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Simonetta Delle Donne
Croce di Cristo e Croce dell'uomo

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6. Confronto delle posizioni trattate con la teologia della croce di Jürgen Moltmann

 

Queste opere dimostrano che l’interesse della cristologia contemporanea italiana per i temi trattati da Moltmann nel suo libro più famoso continuano ad essere oggetto di grande interesse, infatti tutti e cinque gli autori hanno raccolto la sfida del teologo tedesco e hanno offerto con sensibilità e accenti diversi una ripresentazione della figura di Gesù, compiendo una sintesi difficile, ma necessaria, tra l’immagine di Dio, servo mite e ubbidiente, sconfitto e ucciso dall’uomo con lo strumento infame della croce e l’immagine di Dio glorioso, liberatore, salvatore trionfante di tutta l’umanità, che riabilita l’uomo e lo rende degno della filiazione divina.

 

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Ardusso parla di Gesù risorto che libera l’uomo da peccato-legge-morte e lo riabilita come Figlio di Dio, parla di un Messia sofferente rifiutato dagli Ebrei come Figlio di Dio e di una fede cristiana che non è astratta, perché il suo contenuto è la persona e la buona novella di Gesù.

Ardusso parla dell’umanità di Cristo, caratterizzata dalla potenza di Dio che salva l’uomo, e del rapporto che lega le due persone della SS.Trinità, il Padre e il Figlio, grazie ad una relazione alla pari, unica e irripetibile, molto intima e profonda, fatta di fiducia totale e piena consapevolezza: in cui Gesù svolge il ruolo di destinatario e il mediatore  della conoscenza paterna.

 

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Nell’opera di Dianich, Cristo è il Dio che si è incarnato per vivere accanto all’uomo l’esperienza stessa dell’uomo, è un dio emarginato che sperimenta il dolore morale, che vive il dramma umano di chi viene investito di una missione dall’alto, ma è incompreso dai potenti, abbandonato dagli amici e accetta il martirio, per non tradire il mandato.

Cristo, però, è anche l’uomo libero e proprio questa libertà gli la capacità di liberare tutta l’umanità soggiogata, sia i ricchi che i poveri, ma non nello stesso modo, secondo quanto afferma Moltmann. Così riabilita anche le donne, vere e proprie emarginate al tempo di Gesù, a lui vicine nella vita terrena e nella morte e addirittura investite come prime annunciatrici della risurrezione. Per Dianich Gesù libera anche e soprattutto dalla legge, che schiavizza l’uomo perché illustra la via del bene e del male, ma non gli dona la «forma» di scegliere il bene.

 

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Il Cristo raffigurato da Forte è un uomo che ha sofferto nella carne come un uomo qualsiasi, ma come Dio ha sofferto in modo unico ed irripetibile, perché il dolore maggiore gli è stato causato dall’abbandono del Padre, con cui era vissuto in comunione continua e incessante fino all’esperienza della croce

Per Forte, comunque, tutte e tre le persone della Trinità si piegano verso l’uomo: il Figlio solidale con l’uomo, muore come lui; il Padre vive l’esperienza dell’abbandono del Figlio pur rimanendo accanto a Lui, come è sempre accanto ad ogni sofferente; lo Spirito Santo è donato e consegnato a ogni uomo per consolarlo

La libertà di Gesù, poi, viene letta alla luce della sua opzione fondamentale di obbedienza al Padre e di abnegazione di sé (che si può tradurre come alienazione nella mistica di Moltmann), libero nell’amore, nella più totale dedizione a Dio, grazie alla quale ogni cosa acquista la sua giusta dimensione relativa. La sua libertà è libertà nel suo stile di vita di povero-beato e nel rapporto con il suo ambiente, distante dal potere-schiavitù in campo sociale, politico e religioso. Così incarna la Parola annunciata nelle beatitudini e accoglie gli emarginati (donne comprese), cioè i «senza-Dio» secondo Moltmann.  

Così anche il cristianesimo non può tradursi in un esclusivo rapporto intimistico fra l’anima e Dio, ma deve diventare un’azione esplicita, una sequela attiva (come afferma il teologo sassone) un impegno concreto di aiuto dato dall’uomo all’uomo sostenuto dalla speranza. Si tratta di una via obbligatoria per la credibilità della fede cristiana che necessità anche di visibilità.

Forte è, poi, l’unico teologo che mette in rilievo il ruolo dei credenti riuniti in comunità. La Chiesa comprende che Gesù rivela il volto del Padre, un Dio che è libertà e che pertanto è anche amore. Questa scoperta esige un profondo cambiamento nella Chiesa stessa, soprattutto nel senso di una più profonda e radicale obbedienza alla Parola di Dio per diventare più libera, cioè meno condizionata dal potere, e soprattutto più povera cioè disponibile a servire il prossimo per aiutare l’uomo a portare le proprie croci: come sottolinea Moltmann, Chiesa che nasce da una storia terrena e che proclama la liberazione di tutta l’umanità. (E i sacramenti si inseriscono in questo contesto ecclesiale in quanto tutti sono orientati verso l’Eucarestia, luogo denso della presenza di Cristo, in cui lo Spirito Santo rende presente Gesù morto e risorto e nutre e vivifica la Chiesa.)

Nello spiegare i mutamenti necessari nella Chiesa per diventare più libera e vera, Forte propone a ogni fedele e alla Chiesa stessa un modello diverso dal Cristo: cioè, Maria, la prima cristiana, perennemente accogliente, sia nei confronti della Parola, sia nei confronti dello Spirito.

 

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Per Moioli che abbraccia le tesi di Mersch, nel mistero trinitario è svelata l’esperienza straordinariamente umana del Cristo, Figlio di Dio, che come «Christus totus» è unico, concreto e trascendente.

La logica e lo stile del discepolo di Cristo e della Chiesa tutta discendono dalla testimonianza di Gesù, re e servo insieme, (cioè dio dei ricchi e dio dei poveri, secondo la lettura di Moltmann) che si dimostra ubbidiente a Dio Padre sino alla morte infamante della croce; Cristo, infatti, ha sperimentato le croci umane fuorché il peccato, perché ne era libero (cioè distante) in quanto principio di una nuova consostanzialità (non peccatrice) fondata sullo Spirito, che consente anche all’uomo di essere un uomo diverso, più consapevole delle proprie miserie, secondo Moltmann.

Inoltre Moioli afferma che Dio, per liberare l’uomo da ogni sua finitudine, «usa» la morte redentrice di Gesù (liberamente accettata per obbedienza), così l’uomo, posto nella libertà autentica, può entrare nuovamente nell’Alleanza: infatti, anche se l’uomo continua a vivere in un mondo disumanizzato, la sofferenza di Cristo lo rialza alla dignità di controparte nel patto, alla luce di quanto affermato anche da Moltmann.

 

 

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Per Serenthà, solo un Dio sofferente poteva aiutare l’uomo sofferente, essergli vicino e condividerne l’esperienza: così l’amore per l’umanità ha ridotto Dio all’impotenza della morte infame sulla croce e per dirla con le parole di Moltmann, la sofferenza ha vinto la sofferenza.

Così alla luce della Croce di Cristo ogni croce umana assume significato, sebbene non sempre ciò sia esplicito e chiaro per l’uomo. Poiché il dolore non garantisce di per sé la salvezza (come conferma il teologo tedesco) non si deve mai ricercare, piuttosto sopportarlo, combatterlo, comprenderlo e soprattutto imitare Cristo che l’ha liberamente accettato. La sofferenza dell’uomo, comunque, è correlata alla sua limitatezza umana e al suo peccato, in particolare al peccato originale, quindi l’uomo vive un’esperienza di libertà parziale e in Gesù riconosce il proprio Salvatore-Liberatore. (L’autore, citando alcuni famosi testi paolini, sottolinea la compartecipazione del discepolo alle sofferenze di Cristo, anzi, il completamento nella propria carne dei patimenti di Gesù: tutto per l’edificazione e il rafforzamento del Corpo di Cristo, cioè la Chiesa.)  

L’autore sottolinea la necessità dell’impegno, della responsabilizzazione, del servizio al prossimo, perché solo dando la vita per gli altri (cioè alienandosi, secondo Moltmann), si consegue la salvezza propria e dei fratelli. Il dolore spesso è conseguenza del peccato e uno dei modi per combattere il peccato è proprio aiutare i sofferenti a vivere la loro esperienza di dolore. Ciò è possibile anche con l’ausilio e il sostegno dello Spirito Consolatore (Spirito consolatore degli afflitti che è anche Spirito di vita) che Cristo ha effuso come dono all’umanità, dopo la resurrezione, aiuta l’uomo a vivere i momenti di sofferenza, «rinforzandolo» con le virtù teologali, fede-speranza-carità, inspirandolo nella preghiera e durante la lettura della Parola di Dio, che è parola ispirata

Serenthà dedica anche alcune pagine al sacramento dell’Eucarestia, soprattutto come segno commemorativo e come segno dimostrativo. Pur riconoscendo l’importanza di tutti i sacramenti, che differentemente ripropongono il mistero di Cristo e della Sua Pasqua, l’Eucarestia è il Verbo che si è fatto nutrimento dell’uomo per aiutarlo a vivere il presente, cioè  quel tempo umano, caratterizzato anche dalla sofferenza, che intercorre tra il «già» dell’avvenuta morte-risurrezione di Gesù e il «non-ancora» del compimento del Regno di Dio. Questo è quindi il tempo dell’oggi che Moltmann invita a vivere appieno umanizzando la storia.

 

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Tutti questi autori  raccolgono la sfida di Moltmann e scoprono il vero volto di Cristo: l’uomo dei dolori che con la Parola di Dio libera l’umanità da tutte le sue schiavitù; il Crocifisso, che non è l’alibi dei potenti per continuare a perpetrare violenze e soprusi, ma è il mezzo con cui Dio si abbassa fino all’uomo e lo alza fino al cielo, donandogli una nuova umanità.

Allora l’uomo può e deve impegnarsi oggi davvero, attuando una sequela attiva del Maestro, che deve tradursi necessariamente in atti quotidiani concreti per migliorare la vita propria e altrui, nel tempo del Regno di Dio, che è già incominciato con la risurrezione di Gesù, ma che è in divenire e sta compiendosi e perfezionandosi insieme.

Solo in questo modo, donandosi completamente, l’uomo diventa totalmente povero, e sperimenta così l’abbandono provato da Cristo nella cosiddetta kenosi, indicata anche come «discesa agli inferi».

La creatura «impara» così ad accogliere Dio-Creatore-Padre, cioè anche la sua libertà, la sua riconciliazione, la sua restaurazione, la sua guarigione: tutti quei doni che possono essere accolti solo in libertà e modificano l’uomo dall’interno, rinnovando i suoi rapporti con tutto il creato.

Poiché il mistero salvifico di Cristo è innestato nel mistero della SS.Trinità, accettare nella propria vita il Padre e il Figlio, implica anche inevitabilmente accogliere il dono dello Spirito Santo, che in questo contesto non può che essere soprattutto Spirito Consolatore, che non promuove la rassegnazione e la commiserazione, ma consola proprio per aiutare l’uomo a consolare l’uomo, anch’egli immagine e somiglianza di Dio.

La liberazione dei singoli fedeli comporta necessariamente la liberazione della Chiesa intera che quindi diventa più vera e più efficace nella storia di ogni uomo.

 

 




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