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| Pius PP. VI Super soliditate IntraText CT - Lettura del testo |
1. Se da quell’antichità procediamo verso tempi più vicini, non dovrebbero essergli sconosciute le gravissime censure contro il famoso apostata Spalatese emesse dall’insigne facoltà teologica di Parigi: in esse avrebbe potuto agevolmente ravvisare la condanna anticipata del suo libello.
2. Questi furono gli errori dello Spalatese ai quali la facoltà non dubitò doversi imprimere il marchio della pravità eretica e scismatica. "La disparità di potere fra gli apostoli è un’invenzione umana, che non figura minimamente nei sacri vangeli e nelle divine scritture del nuovo testamento". (Dichiara tale affermazione eretica e scismatica secondo la giurisdizione apostolica ordinaria che sussisteva solo in San Pietro). "Nella Chiesa non si può ammettere un solo capo supremo e monarca all’infuori di Cristo. Tutti i vescovi insieme, solidalmente, e i singoli governano la medesima Chiesa con piena potestà. La Chiesa Romana è stata ed è la principale per nobiltà, stima, fama ed autorevole dignità, non per primato di governo e di giurisdizione". (Dichiara eretica e scismatica tale affermazione, in quanto insinua apertamente che la Chiesa Romana non ha potere sulle altre Chiese per diritto divino). "Ogni vescovo per diritto divino è universale. La forma monarchica non fu immediatamente istituita nella Chiesa da Cristo; è falso che l’unione della Chiesa cattolica consiste nell’unità di un reggitore visibile". Poiché lo Spalatese aveva soggiunto che la dottrina dei Parigini, correttamente intesa, per nulla differiva dalla sua, essi subito respinsero l’urtante calunnia "come una chiara impostura contro la facoltà di Parigi".
1. Un’egregia testimonianza, in linea con la suddetta sentenza dei dottori Parigini e con la costante tradizione dei propr" maggiori a proposito del primato del Romano Pontefice, resero i Prelati Gallicani nelle assemblee del 16.
2. Essi dicono: "Egli è il capo della Chiesa, il centro dell’unità; egli ha sopra di noi il primato dell’autorità e della giurisdizione, a lui conferito da Gesù Cristo nella persona di San Pietro; chi dissentisse da questa verità, sarebbe scismatico, anzi persino eretico".
1. Certamente, all’autore del libello non furono affatto ignoti i luminosi documenti sul Romano Pontefice ricavati da ogni memoria dell’antichità. Pertanto si manifesta maggiormente ostinato il suo accanimento contro la Sede Romana: non potendo oscurare e distruggere le splendide testimonianze dei Padri, con somma impudenza non si peritò di spacciarle per allegorie malamente intese; conseguentemente, in parte avvenne che per una lunga serie di secoli si credette che il Papa sia quello che non è, come se i santissimi Padri, che Dio diede alla sua Chiesa quali pastori e dottori in una materia di gravissima importanza che per comune consenso appartiene alla costituzione della Chiesa, o avrebbero errato essi stessi o avrebbero dato ai fedeli motivo di errare. Piuttosto è tenuto a convincersi del nefando errore colui che stabilisce che sul Romano Pontefice si deve credere diversamente da come si è creduto per una continua successione di secoli.