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La Lettera, oltremodo
gradita, che annunciava la felice conclusione del nobile Convegno svoltosi di
recente a Braga, a Noi inviata da quanti, tra voi, vi hanno presenziato, Ci ha
procurato una nuova e significativa testimonianza dello zelo pastorale con il
quale vi impegnate nel difendere e nel promuovere la religione.
Durante la lettura siamo
stati pervasi da sentimenti di gioia, sia per lo zelo e la dedizione del
Pastore della città che ha accolto i membri del Convegno e ha assunto in prima
persona il compito di organizzarlo e di gestirlo in modo da poterne trarre gli
auspicati frutti, sia per l’impegno e la pietà dei Vescovi che l’affiancarono,
o che inviarono al loro posto uomini degni di stima che li rappresentassero al
Convegno, sia infine per l’imponente affluenza di uomini tra i più
rappresentativi del clero e del popolo fedele, segnalati per la dottrina, per
la virtù e per il prestigio.
Codesto Convegno Ci tornò
ancor più gradito, perché vi ha preso forma un mirabile accordo su decisioni
particolarmente utili alla grandezza della Chiesa e al successo del
Cattolicesimo. Né vogliamo passare sotto silenzio il fatto che, tra le altre
cose opportunamente approvate con voto unanime, tenendo conto della condizione
del tempo e del luogo, Ci hanno procurato conforto quei capitoli che
attestavano la piena deferenza dei convenuti verso questa Sede Apostolica, e il
loro ardente desiderio di vederla onorata come richiede la sua dignità e per
nulla sminuita nel suo onore e nei suoi diritti.
Nutriamo senz’altro la
lieta speranza che quanto è stato deliberato e definito in codesta sede, se
sarà attuato con impegno e costanza, produrrà una grande abbondanza di frutti
salutari, senza tuttavia dimenticare che resta ancora un vasto terreno che
rivendica la vostra attenzione e la vostra operosità.
Per questo motivo, anche se
in una lettera a voi inviata poco tempo fa vi abbiamo parlato della situazione
religiosa nel regno del Portogallo e della linea di condotta da adottare per
potervi opportunamente far fronte, Ci torna tuttavia gradito aggiungere al
contenuto di quella lettera alcune cose che vale la pena di farvi sapere, anche
perché, essendosi presentata un’occasione per scrivervi, non corriamo il
rischio di essere venuti meno, per pigrizia al Nostro dovere.
Non vi sfugge certo,
diletti Figli e Venerabili Fratelli, come nel Convegno di Braga sia emerso, in
tutta chiarezza, che si è giunti al punto in cui la fede stessa è messa in
pericolo presso molti, e s’impone quindi l’obbligo di impedire, per quanto è
possibile, che l’ignoranza e la rilassatezza la estirpino dagli animi o la
lascino illanguidire, ma occorre impegnarsi perché resti ben fissa nei cuori e
dia vita ad una consolante quantità di opere buone e di perfetta virtù, nonché
alla dolcezza dei frutti più eccelsi. Ci si deve opporre ai tentativi dei
nemici della verità, perché non abbia a diffondersi il malefico contagio che si
sprigiona dai loro cattivi esempi e dalle loro idee disseminate per ogni dove. Ci
sono da sanare molte ferite che il loro nefasto operare e la malvagità dei
tempi hanno inferto nei greggi affidati alle vostre cure; molte sono le cose
che giacciono inerti da far rivivere; molti sono ancora i bisogni che assillano
le anime e che, se non possono essere del tutto rimossi, occorre almeno lenire.
Tutto questo che reclama,
come abbiamo ricordato, le vostre cure e la vostra sollecitudine, potrà essere
attuato con maggiore efficacia e con più facilità se la concordia tra i Vescovi
diventerà ogni giorno più profonda e se questi, di comune intesa, opereranno
per scoprire i bisogni del clero e dei fedeli, per proporre suggerimenti e
prendere, con le decisioni, che tutti insieme vedranno meglio accordarsi con le
situazioni delle singole diocesi, anche quelle di più ampia portata e di
maggior peso per provvedere alla prosperità e alla salvezza dell’intero popolo.
L’opportunità di un più stretto raccordo tra i Vescovi non sfuggì alla saggezza
di chi si riunì a Braga. Trovano quindi la Nostra piena approvazione le
decisioni prese in quel nobile Convegno con il proposito di favorire quest’unità
di intenti, capace di garantire al popolo cristiano i più importanti e duraturi
benefìci che si ripromette dai suoi Presuli, che sono le sue guide e i suoi
pastori.
Ma per rendere veramente
stabile questo rapporto, non vi è mezzo più efficace del ricorso alla
consolidata prassi, già recepita in altre regioni, di tenere ogni anno, in aggiunta
alle riunioni che prevedono la presenza anche dei laici (di tal fatta era il
Convegno di Braga), speciali adunanze di Vescovi. È un’usanza che sta prendendo
piede anche presso di voi; un’usanza che vi sta a cuore e che Noi auspichiamo
con tutte le forze perché, come testimoniano le numerose e documentate
esperienze, è possibile trarne benefìci per la religione.
Di sicuro, con la frequente
convocazione di tali assemblee prende anzitutto forma, come abbiamo ricordato,
il più rilevante e unanime concorso di energie che può garantire esiti positivi
alle iniziative intraprese, ma ravviva anche l’entusiasmo ad agire dei Vescovi
convenuti, rafforza la fiducia e illumina le menti con il confronto delle idee
e con lo scambio vicendevole del frutto della saggezza. Con queste assemblee si
apre come una strada sia per tenere Sinodi diocesani e provinciali, sia per
riunire un Convegno nazionale, la celebrazione del quale – notiamo con grande
gioia – fa parte dei vostri desideri. La ripetuta esperienza dei vantaggi
derivati da Convegni similari già svolti, li consiglia con forza, e le
disposizioni dei Sacri Canoni le raccomandano con sincera convinzione. Inoltre
alle menzionate assemblee annuali dei Vescovi farà seguito un evento di somma
importanza. I laici infatti, spinti da nuovi stimoli, si sforzeranno di
proseguire con più decisione sulla strada intrapresa; si riuniranno a loro
volta in assemblee; confronteranno le loro idee e, facendo leva sulle energie
collegate, si adopereranno per difendere la comune causa della religione e,
seguendo le indicazioni dei loro Pastori, metteranno in pratica gl’insegnamenti
e gl’incoraggiamenti ricevuti.
Per la verità, nelle
riunioni annuali che farete non mancheranno i problemi ai quali dedicare il
vostro zelo e le vostre energie. Infatti, oltre i problemi specifici che
eventualmente riguarderanno le singole diocesi e che potranno essere più
adeguatamente risolti con l’apporto chiarificatore della comune esperienza,
sarà oggetto del vostro prudente esame un vasto campo di decisioni e di
deliberazioni relative ai mezzi maggiormente idonei per dar vigore all’impegno
dei sacerdoti che già lavorano nella vigna del Signore, per educare i giovani
che un giorno dovranno risplendere nella casa di Dio per la luce di una solida
dottrina, per il merito di uno schietto spirito ecclesiastico e per il corredo
di tutte le virtù sacerdotali.
La vostra paterna vigilanza
si farà anche carico di una meticolosa ricerca su tutto ciò che è sommamente utile
per trasmettere correttamente al popolo i rudimenti della fede, per correggerne
i costumi, per divulgare scritti atti a seminare la sana dottrina e a inculcare
i principi della virtù, per dar vita ad istituzioni che diffondano i benefìci
della carità e per rendere ancor più fiorenti quelle già istituite.
Un ultimo importantissimo
punto, che dovrà essere oggetto delle vostre decisioni, vi sarà offerto
dall’opportunità di fondare e di accogliere nel Regno del Portogallo delle
Congregazioni religiose. Al riguardo abbiamo notato con gioia quanto fosse
forte l’impegno di tutti i presenti al Convegno di Braga.
Queste Congregazioni,
infatti, non solo potranno offrire al clero, che nelle vostre diocesi si è
votato alla sacra milizia di Cristo, delle forze per così dire, ausiliarie, ma
saranno anche in grado, ed è ciò che più conta, di preparare uomini animati da
spirito apostolico che si faranno carico del ministero missionario nelle
regioni d’oltremare soggette al dominio portoghese. L’assolvimento di questo
compito, mentre contribuirà all’ampliamento del Regno di Cristo sulla terra,
darà anche lustro e onore al Portogallo. Si sono veramente procurati una gloria
imperitura i vostri Principi e i vostri antenati quando, con l’aiuto e il
favore della Sede Apostolica, portarono la luce della dottrina evangelica e una
forma di vita più civile in tutte le vostre terre scoperte.
Occorre dunque, per
mantenere vive la natura e la forza delle iniziative intraprese e per non
lasciarle decadere dal primitivo stato di persistente floridezza, far leva
sulla costante vigilanza e sulle virtù di uomini pienamente affidabili che,
mentre si oppongono, pieni di spirito divino, agli ostili attacchi degli
acattolici, indirizzino tutta la loro attenzione e la loro energia a far sì che
i beni giunti dal Portogallo in quelle contrade non vadano completamente
perduti, ma riprendano vita come per nuovo vigore.
Sarà compito di questi
uomini che, chi già crede in Dio, sia confermato nella fede, e chi vi è ben
ancorato possa anche distinguersi per l’onestà dei costumi, per la pratica
della religione, per la scrupolosa osservanza dei doveri, affinché chi è ancora
nelle tenebre si disponga ad accogliere la luce del vangelo.
Le Congregazioni religiose
potranno senz’altro offrire molti di questi uomini ardenti di santo zelo,
poiché i loro membri, sulla scorta del giudizio di persone assennate confermato
da testimonianze di tutti i tempi, seppero sempre svolgere questo compito con
impegno ed efficacia. Infatti il sistema e la disciplina delle Congregazioni in
cui sono inseriti, nonché la pratica costante della virtù che ognuno si impone,
li rendono più adatti di ogni altro a svolgere un così importante lavoro.
Siamo pienamente convinti
che il Governo del Portogallo, accogliendo con favore le vostre proposte e
attribuendo grande valore a quei beni che sopravanzano gli altri, si deciderà
anche a rimuovere gli ostacoli che intralciano la libertà dei Sodalizi
religiosi e, con la sua autorità, favorirà i vostri propositi che mirano a
restituire il pieno vigore e a far rifiorire doviziosamente, con la gloria
degli antenati, la religione cattolica in Portogallo e in tutti i paesi
sottoposti al suo dominio.
Questa Nostra convinzione è
resa più forte dal fatto che nessuno ormai ignora, e anche voi ne avete piena
coscienza, quali siano al riguardo i Nostri sentimenti e i Nostri auspici, che
sono sicuramente rivolti al bene della religione, ma si propongono anche la
piena prosperità del popolo portoghese. Sono questi il compito e la funzione
che il Divino Fondatore ha assegnato alla Chiesa: porsi nel cuore della società
umana come vincolo di pace e garanzia di salvezza.
La Chiesa non toglie nulla
all’autorità di chi è posto a capo dello Stato e ne detiene il potere, anzi lo
difende e lo rafforza, affiancando alle leggi emanate l’obbligo religioso
dell’osservanza, riconducendo il dovere di sottostare alle pubbliche autorità nell’ambito
degli obblighi voluti da Dio, esortando i cittadini a tenersi lontano dai moti
sediziosi e da ogni altra forma di sovvertimento dello Stato, insegnando a
tutti di coltivare la virtù e di assolvere con cura tutto ciò che richiede il
proprio stato e la propria condizione.
La Chiesa è dunque il
migliore censore dei costumi; la sua salutare disciplina prepara uomini retti,
onesti, devoti verso la patria, fedeli e pienamente solidali con i principi,
tali cioè da costituire un solido sostegno del pubblico ordinamento degli
Stati, in grado di mettere a loro disposizione indomite energie per affrontare
imprese ardue e gloriose. È per questo motivo che si provvede in modo saggio e
accorto al bene dello Stato quando si permette alla Chiesa di avvalersi di
quella libertà d’azione che essa rivendica a buon diritto, e le si apre
benevolmente la strada perché possa ampiamente far valere la sua benefica
influenza e mettere a disposizione del bene comune tutti i mezzi di cui è
dotata.
Anche se un simile assunto
riguarda tutte le genti, esso si rivela particolarmente indicato per il popolo
portoghese, presso il quale la religione cattolica svolse un ruolo di primaria
importanza nel plasmare, da molto tempo, i costumi e le menti degli uomini, nel
promuovere gli studi delle scienze, delle lettere e delle arti, nell’infiammare
gli animi a compiere ogni sorta di imprese memorabili in pace e in guerra,
quasi da sembrare la madre e la nutrice, donata dal cielo, per generare e far
crescere tutto ciò che di splendido prese forma, in tale popolo, nel campo
della civiltà, della dignità e della gloria.
Ci siamo intrattenuti più
diffusamente con voi su questo argomento nella citata Lettera enciclica che vi
abbiamo recentemente indirizzata. Ora però è bene ricordare questa sola cosa:
la forza e il valore della religione non possono in alcun modo venir meno,
perché i principi dottrinali che essa trasmette, in quanto voluti da Dio, non
sono condizionati dalle leggi del tempo e dello spazio, ma sono rivolti alla
salvezza e al conforto di tutti i popoli. Per questo motivo, allo scopo di
favorire il benessere e la prosperità della vostra nobilissima gente, la
religione è ancora in grado di fornire quegli straordinari benefìci e quei validi
aiuti che mise a disposizione in passato. Specialmente in questo tempo
malvagio, nel quale la debolezza e il turbamento degli animi si sono fatti così
grandi che i fondamentali principi che garantiscono l’ordine e la pace della
società umana non solo vengono messi in dubbio, ma sono apertamente avversati,
non vi è nessuno che non comprenda la necessità di far ricorso all’aiuto della
religione e ai suoi sacri precetti e insegnamenti. Tutte le persone assennate
ed oneste sono infatti concordi nel riconoscere che non esiste un rimedio più
sicuro e più valido della dottrina cattolica contro i mali che affliggono il
nostro tempo e i pericoli che incombono, sempreché essa sia accettata completa
ed integra, e gli uomini uniformino il loro modo di vivere alle norme che la
stessa propone.
Per tutto questo, Diletti
Figli Nostri, Venerabili Fratelli, non dubitiamo che, in forza dello zelo
pastorale che vi distingue, vi affretterete, con animo deciso e con impegno
costante, all’opera che vi abbiamo raccomandato. Sarà per voi, dediti al
lavoro, un titolo di sommo onore e di meritata riconoscenza, l’aver potuto
conseguire altissime benemerenze verso la religione, che assorbe tutto il
vostro interesse, verso la patria e verso il vostro popolo, per il quale
auspicate, con un’intensità non inferiore alla Nostra, una stabile pace e un
futuro rispondente alle attese.
Mentre eleviamo la Nostra supplica a Dio
perché vi colmi dei suoi doni e assecondi le vostre iniziative, impartiamo, con
sincero affetto nel Signore, la Benedizione Apostolica, testimonianza del
Nostro paterno amore, a voi, al clero e ai fedeli affidati alle vostre cure.
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