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Non è necessario rivolgervi
un lungo discorso per farvi comprendere che la battaglia interna contro la
Chiesa, sebbene non sia sempre condotta con lo stesso regime di violenza,
tuttavia di giorno in giorno si fa veramente più accanita. È anche troppo
eloquente il corso delle vicende italiane.
Evidentemente preme ed
incalza l’ostinato furore dei nemici da cui siamo circondati; essi utilizzano
diversi espedienti: taluni aggrediscono pubblicamente e con asprezza, altri
invece agiscono nell’ombra e in apparenza più blandamente. Vi è una sola specie
di individui che non si curano di nascondere il loro animo avverso, anzi
piuttosto lo ostentano: coloro che apertamente dichiarano che bisogna compiere
ogni sorta di atti ostili contro il Pontefice Romano, come contro un nemico;
coloro che cercano ogni giorno nuovi pretesti per offendere e che combattono
come in aperta battaglia. Per non riandare ad eventi più remoti, è recente il
ricordo di quelli che nello scorso ottobre si svolsero quasi sotto i Nostri
occhi. Senza dubbio, non potendo sopportare testimonianze così luminose di una
così grande moltitudine, e avendo deciso di turbarla ad ogni costo, rivelarono
senza pudore e senza misura ciò che tenevano chiuso in petto: senza alcun
timore e senza un giusto motivo esasperare con discorsi ed azioni infami uomini
onesti, andati all’estero per motivi religiosi e non per passioni civili; e
ancora tormentare (Roma ne è testimonio) il Pontefice, mescolando le minacce
agli schiamazzi. Ora, procedendo oltre, eccitano con scritti e discorsi la
moltitudine per tutta Italia, sostenuti dal suffragio popolare, per ottenere
che verso il Vicario di Gesù Cristo si agisca con più durezza e che a lui non
sia concesso di godere di diritti più ampi di quelli che per legge sono
attribuiti a un qualunque privato. Tuttavia il futuro non prevede un termine
alle loro malvagie imprese: essi infatti dichiarano di voler sopprimere lo
stesso Pontificato, e pur di raggiungere tale scopo non ricusano neppure di
ricorrere alla forza, se si presentasse l’occasione.
L’altra schiera di nemici
non ha altrettanta audacia, in apparenza; ché anzi questi occultano con i loro discorsi
l’abituale inimicizia verso la Chiesa o la difendono con sottili
giustificazioni. Inoltre preferiscono la moderazione, ricorrono all’astuzia; è
accertato infatti, se si vuole la verità, che essi hanno in comune con gli
altri gli stessi propositi, la stessa volontà. Come mai costoro non tengono a
freno i più accaniti e dichiarati nemici del cristianesimo, pur disponendo di
pubblici poteri? Peggio ancora: essi esasperano nel popolo l’arroganza e gli
odi quando osano censurare il Pontefice in quanto incombente come una minaccia
sulle vicende italiane. E se non vogliono abrogare determinate leggi, che
prevedono la concessione di un aiuto alla Sede Apostolica, per questo appunto
non vogliono, perché tale rifiuto giova ai loro interessi. Infatti essi comprendono
che quelle leggi valgono come giustificazione all’estero e come tutela in
patria: inoltre non conviene opporsi al cattolicesimo quando gli si nuoce poco.
In realtà, nelle ammissioni di molti di quella stessa fazione, abbiamo
ravvisato numerose affermazioni perniciose per la Chiesa, ingiuste per il
Pontefice, senza che essi abbiano incontrato alcun impedimento legale.
Essi affermano di
rispettare il potere del Pontefice: ma si adoperano per circoscrivere in
confini da loro stabiliti questa stessa potestà assegnata al Pontefice da Dio,
comportandosi come i più ostinati fra tutti, nei principi e nella pratica,
perché si consideri la Chiesa sottomessa allo Stato. Per analogo motivo
annunciano che è inviolato e garantito a chiunque recarsi dal Pontefice per
rendergli omaggio, da qualunque regione della terra lo stesso provenga,
tuttavia, nel medesimo quadro, in tanta clamorosa licenza di ingiurie, è
necessario che gli stranieri siano tenuti lontano dall’insolenza della plebe.
Così, per opera degli
avversari di entrambe le parti, spesso a Noi si impedisce la stessa facoltà di
parlare e di ascoltare; e ad ogni minima occasione si scopre ed emerge quanto
dicemmo fin dall’inizio: Noi siamo vessati ogni giorno più indegnamente e
sempre combattuti in mezzo alle difficoltà. E se queste sono tante, e tanto
assillanti in pace e in una situazione di concordia, nessuno può prevedere fin
dove si estenderanno se qualche sciagura incombesse, soprattutto se si
annunciassero timori di guerra.
Da dove proviene il fatto
che la forza degli animi ostili si è infiammata in questi ultimi tempi?
Certamente ciò che fece il Nostro immediato Predecessore e ciò che Noi medesimi
decidemmo di fare, coscienti del Nostro dovere, fin dall’inizio del Nostro
Pontificato, fu anche in seguito la Nostra costante linea di condotta.
Chiedemmo di rivendicare la libertà dovuta. Perseverammo nel richiamare il
Nostro diritto particolarmente in questa città, consacrata al Pontefice per
Provvidenza divina e per la conferma dei secoli; avvertiamo chiaramente (e non
una volta sola l’abbiamo ricordato) che l’integrità del Nostro diritto può
perfettamente coesistere con la salute, la libertà, la prosperità del popolo
italiano; anzi, l’accordo tra gl’Italiani e la Sede Apostolica gioverà assai
alla crescita del loro benessere in patria e all’estero. Ciò che scrivemmo e
facemmo fino ad oggi, senza mai minacciare alcuno, dimostra che nulla è mutato
nel Nostro pensiero e nel Nostro modo di agire.
Pertanto bisogna cercare
altrove la causa della crescente ostilità. In verità Ci sembra che la causa
possa risalire a quella lettera che l’anno scorso rivolgemmo agli Italiani: in
essa rivelammo gli arcani di perfide congreghe con le stessissime parole di chi
ne era complice; a quelle parole si ispirarono recentemente nella stessa
assemblea dei legislatori decisioni non ambigue. È comune proposito delle sette
fiaccare con una lotta atroce il sommo pontificato e, possibilmente, abolire
del tutto il nome cristiano. Ora si affrettano ad attuare i loro propositi,
fermamente convinti che tutto evolverà in loro favore, poiché essi non solo non
avvertono alcun ostacolo che sembri davvero temibile, ma, se mai, più di una
volta si sentono incoraggiati dalla indulgenza e dagli incitamenti a
perseverare nell’impresa.
Ecco dunque, Venerabili
Fratelli, a che punto si è giunti: conviene avere conoscenza e memoria di tale
situazione, poiché giova a coloro che si accingono a difendersi contro la
forza, conoscere gli itinerari dei nemici. Soprattutto vorremmo che coloro che
governano regni e imperi volgessero l’animo in tal senso: infatti facilmente
comprenderanno che non interessa soltanto alla religione ma anche alla società
tutta, sbarrare la via alla empietà e ai costumi corrotti, perché non si
estendano oltre. Infatti, dove domina l’empietà, ivi è necessario che crolli il
principale fondamento del vivere civile che consiste nella religione e nella onestà
dei costumi; infatti, una volta indebolita la potestà della Chiesa, che
possiede una grandissima capacità di coesione, ogni futura autorità diventa
instabile e indifesa. Pertanto, i cattolici, ovunque si trovino, riflettano
sulla diffusa cospirazione che si compie contro il nome cristiano, e in particolare
su quali propositi si nutrano contro la Sede Apostolica; con animi a Noi
congiunti si sforzino di resistere all’audacia dei malvagi, opponendo la loro
costanza e confidando in Dio, nella cui bontà e potenza riposa soprattutto la
Nostra speranza.
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