; 9,15; 12,24)174.

 

Gesù è l’ultimo, come colui che conduce all’unità e rappresenta l’unità e la perfezione delle presenze e degli interventi salvifici che lo hanno preceduto…..Mediatore della Nuova Alleanza, indistruttibile ed insuperabile, egli è colui che la introduce con dei gesti che sono…compiuti una sola vota e una volta per tutte. Sono infatti «perfetti» e conducono a «perfezione» …ciò che nella prima Alleanza, definitivamente superata, era stato semplicemente iniziato e fiigurato.”175

 

Appartiene certamente alla fede cristiana confessare la definitività di Gesù: cioè il suo carattere di avvenimento unico ed assoluto…L’affermazione della definitività, assolutezza, normatività, universalità di Gesù come definitività di rivelazione, porta evidentemente sulla definizione cristiana di verità: una verità che è il mistero stesso di Dio il quale si come avvenimento storico, libero, in Gesù.”176

 

Visto che solo i vangeli sono autentiche cristologie il passarli in rassegna é un passaggio obbligato per approfondire il tema in oggetto: così Marco sottolinea il trionfo su Satana, Matteo scrive il vangelo più ecclesiastico, Luca ci presenta il Cristo come salvatore misericordioso177, Giovanni ci parla di Gesù come il rivelatore assoluto e definitivo del Padre178. Nei testi scritti da Giovanni è chiara l’insistenza del concetto dell’ ”ora” cioè del tempo della passione-glorificazione come tempo per antonomasia, l’intera vita di Gesù è concentrata in quel momento179.

Il mistero dell’incarnazione è il centro della testimonianza biblica e della professione di fede cristiana, rappresenta infatti l’apice e il compimento assoluto della storia della salvezza180.

Dio è come un padre che la possibilità ai figli di allontanarsi da lui fruendo di una libertà che li può anche portare molto lontano e comunque li aspetta sempre sulla via del ritorno per fare festa181.

Croce e risurrezione sono avvenimenti trinitari, perché atti di Dio, del Figlio e dello Spirito182. Il volto tripersonale di Dio che si rivela nella croce-risurrezione di Cristo, supera l’ordine puramente soteriologico183. Egli era presso Dio poi discende per divenire carne e per mettersi sulle strade dell’uomo. Nell’incarnazione è Dio in persona a parlare di sé all’uomo e a mostrargli la via sulla quale è possibile raggiungerlo.

La risurrezione di Cristo crocifisso, risposta esauriente di Dio alle attese universali dell’uomo, è il fondamento della fede cristiana perché è credendo nella resurrezione dei morti che i cristiani sono tali, come asseriva anche Tertulliano intorno al 210184.

Pasqua e morte di Cristo sono concetti che sin dall’inizio appaiono strettamente connessi tanto che ai primi cristiani il termine stesso di Pascha apparve come proveniente da quello di passio e indicasse la passione di Gesù.

 

* * * * *

 

La morte cruenta di Cristo ci induce ad una riflessione anche sul senso redentivo del sangue di Cristo185.

 

“Il sangue «espia» in quanto ha in sé la vita, è qualcosa di divino: esso significa il ritorno di Dio tra il suo popolo; è la riconsacrazione del popolo a Dio. È vero che, talvolta, «espiare» significa «rendere propizio», «placare Dio»: ma allora il verbo ha un senso di «preghiera». È la preghiera che «placa» Dio. Invece è Dio che «espia» il peccato (cioè purifica) e torna a mostrarsi al suo popolo186

 

In ogni tempo il sangue porta con sé una carica di mistero che travalica le singole concezioni religiose legate ai vari gruppi etnici e spesso diventa oggetto e soggetto di molte celebrazioni liturgiche

In particolare, nella Bibbia il sangue, nella sua dimensione misteriosa, è sede della vita che è dono divino: quindi è riservato un trattamento particolare agli animali offerti in sacrificio; anche quando vengono descritte scene diverse che comunque sono correlate al sangue187.

Il sangue è il protagonista dei vari riti dell’Antico Testamento, primo fra tutti la pasqua ebraica descritta nel Libro dell’Esodo, ove si racconta che al tempo della schiavitù in Egitto, l’aspersione dello stipite con sangue d’agnello protegge le famiglie ebraiche dal lutto del primogenito.

A differenza del mondo greco in cui con il termine sangue si intendeva la generazione o l’emotività umana, i Giudei lo utilizzano soprattutto quando parlano di vite perdute o sacrificate per fini specifici: l’uso cultuale del sangue investe tutti i momenti fondanti della storia del rapporto con Dio e tutte le principali celebrazioni liturgiche: così si va’ da un rito cruento per suggellare l’alleanza con Jahve (Es 24, 3-8), agli olocausti, ai riti di espiazione ( Lev.17,11) e ai riti di consacrazione (Es.29,20 e 43,20)188.

Il sangue si carica in tutte le epoche di significati magici, richiami mistici, miracolistici, farmacologici e alchimistici. Alcuni secoli fa’ l’Occidente viveva immerso ancora in una cultura in cui il sangue segnava dalla nascita alla morte ogni attività quotidiana dell’uomo e la tradizione riconosce proprio nei secoli cinque-sei e settecento un accentuazione di questa dedizione al sangue divino di Gesù189.

Morte e vita si intrecciano nella storia umana sin dal principio, infatti, si può rintracciare questo legame indissolubile al momento della cacciata dal paradiso terrestre nel Libro della Genesi ove per alcuni studiosi è indiscussa la correlazione tra morte e attività generativa190.

Nel Nuovo Testamento le lettere di Paolo sono ricche di riferimenti a Gesù che è l’Agnello il cui sangue viene sparso in sacrificio, sulla croce, per la salvezza di tutta l’umanità (Eb. 9,13), al sangue che ricopre Gesù sulla croce come in un rito espiatorio del passato (Rom. 3,25): l'Apostolo delle genti insiste sempre sul significato redentivo del sangue del Cristo, grazie al quale siamo stati giustificati (Rom. 5, 9) e acquistati a Dio. Nella Lettera agli Ebrei, poi, la celebrazione in cui il sacerdote entra nel santo dei santi viene vista come la prefigurazione di Gesù che entra nei cieli per conquistare la nostra salvezza (Eb 9, 1-14). Sempre in questa lettera si parla dei peccatori che per mezzo del suo sangue possono accedere a Dio (Eb.10, 19) e far parte del suo gregge (Eb. 13, 20)191. Come Paolo anche Giovanni è molto esplicito ed assegna al sangue di Cristo grande importanza nella storia della salvezza dell’umanità in special modo nell’Apocalisse dove il sangue lava dai peccati (Ap.1, 5 e 7, 14) e riscatta per Dio. Nelle pagine del vangelo invece, quando descrive la morte cruenta del Cristo l’Apostolo prediletto menziona l’acqua e il sangue che escono dal costato di Gesù crocifisso (Gv. 19, 31-37), che rappresentano il duplice amore di Dio e che continuano nei secoli a vivificare la Chiesa: infatti, l’acqua, cioè lo Spirito Santo, disseta e fa’ rinascere, mentre il sangue viene distribuito mediante l’Eucarestia192. Partecipare all’Eucarestia inoltre ci prepara quotidianamente all’incontro con la morte, in quanto in Essa celebriamo anche la nostra morte e la offriamo quotidianamente a Dio Padre193.     Nelle celebrazioni cristiane Sacrificio e Parola sono strettamente connessi, indissolubili ed entrambi realizzano la presenza continuativa del Cristo nella Chiesa. La Parola: come il quarto carme del servo di Jahve (Is 52, 13-15 e 53, 1-12), alcuni passi della lettera agli Ebrei (4, 14-16 e 5, 7-9) ed infine il racconto della passione nel quarto vangelo (Gv 18 e 19)194. Il Sacrificio di Gesù incarna ancor più l’iniziativa di Dio e l’impegno del popolo, è il segno reale del patto, ove risulta dominante l’elemento del sangue, che è simbolo di vita e serve a suggellare il patto195.

 

* * * * *

 

Dio è stato così libero da consegnare ai peccatori addirittura la propria libertà196. Gesù propone l’amore non come una delle possibili vie della libertà, ma l’unica, la vera via maestra della libertà filiale197.

Gli interlocutori di Gesù pensano alla libertà in termini soprattutto esteriori, appoggiandosi con fierezza al privilegio di essere il popolo dell'Alleanza: “Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno”. A Gesù preme attirare la loro attenzione su un'altra libertà, più fondamentale, minacciata non tanto dall'esterno, quanto dalle insidie presenti nel cuore stesso dell'uomo. Chi è oppresso dalla potenza dominatrice e rovinosa del peccato non può accogliere il messaggio di Gesù, anzi la sua persona, unica fonte di vera libertà: “Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero”. Solo il Figlio di Dio, infatti, comunicando la sua vita divina, può rendere gli uomini partecipi della sua libertà filiale.

L’universo creato verrà liberato dalle condizioni di decadimento; la morte, il pianto, il lutto e il dolore non esisteranno più; il vecchio ordine verrà spazzato via; che cosa comporti tale nuova creazione è al di di ogni immaginazione, ma l’autore dell’Apocalisse è sicuro che Dio sarà al centro di tutto: “Amen. Vieni Signore Gesù.” (Ap  22, 20)198.

Cristo risuscitato è uscito dal sepolcro totalmente libero da ogni legame o schiavitù terrena, libero da tutto ciò che aveva una qualche relazione con la morte, a differenza di Lazzaro, che, invece, uscendo dalla tomba aveva ancora il volto bendato e mani e piedi legati199.

Frequentemente nel Nuovo Testamento si indica Gesù usando il titolo di “Salvatore”, prerogativa propria di Dio, nel senso di “liberatore del suo popolo200

 

“I contorni e contenuti di codesta «liberazione per l’acquisto» , la cui iniziativa è nella libertà di Dio ed il cui protagonista ultimo rimane ancora Dio, nel Cristo Gesù, vanno dunque ritrovati totalmente entro il contesto dell’alleanza. L’uomo non entra nella Alleanza se non mediante una «liberazione», se non perché ed in quanto viene «liberato». È l’Alleanza, in Cristo Gesù, che è definitivamente «liberatrice»: in quanto «libera» l’uomo da ciò che è e non può essere «libertà»; e lo pone invece nella «libertà» autentica.”201

 

Il Nuovo Testamento usa la categoria della redenzione-riscatto202. Le metafore dello schiavo e del riscatto hanno l’unico fine di esaltare il valore della libertà203.

Premessa e punto di partenza di ogni discorso sulla fede cristiana è la sua struttura dialogica: Dio e l’uomo, due persone, due libertà entrano in comunicazione.

Gesù è l’uomo nuovo che non può essere sconfitto neppure dalla morte e dall’odio degli uomini. Il Risorto dona il Suo Spirito ai discepoli affinché vivano come creature nuove. Il messaggio di Cristo è il messaggio della libertà e della vera vita: così chi lo ascolta e lo accoglie non sarà più prigioniero delle vecchie abitudini, del male e della morte.

Gesù non ha soltanto vinto la morte, ma anche la paura della morte, quell’angoscia che caratterizza l’uomo di fronte all’inevitabile, descritta mirabilmente nei vangeli ad esempio nell’episodio della tempesta sul lago (Mc 4, 35-41)204. Delitto di Stato o condanna religiosa Cristo muore ucciso, si consegna liberamente e comunque si tratta di una morte illuminata dall’imminente risurrezione205.

In questa fede si sviluppa la speranza per cui qualsiasi tentativo umano di liberazione, personale o collettivo, è onorato e consacrato nella sua positività eterna, come veicolo profetico che tiene desta un'attesa di totalità che si manifesterà alla fine della storia. “È giunta l'ora. Padre, glorifica il figlio tuo, come il figlio tuo ha glorificato te”.

Questa speranza escatologica genera un'attività che tende all'incontro con ogni presenza umana e affaccia ad ogni morte, cioè ad ogni termine, la misericordiosa vittoria del bene. (Per chi é battezzato secondo la mistica paolina è inevitabile l'associazione alla morte e alla risurrezione di Cristo, Gal 2, 19 e Rom 6, 3-11.)

Giovanni Paolo II scrive che la Redenzione suscita una nuova creazione, cioè la riscoperta dell’uomo come persona, creata da Dio maschio e femmina, la riscoperta nella loro verità di tutte le opere dell’uomo, della cultura e della civiltà, di tutte le sue conquiste e le sue azioni creative206.

E con Cristo Risorto si scopre il Signore della gloria (1Cor 2,8), perché primogenito tra i morti (Col 1, 18) con una signoria che si estende ogni dove: in terra, in cielo, negli inferi (Fil 2,10)207.

 

“Ciò che noi chiamiamo «libertà» come espressione consapevole e dominata della persona, si riscontra senza difficoltà nella presentazione neotestamentaria di Gesù. Si tratta anzitutto di quell’atteggiamento fondamentale di riferimento radicale di Gesù a Dio, il Padre, che il N.T. esprime frequentemente con il termine di «obbedienza»: che in Giovanni viene collegato e forse identificato con l’«agape» di Gesù verso il padre (14,31; 15,10) e che particolarmente in Ebrei viene assunto nella grande tematica sacrificale…Ci muoviamo sempre nella direzione della passione: si tratta di far propria, di assumere in proprio una «volontà». e quindi una elezione-missione o una figura di «figlio di Dio» e di «servo» che è appunto quella che coerentemente è giunto alla morte di croce…….Questa scelta, o questa appropriazione consapevole di una missione e di un «destino», non si consuma in un’interiorità isolata, per quanto profonda. Si realizza e quindi si esprime in un contesto pubblico: agendovi e reagendovi, sino ad essere completamente respinto. …È evidentemente difficile ridurre una «libertà» cosiffatta, che ha delle ragioni e delle motivazioni così profonde, alla scelta pro o contro determinate forze politiche o determinate categorie sociali. La sua capacità «contestativa», innegabile peraltro, nasce da sorgenti più profonde, segue il criterio dell’Alleanza e del Regno, e si sviluppa secondo uno stile ed una logica che, per usare una prospettiva di Paolo, risponde alla «stoltezza sapiente» ed alla «impotenza potente» di Dio e fa coincidere pertanto l’essere «sovrano» con l’essere «servo»: non difendendo ad oltranza, come un assoluto, la propria vita, ma esponendola e dandola……Letta sullo sfondo del singolarissimo modo con cui Gesù è «il Figlio» nei confronti del Dio d’Israele, la libertà-obbedienza di lui fa intuire facilmente una dimensione di «mistero». Ed è ciò che Giovanni particolarmente vuole esprimere sottolineando come l’ubbidienza di Gesù, per la quale egli dona la vita ed è «amato» e della propria vita per gli uomini...”208

 

La libertà del Cristo non è altro che la sua “autodeterminazione obbedienziale” a Dio Padre209.

Si tratta quindi anche in questo caso di una riprova del fatto che Gesù è un uomo unico e singolare.

 

Dire «uomo» e «umano» non può assolutamente essere equivalente a dire «Gesù»: non solo perché «Gesù» è nome di un’individualità concreta, ma perché la sua individualità umana è assunta nella «figura» assolutamente eccedente l’umano, che è la figura del Figlio unico. D’altra parte, dire «Gesù» non è uscire dall’umano: non perché siamo semplicemente al suo caso-limite, ma perché siamo ad una determinazione - «l’ultima» - non-contraddittoria della caratteristica dell’umano, di essere «aperto» al mistero di Dio. In termini scolastici si parla di «obbedienzialità».”210

 

 

La conversione culmina in una decisione libera e consapevole di rottura totale col peccato e di ritorno incondizionato all’amore di Dio: si tratta di una decisione radicale e coinvolgente che rovescia il precedente orientamento peccaminoso della vita e restituisce il convertito a se stesso e a Dio. E’ una vera scelta di fondo, opposta a quella del peccato e totalmente aperta all’amore di Dio: una scelta di antipeccato.

Così l'amore è possibile anche col nemico, col tiranno, per la carità dell'Ultimo e per l'Ultimo, come passione di offerta al Divino, anche quando essa non è consapevole, di tutte le fatiche umane.

Conversione significa lasciarsi raggiungere da Dio; significa non temerlo più, fargli posto, permettergli di fare Sua la nostra umanità per realizzare in noi il Suo Regno vicinissimo ma non ancora di questo mondo.




169 Molte sue pubblicazioni sono apparse su La Scuola Cattolica e Teologia; la sua bio-bibliografia può essere rintracciata in Teologia 10 (1985) 3-22.

Si segnalano anche questi volumi:

La direzione spirituale oggi , Ancora, 1998

La Parola della Croce , Ed. Viboldone, 1985



170 Cfr.Moioli G., Cristologia, Milano, Glossa, 19952, pagg.238-242; Masetti N., Orientamenti di teologia, Leumann, ed. Elle Di Ci, 19911, pagg.137-143; Küng H., 20 tesi sull’essere cristiani….., Milano, Mondadori A.,  19901, pag.27: “A quel Cristo che non è un principio qualsiasi né un’intenzionalità né un atteggiamento né l’esito di un processo evolutivo. Ma che è, al contrario, una persona ben determinata, inconfondibile e insostituibile, con un nome ben preciso.”.



171 Cfr.Forte B., Gesù di Nazaret, Simbolica ecclesiale vol.3, Cinisello Balsamo, San Paolo, 19978, pag.326.



172 Cfr.Ardusso F., Gesù Cristo, Cinisello Balsamo, San Paolo, 19963, pag.49.



173 Cfr.Ratzinger J., Introduzione al cristianesimo, Brescia, Queriniana, 19745, pagg.185-193AA.VV., La Verità vi farà liberi, catechismo degli adulti, a cura della Conferenza Episcopale Italiana, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 19951, pagg.118-120.



174 Cfr.Moioli G., Cristologia, Milano, Glossa, 19952, pagg.47 e 108-150; Rivellino B., Gesù crocifisso è risorto, Cinisello Balsamo, San Paolo, 19991, pag.: “La vita di Gesù, il suo insegnamento, le sue opere e soprattutto la sua risurrezione da morte costituiscono già di per sé il cherigma, la proclamazione decisiva e fondamentale del vangelo.”.



175 Moioli G., Cristologia, Milano, Glossa, 19952, pag.93.



176 Moioli G., Cristologia, Milano, Glossa, 19952, pag.102.



177 Cfr.Bouyer L., Il Figlio eterno, Alba, Paoline, 19771, pagg.221-222: “Il Figlio…è come la presenza nel nostro mondo dell’agape del Padre……questo stesso Gesù che si identifica col Figlio dell’uomo… qui sulla terra nel nostro tempo si rivela come il Servo.. Così il nostro giudice comincia ad essere il nostro salvatore, e il nostro giudizio …..non sarà altro che il risultato dell’accoglienza riservata oggi al salvatore umiliato e….all’amore che distrugge il nostro peccato lasciandosi distruggere da esso.”.



178 Cfr.Leon-Dufour X.,.”Gesù Cristo”, in AA.VV., Dizionario di Teologia Biblica, a cura di Leon-Dufour X.,. Assisi (PG), Marietti, 19765, pagg.462-463.



179 Cfr.Moioli G., Cristologia, Milano, Glossa, 19952, pag.94; anche Flanagan N., Vangelo secondo Giovanni e lettere, Brescia, Queriniana, 19911, pagg.80-83.



180 Cfr.Amato A., Gesù il Signore, Corso di Teologia Sistematica vol.4, Bologna, EDB, 19995, pagg.387-391.



181 Cfr.Amato A., Gesù il Signore, Corso di Teologia Sistematica vol.4, Bologna, EDB, 19995, pagg.178.



182 Cfr.Moioli G., Cristologia, Milano, Glossa, 19952, pagg.317-318.



183 Cfr.Bordoni M., Gesù di Nazaret, Brescia, Queriniana, 19953, pag.60.



184 Cfr.Bordoni M., Gesù di Nazaret, Brescia, Queriniana, 19953, pag.70.



185 Cfr.Bordoni M., Gesù di Nazaret, Brescia, Queriniana, 19953, pag.390-391.



186 Moioli G., Cristologia, Milano, Glossa, 19952, pag.157.



187 Cfr.Cocagnac M., I simboli biblici (percorsi spirituali), Bologna, EDB, 19931, pagg.329-337; Calimani R., Gesù ebreo, Milano, Mondadori, 19981, pag.282.



188 Cfr.Spicq C.Grelot P., “Sangue”, in AA.VV., Dizionario di Teologia Biblica, a cura di Leon-Dufour X.,. Assisi, Marietti, 19765, 1140-1144; Penna R., I ritratti originali di Gesù il Cristo, Cinisello Balsamo, San Paolo, 19991, pagg.147-148



189 Cfr.Camporesi P., Il sugo della vita, Milano, ed. Mondadori, 19881, cap.III.



190 Cfr.Galbiati E – Piazza A., Pagine difficili della Bibbia, Milano, Editrice Massimo, 19855, pagg.149-151.



191 Cfr.Moioli G., Cristologia, Milano, Glossa, 19952, pagg.131-139.



192 Cfr.Spicq C.Grelot P., “Sangue”, in AA.VV., Dizionario di Teologia Biblica, a cura di Leon-Dufour X.,. Assisi, Marietti, 19765, 1140-1144.



193 Cfr.Cantalamessa R., Sorella morte, Milano, Ancora, 19922, pag.67.



194 Cfr.Amato A., Gesù il Signore, Corso di Teologia Sistematica vol.4, Bologna, EDB, 19995, pagg.127-136.



195 Cfr.Sodi M, “Celebrazione”, in AA.VV., Nuovo Dizionario di Liturgia, a cura di Sartore D. – Triacca A.M., Cinisello Balsamo, Paoline, 19935, pagg.220-222; Bergamini A., “Triduo pasquale”, in AA.VV., Nuovo Dizionario di Liturgia, a cura di Sartore D. – Triacca A.M., Cinisello Balsamo, Paoline, 19935, pagg.1433-1434.



196 Cfr.Forte B., Gesù di Nazaret, Simbolica ecclesiale vol.3, Cinisello Balsamo, San Paolo, 19978, pag.256.



197 Cfr.Bordoni M., Gesù di Nazaret, Brescia, Queriniana, 19953, pag.82; Kasper  W., Il Dio di Gesù Cristo, Brescia, Queriniana, 19841, pag.265: “Se Dio si manifesta come l’amante in libertà e la libertà nell’amore, e se la croce dev’essere l’autorivelazione escatologica di Dio, egli sarà in se stesso libertà nell’amore e amore nella libertà. Soltanto se è in se stesso amore, Dio può manifestarsi in modo escatologico-definitivo come tale.”.



198 Cfr.Amato A., Gesù il Signore, Corso di Teologia Sistematica vol.4, Bologna, EDB, 19995, pagg.553-555.



199 Cfr.Bordoni M., Gesù di Nazaret, Brescia, Queriniana, 19953, pag.231.



200 Cfr.Porro C., Gesù il Salvatore, Bologna, EDB, 19911, pag.183; confronta con Jeremias J., “La predicazione di Gesù”, in Teologia del nuovo testamento, vol.1, Brescia, PAIDEIA, 19762, pagg.285-293.



201 Moioli G., Cristologia, Milano, Glossa, 19952, pag.159.



202 Cfr.Amato A., Gesù il Signore, Corso di Teologia Sistematica vol.4, Bologna, EDB, 19995, pagg 521-522 e 552-553.



203 Cfr.Penna R., I ritratti originali di Gesù il Cristo, Cinisello Balsamo, San Paolo, 19991, pagg.140 e 145-146.



204 Cfr.Bonora A., “Morte”, in AA.VV., Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, a cura di Girlanda A.-Ravasi G.-Rossano P., Cinisello Balsamo, San Paolo, 19966, pag.1019.



205 Cfr.AA.VV., Non di solo pane, Il catechismo dei giovani, Roma, CEI, 19791, pagg.136-150.



206 Cfr.Giovanni Paolo II, Dono e Ministero, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 19961, pag.92.



207 Cfr.Moioli G., Cristologia, Milano, Glossa, 19952, pagg.193-194; Maggioni B., Il racconto di Matteo, Assisi, Cittadella ed., 19966, pag. 369: “Questa «signoria universale» del Signore risorto è la radice da cui scaturisce l’universalità della missione.”.



208 Moioli G., Cristologia, Milano, Glossa, 19952, pagg.233-234.



209 Cfr.Amato A., Gesù il Signore, Corso di Teologia Sistematica vol.4, Bologna, EDB, 19995, pag.497.



210 Moioli G., Cristologia, Milano, Glossa, 19952, pag.250.






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