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Fin dall’inizio del supremo
Pontificato a cui la Provvidenza di Dio Ci ha elevato, nel contemplare in tutta
la sua estensione il mondo cattolico, abbiamo trovato motivo di rallegrarci per
il gran numero e per l’eccellenza degli studi e delle opere in ogni genere di
onesta attività a cui, con l’aiuto di Dio, i Vescovi, il clero secolare e
religioso e i fedeli si sono dedicati con assiduo zelo; ma non senza profonda
amarezza abbiamo visto i nemici della Chiesa, uniti in detestabile congiura,
meditare e tentare ogni impresa, pur di abbattere e, potendo, distruggere
questo mirabile edificio che Dio stesso eresse come rifugio del genere umano.
Questa guerra scatenata in
lungo e in largo contro la Chiesa di Cristo, sebbene sia condotta con manovre e
armi diverse a seconda della varietà dei luoghi, obbedisce in sostanza a una sola
esigenza: cancellare ogni traccia di religione dalle famiglie, dalle scuole,
dalle leggi e dalle istituzioni; spogliare la Chiesa stessa dei suoi beni e
della insigne virtù che la rende idonea a provvedere al bene comune; instillare
in tutte le vene della comunità domestica e civile la funestissima peste degli
errori. Gli avversari non hanno affatto attenuato la loro smisurata licenza;
numerosi e violenti, si sono scatenati contro i diritti, la libertà, la dignità
della Chiesa, contro i Vescovi e tutti gli ordini del clero, e soprattutto
contro l’autorità e il primato del Romano Pontefice. Da tante offese recate al
nome cattolico, sono derivati e derivano molti e gravi danni alle nazioni; è
motivo di dolore che più diffusamente serpeggi la perversità delle opinioni,
che la disonestà associata alla sedizione conquisti gli spiriti, e che perciò pericoli
ogni giorno maggiori minaccino i pubblici ordinamenti e i governi. Certamente
nient’altro poteva accadere; infatti, una volta indebolito o, peggio ancora, respinto
quel solidissimo presidio di civiltà che è la religione – la quale, essa sola,
può trattenere ogni uomo nell’ambito dei propri doveri, con i suoi giusti
ammonimenti e con i suoi salutari divieti – le stesse fondamenta della civiltà
tentennano e finiscono per crollare.
Noi non abbiamo tralasciato
alcuna occasione per denunciare apertamente con severe lettere questa
situazione sia a coloro che esercitano il potere, sia a coloro che al potere
sono sottomessi; abbiamo ricordato agli uni quanto strettamente siano congiunti
gl’interessi della religione con quelli dello Stato e abbiamo esortato gli
altri a rispettare doverosamente e a praticare con zelo i divini insegnamenti
della Chiesa. Un Nostro particolare appello è stato inoltre rivolto ai
Venerabili Fratelli Vescovi che lo Spirito Santo pose a guide della Chiesa di
Dio e inonda con l’intensa luce della sua grazia; infatti coloro che come
guardie vigilano su tutte le regioni della terra, conoscono le presenti
circostanze e sanno per esperienza quali rimedi siano da applicare a ciascun
popolo o quali insidie da evitare, dovevano essere per Noi certamente i
migliori collaboratori nell’impresa che con tutte le Nostre forze perseguivamo
e perseguiamo: la salvezza delle genti cattoliche. Inoltre, Noi dobbiamo a Dio
infinite grazie poiché al Nostro appello ha risposto l’ammirevole, immediato
consenso di tutti i Vescovi; infatti, per quanto possono il loro ingegno e il
loro cuore, la loro attitudine ad esortare e ad agire, altrettanto concordemente
sono rivolti a tutelare la verità della fede cattolica, a richiamare l’umana
società alle virtù conformi alla fede, a liberarla dai mali estremi, a condurla
alla vera prosperità.
In questa così nobile gara
di zelo pastorale si comportarono egregiamente i Vescovi austriaci e il Nostro
animo ci porta ad attribuirvi, in questa sede, il meritato elogio. Infatti
sappiamo bene con quanta prudenza, con quanto assiduo impegno tendiate ad
estirpare dal popolo ogni sorta di germi maligni e a coltivare le sementi di
vita cristiana. Anzi, recentemente abbiamo appreso con grande gioia che voi
congiuntamente avete inviato ai fedeli delle vostre diocesi una lettera che è
stata per Noi una prova luminosa dell’intimo accordo delle vostre volontà
quando si tratta di difendere la causa del cattolicesimo. E invero, affinché si
mantenga sempre più salda nell’avvenire questa concordia e affinché il vostro
impegno e le vostre forze tendano per la stessa via ad un solo e determinato
fine, nulla a Noi sembra più opportuno che i Vescovi convochino ogni anno delle
riunioni che siano la fonte di questa così efficace concordia nel sentire e
nell’agire. Codesto metodo di indire riunioni (che Noi auspichiamo) è già in
vigore in parecchie regioni ed ha prodotto finora frutti davvero apprezzabili. Infatti
i Vescovi ne hanno tratto maggior copia di suggerimenti, una più convinta forza
d’animo, un più accentuato zelo religioso, e ne sono uscite numerose decisioni
che in diversi modi sono riuscite utili al cattolicesimo.
Si aggiunga che tanta
intesa e tanta collaborazione tra i Vescovi non solo hanno accresciuto il
profondo rispetto e il favore dei fedeli verso di loro, ma hanno altresì
offerto un esempio e un invito ai laici, anche di altre nazioni, perché con
animi concordi si consultassero circa i mezzi da adottare per difendere la
religione non meno dell’ordine civile minacciata a sua volta.
Inoltre, dai suggerimenti e
dalle esortazioni dei Vescovi, i cattolici trassero certamente molto operoso
incitamento a convocare e a celebrare simili assemblee nazionali, provinciali o
locali: e ciò è stato fatto con somma saggezza. Se infatti uomini perversi,
forti per audacia e per numero, si riuniscono in vari luoghi e solidali
cospirano per strappare con perfidia ai cattolici il più prezioso di tutti i
doni, la fede e i beni che ne derivano, è assolutamente giusto e necessario che
questi, sotto la direzione dei Vescovi, uniscano tutto il loro zelo e le loro
energie per resistere; appunto con la frequenza di tali riunioni potranno con
maggiore libertà e con più vigore professare la loro religione e respingere gli
assalti nemici.
Ai Vescovi che si
riuniranno in congresso non mancheranno certo questioni di grande importanza su
cui deliberare. Afflitti dalla tristizia dei tempi, Noi pensiamo che occorra
anzitutto preoccuparsi e fare in modo che i vincoli della famiglia cristiana si
rinsaldino ogni giorno più stretti con l’ordine gerarchico, in modo che i
fedeli si stringano ai loro Vescovi con obbediente volontà e custodiscano con
ardore e professino apertamente, nei confronti del Vescovo della Chiesa
universale, la fede, l’obbedienza e la pietà di figli. Volere poi che il Romano
Pontefice non sia sottomesso ad alcun potere umano e che Egli sia pienamente e
perfettamente libero, è un santo dovere che riguarda tutti i cattolici di ogni
nazione e non di una soltanto, e perciò i Vescovi provvedano con decisioni
comuni, e operino in modo che le iniziative dei fedeli siano indirizzate verso
questa santissima causa, nel proposito di raggiungere un esito felice.
In tali riunioni i Vescovi
avranno agio di scambiarsi opinioni su eventuali difficoltà manifestatesi nelle
loro Chiese; potranno inoltre, se parrà loro opportuno, rendere di pubblica
ragione lettere e azioni collettive. Inoltre nelle suddette consultazioni
troverà posto l’impegno di formare e di educare il clero: missione di cui
nessuna è più nobile e più feconda per un Vescovo; ci sarà la possibilità di
confrontarsi su come far coincidere la disciplina e le regole dei chierici nei
sacri seminari con quelle del Concilio tridentino, nonché sul modo di coltivare
in essi la pietà e la generosa virtù, e su quali incitamenti aggiungere perché
si studino le più eccelse dottrine, così che esse fioriscano come i tempi
richiedono, e su quali misure prendere nei confronti di tutto il clero in vista
di una più ampia conquista di anime. Per ciò che riguarda il gregge dei fedeli,
esposti a tanti pericoli e insidie, sarà della massima importanza ricorrere a
forme di assistenza che possano loro giovare: sermoni e catechesi su argomenti
sacri adatti agli uomini, alle varie età, ai luoghi; confraternite pie, e
diverse, di laici, approvate e raccomandate dalla Chiesa; la inviolabile tutela
e il rispetto delle feste religiose; e, ancora, quelle istituzioni e quelle
opere che offrano protezione ai fedeli, e soprattutto ai giovani, contro la
malvagità e la corruzione, in modo che si moltiplichi la salvifica
frequentazione dei sacramenti; infine libri, giornali e simili pubblicazioni
popolari che giovino alla difesa della fede e alla disciplina dei costumi. A
questo proposito, è di somma importanza raccomandare ai Vescovi ciò che a Noi
sta da lungo tempo a cuore e che richiamiamo con insistenza: l’impegno dei
cattolici nello scrivere e nel pubblicare proceda con molto equilibrio e sia
particolarmente incoraggiato. Certo occorre riconoscere che siffatti eccellenti
scritti, in ogni paese, siano essi quotidiani o periodici, sono assai utili
alla società religiosa e civile, sia che la sostengano direttamente e la
facciano prosperare, sia che respingano gli attacchi degli avversari che
cercano di recar loro danno, e impediscano l’impuro contagio. Ma nell’Impero
Austriaco è il caso di attribuire ad essi una grande attenzione: ivi diffusi
periodici in gran parte sono al servizio dei nemici della Chiesa i quali,
dotati di grandi ricchezze, li propagano più facilmente e più diffusamente. È
dunque assolutamente necessario opporre gli scritti agli iscritti con non
inferiore frequenza, per poter così rintuzzare i loro dardi, smascherare le
loro ignobili frodi, respingere i veleni degli errori, educare al giusto dovere
della virtù. Perciò sarebbe conveniente e salutare che ogni regione possedesse
i propri giornali quasi in difesa degli altari e dei focolari, concepiti in
modo da non sottrarsi mai al giudizio del Vescovo, così che per rettitudine e
zelo vengano a collimare con la sua prudenza e con la sua volontà; il clero poi
li incoraggi con la sua benevolenza e rechi ad essi il soccorso della propria
dottrina e tutti i veri cattolici accordino ad essi ogni favore e un generoso
aiuto proporzionato alle forze e alla ricchezza.
La sollecitudine e
l’approvazione dei Vescovi dovrebbero essere rivolte ad altra insigne causa che
vi sta tanto a cuore, come abbiamo appreso dalla lettera che di comune accordo
avete inviato ai fedeli che voi guidate: la causa degli operai che hanno gran
bisogno dell’aiuto della religione, sia per adempiere onestamente al loro
lavoro, sia a sollievo delle loro afflizioni.
Questa causa si identifica
con quella, agitata con grande passione in questi tempi, che viene chiamata
questione "sociale", e che, quante più difficoltà comporta, tanto più
richiede un’assidua attenzione. Se i Vescovi, per quanto possono, dedicheranno
a tale questione le loro meditazioni e il loro impegno, se essi faranno in modo
che i precetti evangelici di giustizia e di carità siano operanti in ogni
classe di cittadini, scendendo nel profondo degli animi, se essi perverranno
con qualunque mezzo, con l’autorità e con l’azione, a migliorare l’infima
condizione degli operai, essi avranno ben meritato sia della religione, sia
dello Stato.
Queste questioni e altre di
altrettanta gravità siano affrontate nella consultazione durante i congressi
annuali dei Vescovi che Noi suggeriamo di convocare. Noi siamo fermamente
convinti che tutti i Vescovi d’Austria asseconderanno con sommo zelo e volontà
questi Nostri voti, ispirati da un santo fervore religioso e da benevola carità
verso codeste popolazioni cattoliche.
Frattanto, come auspicio dei doni celesti e
come testimonianza della Nostra paterna benevolenza, a voi tutti, diletti Figli
Nostri e Venerabili Fratelli, e a tutte le genti Austriache impartiamo con
tanto affetto e nel nome del Signore l’Apostolica Benedizione.
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