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Spesso, dall’atto di questo
Apostolico ufficio, Noi abbiamo dedicato attenzioni e riflessioni ai vostri
concittadini cattolici: più di una volta abbiamo espresso il nostro proposito
con pubbliche lettere, nelle quali è manifesto ad ognuno, senza alcun dubbio,
da quali sentimenti siamo animati verso l’Irlanda. Oltre i decreti che negli
anni precedenti la Sacra Congregazione di Propaganda Fide promulgò a nome
Nostro sulle questioni irlandesi, parlano abbastanza chiaro le lettere che a
più riprese abbiamo inviato al Nostro Venerabile Fratello Cardinale Mac-Cabe,
Arcivescovo di Dublino; lo stesso si dica del discorso che abbiamo recentemente
rivolto a molti cattolici della vostra nazione, dai quali abbiamo ricevuto non
solo felicitazioni e voti per la Nostra salute, ma anche espressioni di
gratitudine per la Nostra buona disposizione verso gli Irlandesi. Anche in
questi ultimi mesi, quando si decise di innalzare in questa alma Città un
tempio in onore di Patrizio, grande Apostolo degli Irlandesi, Noi abbiamo
incoraggiato questo proposito con tutto il fervore dell’anima e ne favoriremo
il compimento secondo le Nostre forze.
Ora, mentre perdura in Noi
questo stesso paterno affetto, non possiamo tuttavia nascondere la profonda
angoscia che Ci proviene dalle recenti vicende di costà. Ci riferiamo a quella inattesa
concitazione degli animi, sorta all’improvviso in seguito al decreto del Santo
Ufficio che nella lotta contro i nemici della chiesa proibisce di usare quel
metodo che si chiama piano di campagna e boicottaggio a cui molti avevano
cominciato a far ricorso.
Ed è ancor più deplorevole
il fatto che siano in gran numero coloro che si ostinano a radunare il popolo
in tumultuose assemblee nelle quali si diffondono sconsiderate e pericolose
opinioni, senza rispetto per l’autorità del decreto che viene travisato con
fallaci interpretazioni, molto lontane dal fine cui esso realmente tende. Anzi,
negano perfino che da esso derivi l’obbligo dell’obbedienza, come se la
missione vera e propria della Chiesa non fosse quella di giudicare della onestà
e della malvagità delle azioni umane. Un tal modo di agire si allontana
parecchio dalla professione del nome cristiano, di cui senza dubbio sono
compagne le virtù della moderazione, del pudore, dell’obbedienza verso il
potere legittimo. Inoltre non conviene, in una buona causa, dare l’impressione
di imitare quegli uomini che pretendono di ottenere con le agitazioni ciò che
chiedono senza alcun diritto. E ciò è tanto più grave in quanto Noi abbiamo
esaminato con cura ogni questione per poter conoscere a fondo e senza errore la
vostra situazione e i motivi delle proteste popolari. Abbiamo informatori degni
di fede; abbiamo personalmente interrogato voi stessi e inoltre, lo scorso
anno, Noi vi abbiamo inviato come Legato un uomo apprezzato e serio con l’incarico
di ricercare con la massima diligenza la verità e di riferirla fedelmente a
Noi. Per questo nostro zelo il popolo Irlandese volle renderci pubblici
ringraziamenti. Non è dunque avventato chi afferma che Noi abbiamo giudicato
senza un’adeguata cognizione di causa? Tanto più che abbiamo riprovato azioni
che gli uomini onesti concordemente condannano, cioè tutti coloro che non sono
coinvolti in codesta vostra contesa e quindi possono esaminare i fatti con più
sereno giudizio.
È del pari offensivo il
sospetto che la causa dell’Irlanda non Ci stia debitamente a cuore e che non Ci
preoccupiamo abbastanza della condizione del vostro popolo. Al contrario, la
sorte degli Irlandesi Ci colpisce assai più di chiunque altro, e nulla desideriamo
maggiormente che di vederli sereni, dopo aver conseguito la pace e la
prosperità dovuta e meritata. Ad essi Noi non abbiamo mai contestato il diritto
di battersi per una vita migliore, ma si può sopportare che nella contesa si
dia adito ai delitti? Anzi, proprio perché nell’irrompere delle passioni e
degli interessi delle fazioni politiche, il lecito e l’illecito si trovano
rimescolati nella stessa causa, Noi ci siamo sempre preoccupati di distinguere
ciò che è onesto dal disonesto, e di distogliere i cattolici da tutto ciò che
la morale cristiana non approvava. Perciò con tempestivi suggerimenti abbiamo
raccomandato agli Irlandesi di ricordare la loro fede cattolica, di non fare
mai nulla che contrastasse con la normale onestà e che non fosse consentito
dalla legge divina. Pertanto il recente decreto non deve essere giunto
inatteso, tanto più che Voi stessi, Venerabili Fratelli, riuniti a Dublino nel
1881, avete raccomandato al Clero e al popolo di evitare ogni atto contrario
all’ordine pubblico e alla carità; di non insistere nel negare a chi di diritto
la restituzione di ciò che gli è dovuto; di guardarsi dal far violenza alle
persone o ai beni di chicchessia o di opporre la forza alle leggi, o anche a
coloro che ricoprono un incarico pubblico; di non aggregarsi in associazioni
clandestine o in altre dello stesso genere. Queste raccomandazioni, ispirate a
giustizia e del tutto opportune, hanno ottenuto i Nostri elogi e la Nostra
approvazione.
Tuttavia, dato che il
popolo era travolto e sconvolto da inveterato ardore di passioni, né mancavano
coloro che ogni giorno suscitavano nuove fiammate, abbiamo compreso che
occorreva formulare precetti più definiti di quelli di carattere generale che
in precedenza avevamo ricordato a proposito di giustizia e di carità. Il Nostro
ufficio ci proibiva di tollerare che tanti cattolici, la cui salvezza è anzi
tutto affidata a Noi, continuassero a percorrere una via lubrica e precipitosa
che conduceva alla sovversione più che a un lenimento delle miserie. Occorre
dunque la situazione secondo verità: l’Irlanda riconosca in quel decreto il
Nostro animo ricolmo d’amore per essa e concorde nel desiderio di prosperità,
poiché una causa, per quanto giusta essa sia, non incontra mai tanti ostacoli
come quando è difesa con la forza e con gli oltraggi.
L’Irlanda apprenda, grazie
al vostro magistero, Venerabili Fratelli, ciò che vi abbiamo scritto. Noi
abbiamo fiducia che Voi, uniti, come è necessario, da idee e volontà comuni, e
sorretti non solo dalla vostra ma anche dalla Nostra autorità, conseguirete i
migliori risultati e specialmente quello di impedire che le tenebre delle
passioni offuschino ancora la facoltà di distinguere il vero e soprattutto che
i sobillatori del popolo si pentano di aver agito in modo temerario. Siccome
sono molti coloro che sembrano cercare pretesti per sfuggire ai doveri, anche i
più elementari, fate in modo di non concedere spazio all’ambiguità circa
l’efficacia di quel decreto. Comprendano tutti che non è assolutamente lecito
adottare una linea di condotta che Noi abbiamo interdetta. Cerchino tutti,
onestamente, beni onesti, e soprattutto, come si addice ai cristiani, serbando
intatte la giustizia e l’obbedienza alla Sede Apostolica: in queste virtù
l’Irlanda ha trovato in ogni tempo conforto e forza d’animo.
Frattanto, come auspicio di celesti doni e
come testimonianza del Nostro affetto, a Voi, Venerabili Fratelli, al Clero e
al popolo Irlandese, con grande amore nel Signore impartiamo l’Apostolica
Benedizione.
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