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Colle espressioni del
maggior gradimento accogliamo i voti di felicità che fa per Noi il Sacro
Collegio in questa lietissima ricorrenza delle feste natalizie; ed a lei,
signor Cardinale, che a nome di tutti ha portato la parola, come pure a tutti i
suoi Colleghi, offriamo anche Noi, in ricambio, i più sinceri e i più felici
auguri. L’unione strettissima che ha con Noi il Sacro Collegio dei Cardinali,
opportunamente da lei ricordata, esige questa perfetta corrispondenza di
sentimenti e reciprocanza di affetti tanto nei lieti quanto nei tristi eventi.
L’augurio della pace che ella Ci fa, non potrebbe essere né più proprio del
mistero che si festeggia, né più adatto al bisogno che se ne prova: questo
augurio è dolce il ripeterlo nei tempi che traversiamo, tempi non di
tranquillità e di pace, ma di persecuzione e di lotte. La Chiesa, la sua azione
nel mondo, il suo sacerdozio, i suoi insegnamenti, le sue sacre ragioni sono
dappertutto, e in Italia e in Roma più che altrove, combattute, malmenate e
respinte dalla vita sociale, con tutti i mezzi di cui dispone l’umana potenza,
la più fina astuzia. Tutte le istituzioni cattoliche nella loro prodigiosa
varietà, da quelle ordinate direttamente alla propagazione e alla conservazione
della fede nel mondo fino a quelle destinate a sollievo delle molteplici umane
miserie, sono prese di mira coll’intendimento d’impadronirsene e di cancellare
da esse ogni carattere religioso e cristiano. Diciamo cose notissime, e
ciascuno di voi col suo pensiero abbraccia i tanti fatti, che sono di ciò che diciamo
la prova più irrefragabile. Non diremmo nulla di esagerato se aggiungessimo che
la guerra va direttamente contro Dio stesso, contro cui l’umana ragione osa
sollevarsi ribelle, temeraria, giudicarlo e come provocarlo a tenzone. Quest’audacia
diabolica, impotente contro Dio e il suo Cristo, riversa il suo odio profondo e
sfoga il suo furore satanico contro la Chiesa di Gesù Cristo, e contro i suoi
figli. È una lotta fiera, accanita, che non risparmia nulla, a fa prova di
scuotere e, se fosse possibile, distruggere dalle fondamenta l’opera divina del
Redentore. Spinte le cose a tanto estremo, è superfluo dire qual sia qui la
condizione Nostra, e quanto di giorno in giorno si faccia più sensibile la
mancanza di quella vera libertà e indipendenza, che è indispensabile per lo
spedito esercizio del supremo Apostolato.
Ora, in mezzo a tanto
imperversare di esterni nemici, e finché a Dio non piaccia di umiliarli e di
abbatterli, qual cosa può esservi più desiderabile di quella pace divina che fu
annunziata agli uomini sul nascere del re pacifico, che è frutto della sua
grazia e della sua carità e che invano si cercherebbe di avere dal mondo? Se dal
di fuori tanto furor di nemici ne assale, sarà gran conforto se almeno al di
dentro, nel seno cioè della grande famiglia cattolica, regni dovunque sovrana
la pace, mercé la perfetta concordia di pensieri, di volontà, di azione, che di
tutti i fedeli fa come un sol corpo per la piena armonia tra il Capo e le
membra. Questa unione è per se stessa la miglior difesa che possa opporsi agli
assalti e alle insidie nemiche; essa raddoppia e centuplica le forze, e anche
in mezzo alle maggiori violenze dà all’animo una calma serena ed un coraggio
invincibile.
È gran mercé che, malgrado
i tentativi che si fanno, il popolo cattolico, com’ella, Signor Cardinale, poc'anzi
osservava, resta concordemente unito ai suoi pastori e per essi al Pastore
supremo e alla Sede Apostolica. Ma è necessario stringere sempre più e rendere
indissolubili questi vincoli; è necessario richiamare i popoli alla pratica
fedele e costante della vita cristiana.
Questi motivi Ci fecero già
pensare a rivolgere a tutti i Nostri fratelli nell’Episcopato nuovamente la
parola, ciò che faremo tra poco, per ricordare i grandi doveri che ai cattolici
viventi in mezzo alla società impongono le circostanze speciali dei tempi, e i
grandi pericoli cui è esposta la loro fede, e con la fede l’eterna loro
salvezza. Questi doveri sono: l’amor della Chiesa sopra ogni altra cosa
terrena, addimostrato colla prova dei fatti; la professione aperta e coraggiosa
della fede di cui Dio ci ha fatto dono; la difesa e l’incremento di essa per la
parte che può spettare a ciascuno; la perfetta concordia degli animi nella
piena soggezione di tutti ai sacri pastori e nell’amore scambievole fra loro;
la vita pienamente conforme ai precetti della legge divina e della Chiesa, i
quali tutti si compendiano nella carità. Desideriamo ardentemente che mercé il
buon volere di ciascuno e per gli sforzi riuniti di tutti la Nostra parola
porti in abbondanza i preziosi vantaggi che ne speriamo. Sarà la maggior
consolazione che possano mai darci in mezzo a tante amarezze i Nostri figli,
persuasi come siamo che questo sia anche il modo più efficace per affrettare il
giorno delle misericordie, della libertà e della tranquillità della Chiesa.
Intanto in questi giorni di
grazia e di salute da tutti i cuori cattolici salga più calda che mai la
preghiera al Redentore divino per i grandi bisogni della sua Chiesa. Egli, che
ha vinto il mondo e debellato l’inferno, si degni di far gustare anche alla
nostra calamitosa età i frutti inestimabili della sua vittoria. Con questa
speranza esprimiamo di nuovo al Sacro Collegio dei Cardinali i Nostri auguri
anche pel nuovo anno, ed a ciascuno di essi, come pure a tutti i Vescovi e
Prelati qui presenti, impartiamo dal fondo del cuore l’Apostolica benedizione.
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