Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Pius PP. VI
Super soliditate

IntraText CT - Lettura del testo

Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Capp. I-III

I.

1. Che sopra la solidità della pietra sia stata fondata da Cristo la Chiesa, e che Pietro, per singolare dono di Cristo, sia stato a preferenza di tutti gli altri eletto ad essere Principe del Coro Apostolico con potestà di fare le sue veci, e che in conseguenza prendesse la cura e l’autorità suprema di pascere tutto il gregge, di confermare i fratelli e di sciogliere e legare per tutto il mondo, è un dogma cattolico che, ricevuto dalla bocca di Cristo, insegnato e difeso con la continua predicazione dei Padri, è stato ritenuto santissimamente in ogni età dalla Chiesa universale, e sovente confermato contro gli errori dei novatori con i decreti dei Sommi Pontefici e dei Concilii.

2. In questo Principato della Cattedra Apostolica, Cristo colle che si tenesse fermo e stretto il vincolo dell’unità, in modo che la Chiesa, che si doveva propagare per tutto il mondo, risultasse unita da componenti, per quanto si voglia distanti fra loro, con una mutua consociazione di tutti in un solo capo, e in seguito avvenisse che la forza di questa potestà valesse non solo per l’ampiezza della prima Sede, ma soprattutto per l’integrità e la salvezza di tutto il corpo. Perciò non è da meravigliarsi se coloro che in tutti i secoli passati, quando l’antico nemico del genere umano riversò il suo odio contro la Chiesa, si scagliarono prima di tutto contro questa Sede, nella quale si contiene la saldezza dell’unità, affinché, disintegrato – se possibile – il fondamento, e distrutto il collegamento delle Chiese con il Capo, sul quale soprattutto esse si sostengono, vigoreggiano e fioriscono, spogliassero la stessa Chiesa, miseramente afflitta e lacerata per le forze infrante, di quella libertà che Cristo le ha donato, e l’assoggettassero ad un’indegna schiavitù.

II.

1. Pochi anni fa un uomo di vivo ingegno, già troppo noto per opuscoli condannati da tempo, Eybel, diede una nuova testimonianza del suo animo aggressivo contro Noi e questa Sede Apostolica: avendo avuto notizia del viaggio intrapreso da Noi per motivi religiosi, si affrettò a diffondere fra i compatrioti un libello con questo inverecondo titolo: Che cos’è il papa? Con esso intendeva ridurre quell’impegno ricco di pietà che l’arrivo di Noi aveva creato, e rendere il decoro della dignità pontificia odioso all’ordine sacerdotale, e spregevole al ceto popolare. Ma il misericordioso Iddio non consentì che egli realizzasse il suo spregevole voto, poiché fummo accolti con tanta solennità e partecipazione dei suoi connazionali, che egli aveva tentato di alienare da Noi, e con tanta considerazione e con tanti applausi di tutte le categorie che si rese manifesto che – quantunque senza alcun merito Nostro siamo stati innalzati per volontà della divina provvidenza al seggio di Pietro – tuttavia per divina decisione dello stesso Signore era stato provveduto a che l’indegnità del successore non pregiudicasse l’onore che è dovuto a Pietro.

III.

1. Allora però ritenemmo opportuno astenerci dal censurare quel libello con la meritata condanna, innanzi tutto per non sembrare ai più sospettosi, che non mancano mai, di avere piuttosto accondisceso al Nostro dolore che soddisfatto al dovere; in secondo luogo perché si poteva ritenere che tale opuscolo sarebbe presto caduto nell’oblio in quanto, per se stesso, era di nessun valore e nulla aggiungeva al di di una certa, più che sfrontata, licenza nel ritessere le antiche calunnie. Però recentemente abbiamo appreso che taluni nemici – sempre pronti a seminare abbondante zizzania – si impegnavano a che l’opera, di modesta consistenza, venisse ristampata ripetutamente non soltanto nella lingua originale, ma tradotta in diverse altre, persino nel greco volgare, e diffusa largamente. Essi erano animati dal proposito e dalla speranza che la licenza del ridicolo scritto allettasse non pochi a leggerlo, e che l’audacia dello scrittore nelle proprie affermazioni potesse ingannare gl’incauti, che non sono pochi. Ci rendemmo conto che da parte Nostra non si doveva frapporre alcun indugio al fine di contrastare, per quanto è in Noi, al male che va di giorno in giorno crescendo; Ci dovevamo sforzare con ogni impegno e con ogni mezzo affinché fossero richiamati a più sani propositi coloro che cercano (voglia Dio che non siano nemici domestici) di colpire la pace e l’unità della Chiesa, in modo che i buoni fedeli, irretiti dalle falsità di costoro, non vengano miseramente allontanati dalla sicurezza della Fede Ortodossa verso le profane novità degli errori insorgenti.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) Copyright 1996-2007 EuloTech SRL