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Per questi motivi una continua ansietà, come
confitta nell’animo, turba i cattolici di ogni continente. Infatti non possono
facilmente sopportare l’indegna condizione del Padre comune, né trascurare la
libertà dell’augustissimo ministero nel Vescovo delle anime loro. Non
tralasciano mai di consolarci con ammirevole pietà e con profondo affetto; di
recente poi, quando da varie parti d’Europa si radunarono nelle principali
città per confrontare con sommo impegno i loro utili propositi circa le
questioni comuni, avete constato quanta parte dei loro pensieri e delle loro
preoccupazioni hanno dedicato alla Sede Apostolica. E invero, nel giudicare che
il potere temporale è necessario per preservare nel Pontefice la libertà del
magistero apostolico, uniformarono i loro pareri, come era giusto, all’esempio
e alle dottrine della Sede Apostolica. Nell’aver poi deciso d’impegnarsi in
ogni modo legittimo perché il Pontefice sia restituito di fatto alla dovuta
libertà, fecero uso di un loro diritto, assumendo la difesa di una giustissima
causa che è da considerare comune a tutti i cattolici. Per questo scopo, Noi
pure in modo particolare, e prima di tutti, combattiamo a lungo, come è Nostro
dovere, né dal perseguirlo Ci distorrà la lunghezza del tempo né la grandezza
delle difficoltà; e così Ci assista propizio Iddio.
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