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Pius PP. VI
Cum nos superiori

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Capitolo II

Noi non saremmo colpiti da vana paura di incombenti sciagure se davvero non avessimo visto prodursi contro la Chiesa Romana e la sua libertà fatti assai più gravi e detestabili di quelli che Noi temevamo. Infatti i Venerabili Nostri Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa, ai quali esclusivamente spetta l’elezione del Romano Pontefice, o sono stati espulsi da Roma, o gettati in carcere, o deportati in luoghi diversi; il patrimonio del beato Pietro è stato saccheggiato; i beni delle Chiese sono stati svenduti; i monasteri, espulse le comunità dei regolari, sono stati destinati ad usi profani; sovvertita perfino la disciplina della Chiesa, non solo è stata violata l’immunità del sacerdozio ma anche ne è stata ristretta l’autorità e carpita la libertà. Noi stessi, che siamo garanti e custodi del patrimonio di San Pietro e che, sia pure con meriti inadeguati ma per volere del Signore, sovrastiamo alla universale Chiesa di Cristo e governiamo le sue sorti come successori in terra del beato Pietro, e siamo tenuti a difendere e a proteggere i violati diritti del sacerdozio, siamo stati cacciati dalla Sede Romana e costretti ad emigrare in terre straniere; rinchiusi in questo cenobio dei Certosini, non possiamo impedire tanti mali con l’autorità apostolicaprotestare contro una sì grave repressione dei diritti sia umani che divini, ed anzi temiamo che da tanta empietà e violenza umana possano derivare mali ancor più gravi per la Chiesa e per tutta la Religione.




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