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Alla somma benignità di
Dio, la cui volontà provvidenziale regge tutta la vita degli uomini, Noi
attribuiamo, come è necessario, se il cinquantesimo anniversario del Nostro
sacerdozio confortava testé gli ardenti voti della Chiesa. Allo stesso modo,
così grande consenso di animi, manifestatosi in tutte le nazioni con omaggi,
con profusa liberalità di doni e con pubblici segni di festa, non poteva essere
ispirato se non da Colui che solo ha potere sugli intelletti, sulle volontà e
sui cuori degli uomini, e modera e dirige gli avvenimenti del mondo, per la
gloria della religione cristiana. Fatto insigne e memorabile certamente, per il
quale gli stessi nemici della Chiesa constatano, anche loro malgrado, coi loro
stessi occhi, come essa vigoreggi sempre di vita divina e di virtù infusale
dall’alto; perciò sono costretti a riconoscere che le genti empie fremono per
stolti tentativi, e meditano invano insani propositi contro il Signore e il suo
Cristo.
Intanto, affinché di questo
divino beneficio si dilatasse non solo la memoria ma anche l’utilità, quanto
più largamente è possibile, abbiamo aperto i tesori delle grazie celesti a
tutto il gregge a Noi affidato; ed oltre a ciò non abbiamo tralasciato di
implorare i doni della divina pietà su coloro medesimi che tuttora vivono fuori
dell’unica Arca di salvezza. Noi facemmo ciò col desiderio "che tutte le
genti e tutti i popoli, affratellati nella fede col vincolo della carità, si
raccolgano quanto prima in un unico ovile sotto un solo pastore", come con
gemiti e preghiere ne abbiamo supplicato il Signor Nostro Gesù Cristo nei sacri
e solenni riti della Canonizzazione ora celebrata.
Infatti Noi, sollevando gli
occhi alla Chiesa trionfante per onorare gli eroi cristiani – delle prestantissime
virtù e dei miracoli dei quali si era già felicemente acquistata una sicura
cognizione secondo le norme e le vie del diritto – abbiamo solennemente
decretato e tributato ad alcuni di essi i supremi onori dei santi, e ad altri
il culto dei beati: affinché quella Gerusalemme che è nei cieli si unisca in
comunanza di allegrezza con questa, che va tuttora peregrinando sulla terra,
nel Signore.
Ma perché a quest’opera
stessa si ponga, col favore di Dio, quasi il coronamento, Noi desideriamo che
gli effetti della Nostra Apostolica carità, mercé la pienezza dell’infinito
tesoro spirituale, si estendano anche, quanto più largamente si possa, a quei
diletti figli della Chiesa, i quali con la morte dei giusti, segnati dalla fede
ed innestati nella mistica vite, si dipartirono dalle battaglie di questa vita
terrena; in modo tuttavia che siano impediti ad entrare nella vita eterna fino
a che non abbiano reso l’indispensabile soddisfazione alla divina vendicatrice
giustizia per i debiti contratti. A ciò siamo mossi dai pietosi desideri dei
cattolici, ai quali sappiamo che tornerà graditissima questa Nostra intenzione;
nonché dalla lacrimevole atrocità delle pene onde vengono afflitte le anime dei
trapassati: ma ancora più Ce ne dà speciale impulso la consuetudine della
Chiesa, la quale, persino nel corso delle più liete solennità dell’anno, fa
salutare e santa memoria dei defunti, affinché vengano prosciolti dai peccati.
Quindi, essendo certo per
la dottrina cattolica che "le anime rinchiuse nel Purgatorio ricevono
aiuto dai suffragi dei fedeli, e principalmente dall’accettabile sacrificio
dell’Altare", stimiamo di non potere offrire ad esse un pegno più utile o
più desiderato, che il moltiplicare per la loro liberazione, in tutte le contrade,
l’oblazione immacolata del sacrosanto sacrificio del nostro divino Mediatore.
Perciò, con tutte le
necessarie dispense e deroghe, vogliamo che l’ultima domenica del mese di
settembre prossimo venturo sia giorno di amplissima espiazione nel quale da
Noi, e allo stesso modo da tutti i Nostri Fratelli Patriarchi, Arcivescovi,
Vescovi ed altri Prelati aventi Diocesi, nelle Chiese Patriarcali,
Metropolitane e Cattedrali di ciascuno, si celebri una Messa particolare per i
trapassati, con la maggiore solennità possibile e con quel rito che nel messale
è indicato "per la Commemorazione di tutti i fedeli defunti".
Approviamo che ciò si compia anche nelle Chiese Parrocchiali e Collegiate,
tanto dei secolari quanto dei regolari, e da tutti i sacerdoti, purché non si
tralasci la Messa corrispondente all’ufficio del giorno, ovunque ne corra
l’obbligo. Esortiamo poi calorosamente gli altri fedeli che, premessa la
sacramentale confessione, si accostino devotamente alla mensa eucaristica a
suffragio delle anime purganti. A costoro, con la Nostra autorità Apostolica
concediamo indulgenza plenaria a pro dei defunti: ai singoli celebranti, come
detto sopra, il privilegio dell’Altare.
In tal modo, senza dubbio,
le pie anime, che fra terribili e grandi tormenti stanno espiando i rimanenti
peccati, avranno opportunissimo e singolare sollievo dall’Ostia salutare che
tutta la Chiesa, congiunta al suo Capo visibile ed infiammata dallo stesso
spirito di carità, offrirà a Dio, affinché voglia concedere ad essi il
soggiorno del refrigerio, della luce e della pace sempiterna.
Frattanto, come pegno dei doni celesti, con
tanto affetto nel Signore, impartiamo a voi, Venerabili Fratelli, e a tutto il
Clero e al popolo affidato alle vostre cure, l’Apostolica Benedizione.
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