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Maestà, Noi rendiamo grazie
a V.M. della lettera che Ella ha voluto scriverci per interessarci alla
Conferenza internazionale, la quale sta per radunarsi a Berlino, allo scopo di
cercare i mezzi di migliorare le condizioni delle classi operaie. Ci è
anzitutto gradito di felicitare V.M. per aver preso tanto a cuore una causa
così nobile, così degna di seria attenzione e che interessa l’intero universo.
Questa causa d’altronde non
ha cessato dal preoccupare Noi stessi, e l’opera intrapresa da V.M. risponde ad
uno dei Nostri voti più cari. Già pel passato, come Ella si ricorda, Noi
abbiamo manifestato i nostri pensieri sopra questo argomento, e colla Nostra
parola abbiamo fatto valere in suo favore l’insegnamento della Chiesa
cattolica, di cui Noi siamo il Capo. In una più recente circostanza Noi abbiamo
di nuovo ricordato questo insegnamento; e perché questo difficile ed importante
problema sia risoluto secondo tutte le regole della giustizia, ed i legittimi
interessi della classe laboriosa sieno, come si conviene, tutelati, Noi abbiamo
esposto a tutti ed a ciascuno, compreso i governi, i doveri e gli obblighi
speciali che loro incombono.
Senza verun dubbio l’azione
combinata dei governi contribuirà potentemente a raggiungere lo scopo tanto
desiderato. La conformità di vedute e delle legislazioni, per quanto almeno lo
consentano le condizioni diverse dei luoghi e dei paesi, sarà di natura da fare
grandemente progredire la questione verso una equa soluzione.
Perciò Noi non potremo che
appoggiare altamente tutte le deliberazioni della Conferenza, che tenderanno a
rialzare le condizioni degli operai, come, per esempio, una distribuzione di
lavoro più proporzionata alle forze, all’età ed al sesso di ciascuno, il riposo
nel giorno del Signore ed in generale tutto ciò che impedirà che l’operaio sia
sfruttato, come un vile strumento, senza riguardo per la dignità di uomo, per
la sua moralità, pel suo focolare domestico.
Però non è sfuggito a V. M.
che la felice soluzione di una questione così grave richiederebbe, oltreché il
savio intervento dell’autorità civile, il possente concorso della religione e
la benefica azione della Chiesa. Il sentimento religioso invero è solo capace
d’assicurare alle leggi tutta la loro efficacia, ed il Vangelo è il solo codice
ove si trovino consegnati i principi della vera giustizia, le massime della
mutua carità che deve unire tutti gli uomini come figli dello stesso padre e
membri della stessa famiglia.
La religione insegnerà
quindi al padrone a rispettare nell’operaio la dignità umana ed a trattarlo con
giustizia ed equità. Essa inculcherà nella coscienza dell’operaio il sentimento
del dovere e della fedeltà, e lo renderà morale, sobrio ed onesto. È per aver perduto
di vista, negletti e disconosciuti i principi religiosi, che la società si vede
scossa fin dalle sue fondamenta. Richiamarli e rimetterli in vigore è l’unico
mezzo di ristabilire la società sopra le sue basi e di garantirle la pace,
l’ordine e la prosperità. Ora è questa la missione della Chiesa, di predicare e
di diffondere nel mondo intero questi principi e queste dottrine.
Ad essa quindi appartiene
di esercitare una larga e feconda influenza nella soluzione del problema
sociale. Tale influenza Noi l’abbiamo esercitata e Noi la eserciteremo ancora,
specialmente a profitto delle classi operaie. Dal canto loro i Vescovi ed i
Pastori, aiutati dal loro clero, agiranno egualmente nelle loro rispettive
diocesi, e Noi speriamo che questa salutare azione della Chiesa, lungi dal
vedersi contrariata dai poteri civili, troverà d’ora in poi presso loro aiuto e
protezione. Ce ne sta garante da un lato l’interesse che i governi annettono a
questa grave questione e dall’altra il benevolo appello che V.M. Ci ha testé
diretto. Intanto Noi facciamo i più ardenti voti affinché i lavori della
Conferenza sieno fecondi di benèfici risultati e rispondano pienamente alla
comune attesa.
E prima di terminare la
presente, Noi vogliamo esprimere qui la soddisfazione che abbiamo provato,
apprendendo che V.M. aveva invitato a prendere parte alla Conferenza, in
qualità di Suo delegato, Monsignor Kopp, Principe Vescovo di Breslavia. Egli si
terrà certo onoratissimo di questa prova di alta fiducia, che V.M. gli dà in
tale occasione.
È infine colla più viva soddisfazione che Noi
esprimiamo a V.M. i voti più sinceri che Noi facciamo per la Sua prosperità e
per quella della Sua Imperiale Famiglia.
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