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Con l’approssimarsi del
mese di ottobre, sacro alla beatissima Vergine del Rosario, Ci ritornano
gradite alla memoria le calorose esortazioni a voi rivolte negli anni scorsi,
Venerabili fratelli, affinché tutti i fedeli, senza eccezione, incitati dalla
vostra autorità e dal vostro zelo si applicassero con rinnovata devozione al
culto della gran Madre di Dio, potente ausiliatrice della cristianità, ed a Lei
si rivolgessero supplichevoli per tutto il mese, invocandola con la santissima
pratica del Rosario, che la Chiesa non ha mai mancato di esercitare e di
diffondere, specialmente in situazioni d’incertezza e in tempi di grandi
difficoltà, ottenendo sempre l’esito desiderato.
È Nostra intenzione, anche
quest’anno, rivolgerci a voi per ribadire e raddoppiare le stesse esortazioni,
come Ci consiglia e Ci spinge a fare l’amore verso la Chiesa, le cui
tribolazioni, invece di affievolirsi aumentano ogni giorno di numero e di
gravità. I mali che deploriamo sono noti a tutti: i sacrosanti dogmi che la Chiesa
custodisce e tramanda sono sistematicamente attaccati; la purezza della morale
cristiana che essa difende è derisa; in molti modi si calunnia e si offende
l’ordine dei Vescovi e soprattutto il romano Pontefice; si arriva al punto di
attaccare lo stesso Gesù Cristo con spudorata audacia e infame empietà, allo
scopo di abbattere e cancellare ciò che nessuna forza riuscirà mai a
distruggere, ossia la divina opera della Redenzione. In verità, la Chiesa
militante è avvezza a tali prove; come Gesù aveva predetto agli Apostoli, deve
quotidianamente affrontare la battaglia per insegnare agli uomini la verità e
condurli alla salvezza eterna. Infatti combatte impavida attraverso i secoli
fino al martirio, soprattutto lieta e onorata di offrire il proprio sangue insieme
a quello del suo Fondatore, in cui è riposta la certissima speranza della
vittoria promessa.
Tuttavia è pur vero che
questa continua guerra riempie di profonda mestizia i buoni. Sicuramente è
causa di grande tristezza vedere come la malvagità degli errori e la protervia
contro Dio allontanino molti dalla retta via e li spingano verso il precipizio.
Così pure vedere tanti altri, ai quali è indifferente qualsiasi forma di
religione, abbandonare da un momento all’altro la vera fede; ancora, non sono
pochi i cattolici che si considerano tali solo di nome e che non curano affatto
le pratiche religiose. Inoltre, avvilisce e addolora ancor più il constatare
che questa luttuosa situazione è nata soprattutto dal fatto che nelle
istituzioni sociali o non si dà alcuna importanza alla Chiesa o se ne contrasta
volutamente il benefico influsso. In questo stato di cose si ravvisa la grande
e giusta punizione di Dio, che permette l’ottundimento delle nazioni, le quali,
con miserevole cecità mentale, si allontanano da Lui.
Per tutto questo, la
situazione afferma di giorno in giorno, con maggior forza, l’assoluta necessità
che i cattolici si rivolgano a Dio con assidue, fervorose preghiere e suppliche
"incessantemente"). Facciano ciò non soltanto in privato, ma
soprattutto riuniti nei luoghi sacri, e implorino con tutte le loro forze che
Dio misericordioso liberi la Chiesa "dagli indesiderabili e dai
malvagi" e riporti alla ragione le genti traviate, mediante la luce e la carità
di Cristo.
Cosa meravigliosa,
straordinaria, in verità! Se gli uomini, pur sorretti dal lavoro, dalla forza,
dalle armi, dall’ingegno riescono a fatica a percorrere la loro strada, la
Chiesa, per contro, procede nei secoli con passo fermo e sicuro confidando
unicamente in Dio, al quale innalza gli occhi e le mani con incessante
preghiera. Infatti, pur non trascurando prudentemente tutti gli strumenti umani
che, con l’aiuto divino, il tempo le offre, non in questi ripone la sola
speranza, bensì nella preghiera, nella supplica, nella fervida invocazione a
Dio. Ne deriva che alimenta e rinvigorisce il suo spirito vitale, perché, con
l’assidua preghiera, può felicemente staccarsi dalle miserie umane. In perpetua
unione con Dio, può godere della stessa vita di Cristo e continuare a vivere in
piena tranquillità, quasi come Cristo stesso, al quale la crudeltà dei
tormenti, che egli sopportò per il bene di tutti, non tolse né diminuì la gioia
e la visione beatifica.
Queste grandi testimonianze
della saggezza cristiana furono sempre tenute in considerazione e
religiosamente seguite da tutti i buoni cristiani. Le loro preghiere al Signore
solevano essere più frequenti e più intense ogni volta che la santa Chiesa o la
sua più alta guida venivano colpite dal violento attacco degli inganni o dalla
sciagurata azione di uomini iniqui. Resta come straordinario esempio quello dei
fedeli della Chiesa nascente, degno, senza dubbio, di essere proposto
all’imitazione dei posteri, affinché lo seguano. Pietro, vicario di Cristo
Signore, capo supremo della Chiesa, era stato tradotto in carcere per ordine
dell’empio Erode e destinato a morte certa. Non c’era alcun mezzo né aiuto
esterno che potessero favorire la sua evasione. Non gli mancava, però, quell’aiuto
che una fervida preghiera ottiene da Dio; la Chiesa, infatti, come riporta la
storia sacra, pregava intensamente per la sua salvezza. "Da parte della
Chiesa si rivolgeva a Dio una incessante supplica per lui" e tutti
pregavano con tanto maggior impegno quanto più acuta era la pena per così grave
sciagura. È risaputo che le preghiere dei supplicanti ebbero successo: il
popolo cristiano celebra sempre con grande gioia il ricordo della miracolosa
liberazione di Pietro.
Inoltre, un esempio divino
ancora più fulgido fu fornito da Gesù Cristo quando non solo con i precetti, ma
impegnando tutto se stesso, volle preparare e indirizzare la sua Chiesa verso
la piena santità. Infatti, nel tempo della sua vita terrena, si dedicò spesso e
diffusamente alla preghiera. Anzi, nell’ora estrema, quando nell’orto di
Getsemani, con l’animo invaso da profonda amarezza, si sentiva venir meno al
pensiero della morte imminente, non solo pregava, ma "pregava con maggior
fervore". Non fece questo per il proprio bene, perché, come Dio, non aveva
nulla da temere né da desiderare, ma lo fece per noi e per la sua Chiesa, le
cui preghiere e sofferenze future rendeva feconde di grazia, facendole
generosamente sue.
Non appena ottenuta la
salvezza del genere umano col sacrificio della Croce, la Chiesa, dopo la
resurrezione di Cristo, fu fondata in terra e solennemente consolidata; da quel
momento ebbe inizio, per il nuovo popolo, un ordine di Provvidenza Divina prima
sconosciuto. Conviene tener conto, con grande rispetto, dei consigli divini.
L’eterno Figlio di Dio
volle assumere la natura umana per la redenzione e l’onore dell’uomo, e con ciò
avviare un mistico connubio con il genere umano. Non lo volle fare senza aver
prima ottenuto il pieno, libero consenso della Madre predestinata, che in certo
qual modo rappresentava l’intera umanità, secondo la giustissima e nobile
definizione dell’Aquinate: "Per l’annunciazione si aspettava il consenso
della Vergine, per conto dell’umanità intera" . Per questo, è lecito
affermare, a piena ragione, che dell’immenso tesoro di ogni grazia che il
Signore ci ha procacciato, poiché "la grazia e la verità provengono da
Cristo", nulla ci viene dato direttamente se non attraverso Maria, per
volere di Dio. Dato che nessuno può andare al Sommo Padre se non per mezzo del
Figlio, così, di regola, nessuno può avvicinarsi a Cristo se non attraverso la
Madre.
Quanta luce di sapienza e
di misericordia risplende in questo disegno divino! Quanta insipienza, invece,
e fragilità nell’uomo! Come noi lodiamo l’infinita misericordia di Dio e
crediamo in essa, così ne riconosciamo e temiamo l’infinita giustizia; come
ricambiamo l’amore del nostro Salvatore, che per noi diede anima e sangue, così
lo temiamo come inflessibile giudice. Perciò, trepidanti perché consapevoli
delle nostre azioni, necessariamente ci occorre un protettore e patrocinatore
che goda di tutta la grazia di Dio e che sia di tanta generosità da non
rifiutare la difesa di nessuno e da ridare agli avviliti e agli afflitti la
speranza nella misericordia divina. Con estrema chiarezza, è proprio il caso di
Maria: certamente potente perché madre dell’Onnipotente, ma, ed è ciò che
risulta più gradevole perché compiacente, benigna, indulgente al massimo grado.
Tale ce la offrì Dio stesso quando la elesse madre del suo Unigenito,
instillandole veri sentimenti materni, di null’altro animati se non di amore e
perdono. Così ce la mostrò Gesù Cristo nei fatti, quando volle spontaneamente
viverle accanto, in sottomissione e obbedienza, come un figlio con la madre.
Così la consacrò dalla Croce, quando le affidò, nel discepolo Giovanni, la cura
e il sostegno dell’umanità intera; come tale, infine, si offerse ella stessa
quando, accettando con grande forza d’animo l’eredità dell’immenso impegno
affidatole dal figlio morente, cominciò subito a riversare su tutti le sue cure
di madre.
Fin dall’inizio, i Santi
Apostoli e i primi cristiani accolsero con immensa gioia l’iniziativa di tanta
benevola misericordia, presa per volontà divina e confermata dalle ultime
parole di Cristo. La capirono e l’insegnarono anche i Venerabili Padri della
Chiesa e, in ogni tempo, ebbe il consenso di tutte le popolazioni cristiane.
Pur se ogni ricordo, ogni documento tacesse, una voce erompente dal petto dei
cristiani parlerebbe alta e chiara. Da nessun’altra parte, se non certamente da
una fede divina, può provenire quel prepotente impulso che dolcemente ci attrae
e che ci spinge verso Maria, tanto non c’è nulla di più importante e di più
gradito che affidarci alla sua protezione e assistenza. Riporre in Lei progetti
e opere, purezza e pentimento, gioie e dolori, preghiere e voti, insomma, ogni
cosa di noi, con serena, fiduciosa speranza che tutto ciò che sarebbe meno gradito
da Dio se presentato da noi, indegni, risulterebbe graditissimo e ben accetto
se presentato da Maria santissima. Come grande è la consolazione dell’animo per
la verità e la dolcezza di queste cose, altrettanta è la mestizia pensando a
coloro che, privi di fede, non riveriscono né considerano Maria come madre.
Maggiormente ci addolora la miseria di quelli che, pur essendo partecipi della
fede, osano rimproverare i buoni di rivolgere a Maria eccessivi ed esagerati
onori: perciò tradiscono profondamente quel sentimento d’amore che dovrebbero
avere come figli.
Pertanto ora, nella
tempesta delle avversità da cui la Chiesa è afflitta, tutti i figli a lei
fedeli capiscono facilmente quanto siano obbligati da un sacro dovere a pregare
Dio sempre più fervorosamente e quale sia la miglior strada da seguire affinché
queste preghiere possano ottenere il massimo effetto. Seguendo l’esempio dei
devotissimi padri e antenati nostri, rifugiamoci in Maria Santissima, Signora
nostra; rivolgiamoci a Maria, madre di Cristo e nostra, e tutti insieme
supplichiamo: "Dimostra di essere madre; fa che per merito tuo accolga le
nostre preghiere Colui che, nato per noi, accettò di essere tuo figlio" .
Ora però, se fra le tante
forme e maniere di onorare la divina Madre sono da preferire quelle considerate
più degne di lei e a lei più gradite, piace qui indicare espressamente e
vivamente raccomandare il Rosario. Questo modo di pregare è comunemente chiamato
"corona", anche perché esso rappresenta un felice intreccio dei
grandi misteri di Gesù e di Maria, dei gaudi, dei dolori, dei trionfi. È
incredibile quanto giovamento possano trarre i fedeli dalla devota meditazione
di questi sublimi misteri, ripassati e contemplati uno per uno, sia per
alimentare la fede e proteggerla dall’ignoranza o da errori funesti, sia per
risollevare e rafforzare i valori morali. In questo modo, il pensiero e la
memoria di colui che prega, illuminati dalla fede, si dedicano a questi misteri
con gioioso trasporto e, compenetrandoli e discutendoli, possono considerare
con ammirazione la meravigliosa opera dell’umano riscatto ottenuto a sì gran
prezzo e attraverso una lunga serie di avvenimenti. In verità, l’animo, di
fronte a queste manifestazioni di carità divina, si infiamma di amore e di
riconoscenza, rafforza e aumenta la speranza e, ansioso, tende ad ottenere il
premio celeste predisposto da Cristo per coloro che si uniranno a lui,
seguendone l’esempio e condividendone i dolori. Qui trovano posto le preghiere
insegnate dal Signore stesso, dall’Arcangelo Gabriele e dalla Chiesa: preghiere
che, ricche di lodi e di salutari voti, riscoperte ripetute seguendo un ordine
ben preciso e vario, daranno sempre nuovi e graditi frutti di pietà.
È da credere, tra l’altro,
che la stessa Regina celeste valorizzi in special modo, col suo appoggio,
l’efficacia della preghiera del Rosario, proprio perché, per sua iniziativa e
suggerimento, fu istituita e divulgata dal famoso Patriarca Domenico, in un
periodo tristissimo per il Cattolicesimo, non molto diverso dall’attuale, quasi
come un’arma da guerra validissima per sconfiggere i nemici della fede. La
setta degli eretici Albigesi, infatti, aveva invaso molte regioni, sia in forma
clandestina, sia manifesta; orribile emanazione dei Manichei, ne rinnovava gli
spaventosi errori e ne ripeteva le violenze, le ipocrisie e il più accanito
odio verso la Chiesa. Contro questa arrogante e pericolosissima moltitudine ben
poco si poteva sperare dalle forze degli uomini, quando giunse l’aiuto
direttamente da Dio per merito del Rosario. E così, col favore della Vergine,
gloriosa vincitrice di tutte le eresie, furono annullate e distrutte le forze
degli empi e salvata la fede di tanti. Molti altri fatti simili a questo,
accaduti presso diverse popolazioni, come pericoli allontanati o benefìci
ottenuti, sono sufficientemente noti e la storia li ricorda, sia in passato,
sia in tempi recenti, con splendide testimonianze.
A ciò si aggiunge, inoltre,
un’altra valida, convincente argomentazione: da quando fu istituita, la pratica
del Rosario fu subito accettata e resa operante ovunque, presso ogni classe
sociale. In verità, con nobili appellativi e in molti modi la devozione dei
cristiani rende onore alla Madre di Dio, che unica fra tutte le creature
rifulge per tanti meriti. Tuttavia, la recita del Rosario, questa particolare
preghiera nella quale sembrano concentrarsi la testimonianza della fede e il
culto dovuto alla Madonna, è sempre stata singolarmente amata. Al Rosario, sia
in privato, sia in pubblico, nelle case e nelle famiglie, è stata dedicata una
speciale attenzione, costituendo associazioni, consacrando altari, promuovendo
processioni, nella convinzione che non esista una preghiera che possa meglio
onorare la Vergine nelle sue solennità e ottenerne la protezione e i favori.
A questo proposito, non si
può passare sotto silenzio un fatto che evidenzia il sorprendente,
provvidenziale intervento della nostra Protettrice. Quando, col passare degli
anni, ci si accorse che presso certe popolazioni si andava spegnendo il
sentimento religioso e si trascurava la stessa consuetudine di questa
preghiera, nel momento in cui gli eventi pubblici si stavano avviando verso una
situazione pericolosa e incombevano bisogni urgenti, con generale consenso
venne ripristinata, a preferenza di altre pratiche religiose, la preghiera del
Rosario, che recuperò il suo posto d’onore e riacquistò ovunque il suo valore
salvifico. Non occorre cercare testimonianze di ciò in tempi lontani: abbiamo
luminosi esempi al presente. In questa nostra età che, come abbiamo ricordato
all’inizio è veramente ostile alla Chiesa, a Noi, che per volere divino siamo
incaricati di governarla, è dato però di osservare e ammirare con compiacimento
che in ogni luogo, fra le popolazioni cattoliche, si onora e si tiene in grande
considerazione la pratica del Rosario. Ciò è da attribuire esclusivamente a
Dio, che guida e regge le sorti degli uomini, e non alla saggezza e allo zelo
di questi ultimi. Di conseguenza il Nostro animo, mentre si rallegra e si
riconforta, nutre un’incrollabile fiducia in ulteriori e più grandi trionfi
della Chiesa, auspice Maria.
Tuttavia ci sono alcuni
che, pur convinti di tutto ciò che noi abbiamo giustamente ricordato, non
vedendo fino ad ora realizzato nulla di quanto avevano sperato, specialmente
riguardo alla pace e alla tranquillità della Chiesa, anzi, constatando che
forse i tempi tendono al peggio, abbandonano, stanchi e sfiduciati, la buona
abitudine di pregare con convinzione. Stando così le cose, gli uomini
dovrebbero prima controllare se le preghiere che rivolgono a Dio possiedono,
secondo il precetto di Cristo Signore, le giuste virtù: se così fosse,
considerino che è indegno e illecito voler imporre a Dio il modo e il tempo di
venirci in aiuto. Egli nulla ci deve, e quando esaudisce le nostre preghiere e
"corona i meriti nostri, non corona altro che i suoi doni" . Quando
non asseconda del tutto le nostre richieste, si comporta saggiamente come un
buon padre con i figli, perdonando la loro stoltezza e avendo cura del loro
benessere.
In realtà, le nostre
preghiere, tese ad ottenere, con il sostegno di tutti i Santi del Paradiso, il
favore di Dio per la sua Chiesa, sono sempre ben accette e ascoltate da lui,
sia che riguardino l’aspetto spirituale, cioè il bene massimo ed eterno, sia
che si riferiscano all’aspetto temporale, meno importante, ma sempre a lei
necessario. Sicuramente a queste invocazioni aggiunge grande importanza e
sicura efficacia, sia per le preghiere, sia per i suoi meriti, Cristo Signore,
che "amò la Chiesa e sacrificò se stesso per lei, al fine di
santificarla... per mostrarla a se stesso vestita di gloria"; egli, sommo
Pontefice di questa Chiesa, santo e innocente, "vive sempre per
intercedere in nostro favore": noi sappiamo per fede che il suo intervento
e la sua preghiera ottengono immancabilmente buon esito.
Per ciò che riguarda poi i
beni temporali della Chiesa e la sua vita, è palese che essa si trova di fronte
nemici formidabili per avversione e potenza. Da questi è spogliata purtroppo
dei suoi averi, ostacolata ed oppressa nella sua libertà, perseguitata e
disprezzata nella sua autorità e, infine, esposta a danni e fatta segno ad atti
ostili di ogni genere. Se ci si chiede perché la malvagità di questi avversari
non arrivi alla violenza, non raggiunga, cioè, lo scopo degli sforzi profusi e
perché, invece, la Chiesa, in tante vicissitudini, continui ad emergere, seppur
in modi diversi, e a crescere in magnificenza e gloria, sia nell’uno come
nell’altro caso, è giusto ritenere che il motivo principale consista nella
lodevole consuetudine della Chiesa di pregare Dio. La ragione umana, infatti,
non può sufficientemente rendersi conto di come mai un odio così potente non
riesca a superare confini, che pur sono ristretti, e la Chiesa, al contrario,
senza libertà di movimento, riesca ugualmente ad ottenere magnifiche vittorie.
La stessa cosa diventa più evidente se si tratta dei beni con i quali la Chiesa
indirizza gli uomini al conseguimento dell’ultimo fine. Dal momento che essa è
nata proprio con questo compito, deve avere molto peso con le sue preghiere
affinché la provvidenza e la misericordia divina abbiano un perfetto risultato.
Tale che gli uomini, pregando con la Chiesa e per la Chiesa, possano ottenere
ciò che "Dio onnipotente, fin dall’eternità, stabilì di donare" .
La mente umana non può
capire, per ora, i superiori disegni della Provvidenza divina, ma al momento
opportuno, quando le ragioni e le concatenazioni delle cose saranno
benignamente palesate da Dio stesso, risulterà chiaro quanto grandi, in
proposito, siano state l’efficacia e l’utilità della preghiera. Sarà per merito
suo se molti, nella corruzione di un’epoca depravata, si conservarono immuni e
incontaminati "da ogni lordura della carne e dello spirito, portando a
compimento la santificazione nel timore di Dio"; se altri, già in procinto
di abbandonarsi al disonore, seppero fermarsi in tempo e da quella stessa
pericolosa prova ottennero doni di maggiore virtù; se altri, già caduti,
trovarono la forza interiore di rialzarsi e di riabbracciare Dio
misericordioso.
Facciamo voti che tutti,
consapevoli di ciò, non cedano agl’inganni dell’antico nemico, né abbandonino
per nessun motivo la pratica della preghiera, ma si mantengano costanti
nell’orazione, "incessantemente". La loro prima preoccupazione sia
per il sommo bene, ossia l’eterna salvezza di tutti, e per l’incolumità della
Chiesa; dopo si possono chiedere a Dio gli altri beni relativi alle necessità
della vita, purché ci si adegui alla sua sempre giusta volontà, e parimenti si
ringrazi il munifico Padre, sia che conceda o neghi le cose richieste. Infine
ci si rivolga a Dio con amore e devozione, come è giusto e doveroso che sia,
così come erano soliti fare i Santi e come si comportò lo stesso nostro
Redentore e Maestro, "con alte grida e lacrime".
Ora, il dovere e l’amore
paterno ci spingono ad implorare Dio, dispensatore di ogni bene, affinché
infonda in tutti i figli della Chiesa non solo il desiderio della preghiera, ma
anche quello di una sincera penitenza. Al tempo stesso, dal profondo del cuore
esortiamo tutti e ciascuno a praticare, con lo stesso impegno, questa virtù,
strettamente connessa all’altra. È evidente, infatti, che se la preghiera dà
conforto allo spirito, lo agguerrisce e lo avvicina a Dio, la penitenza ci
rende padroni di noi stessi, specialmente del corpo che, per colpa del peccato
originale, è l’acerrimo nemico della ragione e della legge evangelica. Non c’è
dubbio che queste virtù si collegano perfettamente tra loro, si sostengono a
vicenda e tendono insieme al medesimo scopo: distogliere l’uomo, nato per il
cielo, dalle cose terrene, quasi ad innalzarlo ad una celeste intimità con Dio.
Al contrario, se lo spirito si abbandona alle passioni e non resiste alle
lusinghe, così debilitato rifiuterà le dolcezze delle cose celesti, e la
preghiera non sarà altro che una voce debole e fredda, certamente indegna di
essere ascoltata da Dio.
Tutti conosciamo gli esempi
di penitenza dei Santi, le cui preghiere e suppliche, proprio per queste
mortificazioni, non solo risultavano estremamente gradite a Dio, ma addirittura
operavano miracoli, come apprendiamo dai sacri scritti. Essi sapevano guidare
la mente e l’animo; sapevano dominare, senza cedimenti, le passioni; non
mancavano di ubbidire, con pieno consenso e sottomissione, alla dottrina di
Cristo e agli insegnamenti e ai precetti della Sua Chiesa. Nulla desideravano e
nulla respingevano se prima non si erano resi conto della volontà di Dio, e non
miravano ad altro, con le loro azioni, se non ad aumentare la Sua gloria, a
reprimere energicamente e a vincere le voglie insane, a trattare duramente e
senza riguardi il proprio corpo, ad astenersi, per amore della virtù, anche da
cose piacevoli, di per se stesse lecite. Per tutto questo, potevano, a buon
diritto, ripetere ciò che l’Apostolo Paolo diceva di sé: "Dopo tutto, la
nostra cittadinanza è in cielo". È per questo motivo che le loro preghiere
risultavano tanto efficaci nel propiziare la benevolenza e il favore di Dio.
Naturalmente è chiaro che
non tutti possono né debbono fare altrettanto, tuttavia, che ognuno debba
controllare la sua condotta di vita, compatibilmente col proprio sentire, lo
esigono le ragioni della giustizia divina, a cui, per i nostri peccati, ci si
deve rigorosamente attenere. È auspicabile, mentre si è in vita, imporsi
volontarie mortificazioni le quali, così, acquistano il merito della virtù.
Inoltre, dal momento che
tutti facciamo parte del corpo mistico di Cristo, cioè la Chiesa, ne deriva,
secondo San Paolo, che quando un membro si allieta per una qualsiasi ragione
anche gli altri si rallegrano con lui; parimenti, se è addolorato, tutti
partecipano al suo dolore e allora, se i fratelli cristiani sono ammalati
nell’animo o nel corpo, gli altri debbono spontaneamente intervenire in loro
aiuto e, a seconda delle possibilità, prendersene cura. "Abbiano le membra
una vicendevole sollecitudine... Se un membro soffre, tutte le membra soffrono
con lui; se un membro esulta, tutte le membra godono della sua esultanza. Ecco,
voi siete il corpo di Cristo e membri di uno stesso membro". Ora, in
questa prova di carità, che ci indica il dovere di espiare le colpe del
prossimo, sull’esempio di Cristo, che diede la vita con immenso amore per la
redenzione dei peccati di tutti noi, sta proprio il grande vincolo di
perfezione col quale i fedeli sono legati fra di loro, coi Santi e intimamente
con Dio. In conclusione, la pratica di una santa penitenza è tanto varia,
operosa e si estende talmente in largo che ognuno, solo con un po’ di coscienza
e di buona volontà, può esercitarla di frequente senza troppa fatica.
È scontato, Venerabili
Fratelli, che, data la vostra straordinaria e ammirevole devozione verso la
Santissima Madre di Dio, la solerzia e la carità verso il gregge dei cristiani,
dall’opera vostra, dopo i Nostri richiami e le Nostre esortazioni, Noi Ci
aspettiamo un esito sicuramente ottimo. Esulta il Nostro cuore nel prevedere
gli stessi frutti, già ora copiosi e fecondi, che più volte ottenne la
manifesta devozione dei cattolici per Maria. Dunque, per le chiamate, le sollecitazioni,
i suggerimenti vostri, i fedeli convengano numerosi, specialmente nel prossimo
mese, agli altari rituali dell’augusta Regina e amorevolissima Madre e, secondo
l’usanza filiale, intreccino e le offrano mistiche ghirlande, recitando il
Rosario sicuramente gradito. Ferme restando le norme da Noi stessi
precedentemente fissate al riguardo, e le sacre indulgenze concesse)
Come sarà grande ed
esaltante vedere nelle città, nei villaggi, nelle campagne, in terra, in mare e
in ogni angolo del mondo cattolico molte centinaia di migliaia di fedeli,
accomunati nelle preghiere e nelle lodi, con una sola voce e un solo intento,
in tutte le ore del giorno acclamare Maria, implorare Maria e sperare di
ottenere ogni bene per merito di Maria! A lei, fiduciosi, chiedano con forza,
dopo aver supplicato il Figlio, che le popolazioni allontanatesi dalla giusta
via ritornino ai principii e ai precetti cristiani, sui quali poggia il
benessere pubblico e da cui sgorgano copiosi i frutti della invocata pace e
della vera beatitudine. A lei chiedano con insistenza ciò che deve essere
intensamente ambìto da tutti i buoni, cioè che Madre Chiesa possa ottenere la
sua libertà e ne possa godere tranquillamente. Essa non chiede altro che poter
realizzare i maggiori benefìci per l’umanità; da lei, sia i singoli individui,
sia le comunità, non ricevettero mai alcun danno, bensì sempre numerosi e
grandissimi vantaggi.
Ora, Venerabili Fratelli, con l’intercessione
della Regina del Santissimo Rosario, Iddio sia prodigo con voi di grazie
celesti affinché abbiate, il più a lungo possibile, forze e protezione per
attendere santamente ai doveri del vostro ufficio pastorale. Ne sia auspicio e
pegno l’Apostolica Benedizione che a voi, al clero e ai fedeli affidati alle vostre
cure affettuosamente impartiamo.
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