|
Ciò che recentemente in
questo stesso luogo vi dicemmo intorno ai nuovi e più gravi insulti che si
stavano preparando in quest’alma Città contro la Chiesa e il Pontificato romano
si è già pienamente consumato, con supremo dolore dell’animo Nostro e con
scandalo di tutti i buoni. Abbiamo perciò voluto convocarvi espressamente in
una riunione straordinaria per esprimere davanti a voi i sentimenti che
l’esecrabile avvenimento C’ispira, e per riprovare francamente, come merita,
tanta enormità.
Dopo i pubblici
rivolgimenti d’Italia e la violenta occupazione di Roma, vedemmo succedersi una
lunga serie d’ingiurie contro la santissima religione e la Sede Apostolica. Ma
le empie sette mirano accanitamente ad obiettivi peggiori, non ancora
raggiunti. Esse intendono decisamente fare di Roma, capitale del mondo
cattolico, il centro d’ogni profano costume e d’empietà. Qui concentrano da
ogni parte le ardenti fiamme dell’odio, perché, assalita questa fortezza della
Chiesa cattolica, torni loro più agevole rovesciare, se fosse possibile, la
stessa pietra angolare sulla quale essa è fondata. Infatti, come se in tanti
anni non avessero causato abbastanza rovine, hanno cercato di superare se
stessi nell’audacia scegliendo uno dei più solenni giorni dell’anno cristiano per
innalzare in pubblico un monumento che serva a glorificare, presso i posteri,
lo spirito di rivolta contro la Chiesa, e sia segno ad un tempo della lotta ad
oltranza che si vuole condurre contro la religione cattolica.
La cosa dice chiaramente di
per sé gl’intendimenti di coloro che hanno promosso e favorito l’iniziativa. Si
profondono onoranze ad un uomo doppiamente apostata, convinto eretico, la cui
caparbietà contro la Chiesa si è trascinata fino alla morte. E per questi
titoli si è voluto onorarlo, nonostante non risulti che in lui esistessero doti
veramente pregevoli. Non di alto valore scientifico, perché le sue opere lo
mostrano fautore del panteismo e del turpe materialismo, e in contraddizione
spesso con se stesso. Non dotato di pregevoli virtù, perché anzi i suoi costumi
sono rimasti ai posteri quali esempi dell’estrema malvagità e della corruzione
in cui le sfrenate passioni possono spingere un uomo. Non autore di grandi
opere né di apprezzabili servizi a favore del pubblico bene, in quanto le sue
qualità abituali consistettero nel fingere e nel mentire, preoccupato
unicamente di se stesso, intollerante con chi non fosse delle sue idee,
adulatore, abietto e perverso. Pertanto, le straordinarie onoranze tributate a
tale personaggio dicono alto e chiaro che è ormai giunto il tempo di rompere
con la rivelazione e con la fede cristiana: la ragione umana vuole emanciparsi
dall’autorità di Gesù Cristo. Tali appunto sono l’ideale e l’aspirazione delle
malvagie sette, le quali vogliono ad ogni costo allontanare da Dio tutti i
corpi sociali, e con odio infinito, fino all’estremo limite, combattono contro
la Chiesa e il Pontificato romano. E perché più solenne tornasse l’oltraggio e
più evidente il significato, si volle fare l’inaugurazione in mezzo a grandi
pompe e con notevole concorso di persone. Roma vide in quei giorni, entro le
sue mura, una rilevante moltitudine di gente fatta venire qui da ogni parte;
vessilli oltraggiosi per la religione erano portati in giro sfacciatamente per
le strade e, ciò che è più orribile, non mancarono insegne con l’immagine del
perfido che, capo dei sediziosi e istigatore d’ogni ribellione, negò
l’obbedienza in cielo all’Altissimo.
Al sacrilego misfatto si
aggiunse l’arroganza di discorsi e di scritti nei quali, senza pudore e senza
misura, s’insultano le cose più sante, e s’inneggia con forza a quella libertà
di pensiero che è la prolifica madre delle perverse opinioni e che, insieme con
i costumi cristiani, scuote i fondamenti dell’ordine e della convivenza civile.
Un’impresa tanto sciagurata
è stata curata con lunga preparazione, ed è stata eseguita non solo con la
consapevolezza delle pubbliche autorità, ma anche con il favore e l’aperto
incoraggiamento delle stesse. È ben doloroso e quasi mostruoso che da questa
alma Città, nella quale Dio collocò la sede del suo Vicario, si oda il
banditore della ragione umana che si ribella a Dio, e nel luogo da dove il
mondo è solito ricevere l’incorrotto insegnamento del Vangelo e i consigli
della salvezza, rovesciate iniquamente le cose, si inaugurino impunemente
monumenti dedicati a nefasti errori e alla stessa eresia. A questo Ci hanno
portato i tempi: di vedere l’abominio della rovina nel luogo santo.
Di fronte a tante
indegnità, poiché Ci è stato affidato il compito di governare la cristianità e
di custodire e tutelare la religione, protestiamo per l’offesa inferta a Roma e
per l’ignominioso oltraggio recato alla santità della fede cristiana:
denunciamo con sdegno e indignazione a tutto il mondo cattolico il sacrilego
misfatto.
Tuttavia è possibile
ricavare utili insegnamenti dall’offesa. Da qui si può comprendere sempre
meglio se con la distruzione del principato civile si sono placati gli animi
ostili, oppure se gli stessi si propongono un fine estremo, cioè abbattere la
stessa sacra autorità del Pontefice e distruggere dalle radici la fede
cristiana. Similmente si chiarisce se Noi, nel rivendicare i diritti della Sede
Apostolica, siamo mossi da interessi umani, o piuttosto dalla libertà del
ministero Apostolico, dalla dignità del Pontefice e dalla stessa autentica
prosperità dell’Italia.
Infine, da quanto è successo
si può conoscere distintamente quanto valgano e come siano cadute tante ampie
promesse che inizialmente avevano formulato e confermato. Gli onori e tutte le
espressioni di venerazione con cui affermavano di volere spontaneamente
circondare il Pontefice romano si sono mutati a poco a poco in ingiurie e
gravissime offese, la principale delle quali – pubblica e permanente – è il
monumento a un uomo scellerato e perduto. Essi vogliono parimenti che questa
Città, che si affermava sarebbe stata per sempre la sede gloriosa e sicura del
romano Pontefice, sia la capitale della nuova empietà, dove si pratichi un
culto assurdo e protervo alla ragione umana, quasi elevata a dignità divina.
Pertanto, giudicate voi,
Venerabili Fratelli, quale libertà o dignità sia rimasta a Noi nell’esercizio
del supremo Apostolato. La sicurezza stessa della Nostra persona è in pericolo;
nessuno ignora che cosa cospirino e a quali obiettivi tendano gli appartenenti
ai partiti sovversivi, e non c’è chi non veda che essi, favoriti dalle
circostanze, vadano di giorno in giorno aumentando di numero e d’impudenza,
avendo il proposito di non fermarsi prima di avere spinto le cose agli estremi
e alla rovina. Ché se poi, nelle cose che deploriamo, unicamente per motivo d’interesse
non fu concesso loro di ottenere la licenza per realizzare con la forza e anche
con la violenza i loro perversi progetti, nessuno può essere certo che, trovato
il momento favorevole, essi non giungano anche al misfatto, soprattutto perché
siamo in balìa di chi non ha timore di denunciarci pubblicamente come nemico ed
avversario degl’interessi Italiani.
Così pure è da temere che
non si possano sempre contenere e reprimere l’audacia e le sfrenate passioni di
uomini perduti se per caso sopraggiungessero tempi più spaventosi e turbolenti,
sia per sconvolgimenti civili e sommosse popolari, sia per disastrose vicende
di guerra. Così appare più chiaro qual è la condizione del supremo Capo della
Chiesa, Pastore e Maestro della cattolicità.
Di sicuro, sotto il peso di
queste amarezze e la mole degli affanni, nonché per la Nostra età avanzata, Noi
dovremmo soccombere se non Ci sostenesse la certissima fiducia che Cristo non
abbandona mai, con la sua assistenza divina, il suo Vicario, e se non fossimo
consapevoli del Nostro ministero, in forza del quale è Nostro dovere provvedere
più fermamente al governo della Chiesa quanto più infuria contro di essa la
procella degli errori e delle passioni suscitata dall’inferno. Abbiamo quindi
riposto ogni speranza ed ogni fiducia in Dio, perché sua è la causa, confidando
moltissimo nella efficacissima intercessione della grande Vergine, Protettrice
dei cristiani, e parimenti dei beati Principi degli Apostoli Pietro e Paolo,
nella protezione e nell’aiuto dei quali quest’alma Città trovò sempre la
propria sicurezza.
Nello stesso modo in cui,
Venerabili Fratelli, voi vi associate assiduamente a Noi nei Nostri dolori e
nelle preghiere a Dio, protettore e garante della sua Chiesa, così non
dubitiamo minimamente che i Venerabili Fratelli Vescovi d’Italia si
comporteranno costantemente in futuro e assisteranno con sempre maggior zelo e
con le opere i popoli loro affidati, secondo le necessità che i tempi
richiedono. In modo particolare li esortiamo a spiegare e a mostrare loro di
quanta iniquità e perfidia siano costituiti gl’intendimenti dei nemici della
religione e, contemporaneamente, nemici della patria. Si tratta cioè del
supremo ed essenziale bene che si identifica con la fede cattolica; i nemici
s’impegnano, al massimo dei loro sforzi, per separare e strappare le
popolazioni italiane da quella fede in forza della quale esse, in tutti i
tempi, conseguirono fama di ogni genere e prosperità. Ai cattolici non è
assolutamente consentito rimanere indifferenti o poco operativi di fronte a
pericoli così gravi, ma occorre che nella professione e nella difesa della fede
essi siano costanti, attivi, e pronti a qualsiasi sacrificio se fosse
necessario.
Questi avvertimenti e
questi moniti riguardano particolarmente i cittadini romani, in quanto è palese
che la loro fede è esposta quotidianamente e astutamente alle insidie più
pericolose. Ma essi, in verità, sanno che quanto maggior beneficio hanno
ricevuto da Dio per essere vicini e collegati a questa Sede Apostolica, tanto
più si ricorderanno di perseverare nella fede, degni dei padri e degli avi la
cui ragguardevole religiosità è nota in tutto il mondo. D’ora in avanti essi,
tutti gli Italiani e tutti i cattolici di ogni contrada, con le preghiere e con
l’esercizio di opere buone di ogni genere non cessino di chiedere con
insistenza a Dio di deporre benevolmente lo sdegno provocato dalle infami
bestemmie e dai dissennati accanimenti compiuti contro la Chiesa, e di
accogliere con benignità i voti di tutti i buoni che implorano misericordia,
pace e salvezza.
|