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Pius PP. VI
Super soliditate

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Capp. IV-VI

IV.

1. Certamente, come insegna Agostino, mentre Dio pose la dottrina della verità nella cattedra dell’unità, al contrario codesto infelice scrittore nulla trascura per tormentare e contrastare in tutti i modi questa Sede di Pietro, nella quale i Padri, con unanime consenso, onorarono quella Cattedra "nella quale, unica si deve conservare l’unità da parte di tutti; dalla quale derivano in tutte le altre i diritti della veneranda comunione; alla quale ogni Chiesa e tutti i fedeli, ovunque si trovino, devono unirsi". Quell’infelice non ha avuto timore di chiamare fanatica la folla che, come prevedeva, alla vista del Pontefice sarebbe esplosa in queste espressioni: Egli è l’uomo che ha ricevuto da Dio le chiavi del regno dei cieli, con il potere di legare e di sciogliere; nessun altro vescovo può essere a lui eguagliato; gli stessi vescovi ricevono da lui la loro autorità, nello stesso modo in cui egli ricevette da Dio la propria, suprema, di essere il vicario di Cristo, il capo della Chiesa visibile, il giudice supremo dei fedeli.

2. Dunque, orribile a dirsi, sarebbe stata fanatica la stessa voce di Cristo che promette a Pietro le chiavi del regno dei cieli con il potere di legare e di sciogliere: quelle chiavi da trasmettere ad altri e che, dopo Tertulliano, Ottato di Milevi non esitò ad affermare che erano state ricevuto solo da Pietro?

3. Fanatici dovranno qualificarsi tanti solenni decreti, tante volte ripetuti, dei Pontefici e dei Concilii, con i quali sono stati condannati coloro che negavano che a successore del beato Pietro, Principe degli Apostoli, era stato costituito da Dio il Romano Pontefice, capo visibile della Chiesa e vicario di Gesù Cristo; che a lui era stata affidata la piena potestà di governare la Chiesa e che a lui è dovuta la vera obbedienza di coloro che si ritengono cristiani; e che tale è il valore del primato di cui egli dispone per diritto divino, che egli sovrasta gli altri vescovi non soltanto per grado onorifico ma anche per l’ampiezza del suo supremo potere?

4. Pertanto è maggiormente deplorevole la precipitosa e cieca temerarietà di quest’uomo, il quale si è impegnato a riproporre con il suo infausto libello gli errori condannati da tanti decreti, e che ha detto ed insinuato qua e là, attraverso molte tortuosità, che: qualsiasi vescovo chiamato da Dio al governo della Chiesa non è inferiore al Papa e non è fornito di minore potere; Cristo, per se stesso, diede a tutti gli Apostoli la medesima potestà; alcuni credono che possano essere ottenute e concesse soltanto dal Pontefice talune cose che nello stesso modo, sia in materia di consacrazione, sia di giurisdizione ecclesiastica, possono essere ottenute da qualsiasi vescovo; Cristo avrebbe voluto che la Chiesa fosse amministrata come una repubblica e che a tale regime occorresse un presidente per il bene dell’unità, ma che questi non osi intervenire negli affari degli altri che contemporaneamente governano; tuttavia abbia il diritto di esortare i negligenti a compiere i propri doveri; la forza del primato sia contenuta nella sola prerogativa di supplire alla negligenza altrui e nel provvedere alla conservazione dell’unità con le esortazioni e con l’esempio; i pontefici nulla possono nelle altre diocesi se non in qualche caso straordinario; il pontefice è un capo che riceve la sua forza e la fermezza dalla Chiesa; i pontefici si sono fatti lecito violare i diritti dei vescovi, riservando a sé le assoluzioni, le dispense, le decisioni, gli appelli, i conferimenti dei benefici, in una parola: tutte le incombenze che ad una ad una va enumerando, presentandole come riserve indebite e ingiuriose per i vescovi.

V.

1. Allo scopo non tanto di assicurare credibilità alle proprie affermazioni, quanto piuttosto di trafugarla in qualche modo, egli presenta in una lunga serie i nomi di santissimi Padri, dei quali, con notevole inganno, usa arbitrariamente le sentenze malamente carpite qua e là; fra le citazioni, ne raccoglie due che suonano a valorizzazione della dignità episcopale, e passa sotto silenzio altre con le quali i Padri esaltarono la pertinente superiorità del potere pontificio.

2. Se i Padri fossero presenti, rigetterebbero l’impudente calunnia di quest’uomo con quelle parole con le quali non solo predicarono il primato della Sede Apostolica e il loro ossequio nei suoi confronti, ma lasciarono testimonianza con scritti immortali a futura memoria. Lo stesso Cipriano, del quale sono queste parole: "Dio è uno solo, Cristo uno solo, la Chiesa una sola, e la Cattedra una sola fondata sopra Pietro con la parola del Signore", dichiara apertamente che la Cattedra di Pietro è la Chiesa principale, dalla quale ha avuto origine l’unità sacerdotale, nella quale la perfidia non può avere accesso.

VI.

1. Crisostomo apertamente dichiara che Pietro per proprio diritto poté eleggere il successore in luogo del traditore. Di tale diritto, derivato dal primato, lo stesso Pietro e i primi successori di Pietro si servirono quando fondarono Chiese per tutto l’occidente, ed a queste, prima di qualsiasi sinodo, misero a capo dei vescovi, ai quali assegnarono il gregge da curare; a precise regioni designarono una sola Sede, il vescovo della quale presiedesse anche ad altre con autorità apostolica. Dell’istituzione di tali Chiese Innocenzo I fornisce un’amplissima testimonianza, della quale ciascuno può valersi per comprendere che l’autorità pontificia non comparve a seguito della disciplina stabilita in precedenza dai sinodi, ma brillò prima della disciplina fissata dai decreti sinodali. È pure noto che lo stesso Pontefice ordinò con propr" decreti la Chiesa Antiochena, capo della diocesi orientale.




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