|
Vi è ben nota quanta
fiducia, in mezzo alle presenti calamità, abbiano Noi riposta nella gloriosa
Vergine del Rosario per la salvezza e prosperità del popolo cristiano, per la
pace e la tranquillità della Chiesa. Memori, per una parte, che nelle grandi
distrette pastori e fedeli furono sempre usi di rivolgersi fiduciosi alla gran
Madre di Dio, aiuto potentissimo dei cristiani, nelle cui mani sono poste tutte
le grazie; persuasi, per l’altra, che la devozione alla Vergine sotto il titolo
del Rosario torna sommamente opportuna ai bisogni specialissimi dei tempi
nostri, abbiamo voluto che questa devozione si ravvivasse dovunque, e sempre
più largamente si stabilisse in mezzo ai fedeli di tutto il mondo. Già più
volte, nell’inculcare la pia pratica del mese di ottobre ad onore della
Vergine, ne abbiamo indicato i motivi, le speranze, il modo: e tutta quanta la
Chiesa, in qualsiasi parte della terra, docile alla Nostra voce, ha sempre
risposto con manifestazioni di singolare pietà al Nostro invito: ed anche ora
di nuovo si apparecchia a pagare a Maria Santissima, per un intero mese, il
tributo quotidiano della devozione a Lei tanto gradita. In questa santa e
nobile gara non è rimasta addietro l’Italia, dove la pietà verso la Vergine è
così profondamente radicata e così universalmente sentita; né dubitiamo, che
anche in quest’anno l’Italia sia per dare bella prova del suo amore verso la
gran Madre di Dio, e per apprestare a Noi nuovi motivi di consolazione e di
conforto. Non possiamo tuttavia dispensarci dal rivolgere a Voi, Venerabili
Fratelli, una parola di speciale esortazione, affinché con nuovo e singolare
impegno in tutte le Diocesi italiane sia santificato il mese dedicato a Maria
Santissima del Rosario.
È facile comprendere le
particolari ragioni che a ciò Ci muovono. Fin da quando Iddio Ci ebbe chiamati
a reggere sulla terra la sua Chiesa, Noi Ci studiammo di porre in opera tutti
quei mezzi che sono in Nostro potere, e che credemmo più acconci alla
santificazione delle anime e alla dilatazione del regno di Gesù Cristo. Non
abbiamo escluso dalle Nostre quotidiane sollecitudini nessuna nazione né alcun
popolo, ben sapendo che per tutti il Redentore ha profuso sulla croce il suo
sangue prezioso, e a tutti ha aperto il regno della grazia e della gloria.
Nessuno però può farsi meraviglia, se con singolare predilezione riguardiamo il
popolo italiano: ché anche il divino Maestro, Gesù Cristo, fra tutte le parti
del mondo prescelse l’Italia a Sede del suo Vicario in terra, e nei consigli
della sua provvidenza dispose che Roma addivenisse la Capitale del mondo
cattolico. Per tal maniera il popolo italiano è chiamato a vivere in maggior
prossimità col gran Padre della famiglia cristiana, e a dividerne più
specialmente le gioie e i dolori. E purtroppo nella nostra Italia non mancano
al presente gravissime ragioni di amarezza all’animo Nostro. La fede e la
morale cristiana, preziosissimo retaggio tramandatoci dai nostri antenati, e
che pur fece in ogni tempo la gloria della Patria nostra e de’ grandi italiani,
sono o insidiosamente e quasi di nascosto, o palesemente e con ributtante
cinismo assaliti da una mano di uomini, i quali si studiano di strappare agli
altri la fede e la morale che essi hanno perduto. È facile intravedere in tutto
questo, più che ogni altra cosa, l’opera delle sette, e di coloro che sono
strumenti più o meno docili in mano di esse. Qui in Roma poi dove il Vicario di
Cristo ha la sua Sede, si concentrano a preferenza gli sforzi di costoro e si
manifestano in tutta la pertinace ferocia i loro satanici intendimenti.
Non abbiamo bisogno di
dirvi, Venerabili Fratelli, di quale e quanta amarezza sia ripieno l’animo
Nostro nel vedere esposte a così gravi pericoli le anime di tanti Nostri
carissimi figli. E cresce questa Nostra amarezza nel veder Noi stessi posti
nell’impossibilità di opporci a questi grandi mali con quella salutare
efficacia che vorremmo, e che pure avremmo il diritto di avere: imperocché sono
note a voi, Venerabili Fratelli, e a tutto il mondo le condizioni di vita alle
quali siamo ridotti. Per questi motivi Noi sentiamo maggiore il bisogno
d’invocare l’aiuto di Dio e la protezione della gran Vergine Madre. I buoni
italiani preghino fervorosamente pe’ loro fratelli traviati, e preghino pel Padre
comune di tutti, il Romano Pontefice, acciocché Iddio nella sua infinita
misericordia accetti ed esaudisca i comuni voti de’ figli e del Padre. Ed anche
per questa parte le Nostre più vive e più ferme speranze sono collocate nella
gloriosissima Regina del Rosario: la quale fin da quando cominciò ad invocarsi
con questo titolo, si mostrò prontamente soccorrevole ai bisogni della Chiesa e
del popolo cristiano. Già altre volte ricordammo queste glorie e gli strepitosi
trionfi riportati contro gli Albigesi e contro altri potenti nemici; glorie e
trionfi che ridondano sempre non solamente a profitto della Chiesa perseguitata
ed afflitta, ma a prosperità temporale altresì dei popoli e delle nazioni.
Perché non potrebbero rinnovarsi nei bisogni presenti le stesse meraviglie di
potenza e di bontà da parte della gran Vergine, a pro della Chiesa e del suo
Capo e di tutto il mondo cristiano, sol che i fedeli sapessero rinnovare da
parte loro gli splendidi esempi di pietà dati in simili congiunture dai loro
maggiori? È perciò che Noi, a renderci vie più propizia questa potentissima
Regina, intendiamo di onorarla sempre più sotto l’invocazione del Rosario e di
accrescerne il culto. E così, a cominciare dall’anno che corre, abbiamo
stabilito d’innalzare a rito doppio di seconda classe per tutta la Chiesa la
solennità del Rosario. Ed allo stesso fine ardentemente bramiamo che il popolo
cattolico italiano con particolare slancio di devozione sempre, ma
singolarmente nel mese prossimo di Ottobre, si volga a questa gran Vergine, e
faccia dolce violenza al suo cuore di Madre, pregandola per l’esaltazione della
Chiesa e della Sede Apostolica, per la libertà del Vicario di Gesù Cristo in
terra, per la pubblica pace e prosperità. E poiché l’effetto delle preghiere
sarà tanto più grande e sicuro, quanto saranno migliori le disposizioni di chi
prega, caldamente vi esortiamo, Venerabili Fratelli, che con tutte le industrie
del vostro zelo vi adoperiate a ridestare nei popoli a voi commessi una fede
vigorosa, viva ed operativa, e a richiamarli colla penitenza alla grazia e al
fedele adempimento di tutti i doveri cristiani. Tra i quali, per le condizioni
dei tempi, conviene considerare come principalissimo la franca e sincera
professione della fede e della morale di Cristo, per la quale si vinca ogni
rispetto umano e si mettano innanzi ad ogni altra cosa gl’interessi della
religione e l’eterna salvezza delle anime. Poiché non conviene dissimulare che,
quantunque per divina misericordia il sentimento religioso sia ancora vivo e
largamente diffuso nel popolo italiano, pure anche in mezzo di esso, per
malefico influsso degli uomini e dei tempi, ha cominciato a serpeggiare
l’indifferentismo religioso; per cui va diminuendo quella pratica riverenza e
quell’amor filiale verso la Chiesa, che furono gloria e nobile vanto dei
maggiori. Sia per opera vostra, Venerabili Fratelli, che si risvegli potente
nei vostri popoli il sentimento cristiano, l’interesse per la causa cattolica,
la fiducia nella protezione della Vergine, lo spirito di preghiera. Non è a
dubitare che l’invitta Regina da tanti figli e con sì felici disposizioni
invocata, non risponda benignamente alle loro voci, consoli la Nostra
afflizione e coroni i Nostri sforzi a pro della Chiesa e dell’Italia,
riconducendo per l’una e per l’altra giorni migliori.
Con questi sentimenti impartiamo a voi,
Venerabili Fratelli, al clero, e al popolo commesso alle cure di ciascun di
voi, l’Apostolica benedizione, pegno delle grazie e dei favori più eletti del
cielo.
|