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All'Arcivescovo di
Colonia.
Tu non ignori i grandi pericoli che presenta
la cosiddetta questione sociale: essa è così grave da preoccupare anche coloro
che reggono i maggiori Stati d’Europa. Tu sai pure che già da tempo le Nostre
cure sono state rivolte a mettere in chiaro le intime ragioni di questi mali e
i rimedi più adatti che conviene usare. Anzi, nella lettera inviata poco tempo
fa al Serenissimo Imperatore di Germania e Re di Prussia, che con somma
gentilezza Ci aveva scritto intorno alla illustre Conferenza tenuta
recentemente a Berlino su tale argomento, esprimemmo chiaramente l’impegno che
abbiamo di soccorrere i poveri che chiedono di vivere con il loro lavoro, e di
prestar loro, secondo le Nostre forze, ogni amorevole aiuto. Né può certamente
sfuggire alla tua prudenza che per grandi che siano i mezzi di cui può disporre
la potestà civile per alleviare la condizione degli operai, più importante è
tuttavia il compito che ha la Chiesa in questa opera salutare. Infatti la forza
divina inerente alla religione, che penetra profondamente nelle menti e nei
cuori degli uomini, li volge e muove in modo che essi seguano di buon grado la
via del giusto e dell’onesto.
Infatti la Chiesa, per
diritto naturale, è depositaria fedele della verità rivelata da Dio, e
rappresentante di Cristo Signor Nostro, che è la sapienza del Padre. Essa è
erede della carità di Lui che, pur essendo ricco, si è fatto povero per noi,
affinché ricchi e poveri del pari rendessero l’immagine Sua, innalzati alla
dignità di figli di Dio: ed amò tanto i poveri che serbò per essi i segni più
distinti della sua benevolenza. Da Lui ci venne data la dottrina santissima del
vangelo, dono sopra ogni altro prezioso per l’umanità. Infatti, presentandoci
gli immutabili diritti e i doveri di ciascuno, con nobile intreccio di
giustizia e di carità, soltanto la Chiesa può appianare le asprezze nate dalla ineguaglianza
di condizione che ha la sua radice nella stessa natura degli uomini. Per cui percorrerebbe
una più sicura via ed otterrebbe i più felici successi quel popolo che,
qualunque cosa desideri e qualsiasi cosa, pubblica o privata, gestisca, si
ispiri alla vera dottrina. Certamente così la intendono e sentono con Noi i
venerandi Vescovi dell’Impero Germanico, che Ci diedero prova del loro zelo
pastorale con molte opere egregie compiute o intraprese da loro per procurare
un conveniente sollievo ai disagi della classe operaia e bisognosa. Ma affinché
più completa ed efficace riesca l’azione della Chiesa come è richiesto dalle
necessità dei tempi, unendo tutti i propositi e le forze, occorre adoperarsi
perché le siano affidati sollecitamente tutti i mezzi idonei ad alleviare la
gravità del male.
Soprattutto occorre cercare
con azione paziente ed assidua che i popoli, corretti i loro costumi, si
abituino a conformare gli atti della vita pubblica e privata alla dottrina e
agli esempi di Gesù Cristo. Conviene poi adoperarsi affinché nelle questioni
che s’agitano tra le varie classi sociali non siano violati i precetti della
giustizia e della carità, e affinché le controversie che eventualmente sorgano
siano composte col paterno ed autorevole intervento dei Pastori; si deve
procurare infine che si rendano più tollerabili ai poveri gl’incomodi della
vita presente, e che le ricchezze servano ai facoltosi come mezzo, non per
fomentare la cupidigia o compiere soprusi, ma per concedere benèfici sussidi,
onde acquistare tesori più preziosi nel cielo.
Perciò stimiamo degno di
molta lode quanto sta operando l’industriosa pietà dei Tedeschi, che, mentre
appresta ai circoli dei pacifici operai delle sedi ove possano onestamente
radunarsi, apre scuole e case di lavoro per le donne, affinché i giovani d’ambo
i sessi abbiano buona e conveniente educazione; fonda congregazioni di pietà ed
intraprende altre opere similmente meritevoli. Infatti queste mirano non solo a
rendere più comoda la vita degli operai, e a sollevarli nelle loro ristrettezze
familiari, ma altresì a mantenerli nella pratica della religione e dei buoni
costumi. Veramente per Noi sarebbe sommamente gradito se i Vescovi della
Germania, con quella fermezza d’animo che li distingue, con la cooperazione del
clero e dei fedeli, e con gli stessi fausti auspici della religione con cui fu
intrapreso quanto abbiamo rammentato, potessero estendere ancor più queste
opere e queste istituzioni così opportune, ed aggiungerne altre di simile
genere, specialmente nei centri più fiorenti dell’industria e delle arti, dove
gli operai sono più numerosi.
Se la cosa avverrà secondo
i Nostri desideri, si avrà ben ragione di rallegrarsi coi Vescovi della
Germania per avere provveduto, per quanto era in loro, alla pubblica quiete ed
aver difeso la causa della vera umanità che si esprime nella civiltà. Se non
che la Chiesa non in questa sola necessità suole prendere la difesa della
civiltà; ve ne sono delle altre che richiedono il suo benefico aiuto. Una delle
più sante istituzioni è quella di erudire nella dottrina della fede i popoli
rozzi e barbari, e incivilirli al tempo stesso con la cultura delle arti e
ingentilirne i costumi. Per lo zelo spiegato in questo nobilissimo ministero
molti logorarono coi disagi la vita, molti sparsero il loro sangue.
Ora richiede le speciali
cure dei pastori della Chiesa la miserevole condizione degli abitanti
dell’Africa i quali, fatti schiavi, per lucro indegno sono posti in vendita da
mercanti, come merci. Con Nostre lettere dichiarammo già apertamente quanto
tale situazione sia oggetto delle Nostre cure.
Avendo pertanto determinato
il Governo Imperiale Germanico di dar libero accesso ai missionari cattolici
nei paesi sottoposti al suo patronato, non possiamo fare a meno di esortare
caldamente te, e gli altri Venerabili Fratelli che reggono le diocesi
dell’Impero Germanico, a indagare con diligenza se nel Clero tedesco, che diede
insigni prove di costanza, di pazienza e di zelo Apostolico, vi siano alcuni
che mostrino di essere chiamati da Dio a portare la luce del Vangelo a quelle
infelici genti dell’Africa.
Affinché poi costoro
possano più agevolmente corrispondere alla chiamata di Dio, è Nostro vivo
desiderio che per opera tua principalmente, e degli altri Vescovi dell’Impero
Germanico, col concorso dei fedeli sia fondato un istituto in cui i chierici
indigeni siano addestrati come si addice al sacro ministero delle missioni
Africane, a somiglianza del collegio eretto nel Regno del Belgio, ove sono
accolti coloro che andranno a predicare il Vangelo nella regione del Congo.
In tal modo fra non molto
si avrà pronto quasi un nobile vivaio, donde potranno trarsi delle propaggini
di quella vera Vite che è Cristo: esse, trapiantate nel suolo Africano,
produrranno molti frutti e diffonderanno il buon profumo di Cristo fra quei
popoli abbrutiti dalla barbarie e dall’abiezione dei vizi. Ci farai cosa
graditissima se comunicherai quanto ti abbiamo espresso in questa lettera agli
altri Vescovi dell’Impero Germanico, e se, dopo esservi consigliati insieme, vi
adoprerete a forze unite perché si compia felicemente quanto ti abbiamo
vivamente raccomandato di fare a favore sia dei vostri concittadini, sia dei
miseri Africani.
Poiché tanto meglio
riuscirà l’esecuzione dell’impresa, quanto maggiore sarà il vostro accordo, Noi
supplichiamo Dio che rafforzando tale intesa vi assista con la sua grazia e coi
suoi lumi; e come auspicio del suo divino favore impartiamo con grande affetto
l’Apostolica Benedizione a te ed agli altri suddetti Venerabili Fratelli,
nonché al Clero ed ai fedeli affidati alle vostre cure.
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