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Pius PP. VI
Quae causa

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Capp. X-XIII

X.

1. Alle opere prescritte, che chiediamo si facciano per lucrare l’indulgenza, aggiungiamo una Nostra esortazione affinché ciascuno dei fedeli porti qualcosa di buono secondo la propria pietà e la propria virtù. Se in qualche diocesi gli ordini dei religiosi ivi esistenti, i collegi dei canonici, i conservatorii, ecc. insieme procederanno verso la chiesa, come sappiamo che qui a Roma è stato fatto con grandissima edificazione del popolo, così che andando e ritornando lungo la via, recitino le litanie dei Santi e implorino l’aiuto dei patroni non senza altre preghiere riguardanti la penitenza che voi suggerirete loro, a questo fine cercherete di ricordare alla loro memoria che sant’Innocenzo I aveva scritto ai vescovi Aurelio e Agostino: "Otteniamo di più con le preghiere in comune e a cori alterni che non con le preghiere singole e private".

XI.

1. Infine dobbiamo aggiungere per ciascuno di voi che, terminato il tempo del Giubileo, non si deve credere che sia finito anche il tempo delle suppliche al Signore, poiché dovete porre particolare cura nei confronti del popolo proprio per il culto divino e per l’esercizio continuo della pietà. Perciò, per Nostra volontà, bisogna togliere dalla vista e dalla mente per tutto il prossimo anno gli spettacoli di profana allegria, cioè dei teatri e dei baccanali, come già qui in Roma abbiamo ordinato.

XII.

1. Nonostante qualcuno operi in senso contrario, a tutti e ai singoli, anche a coloro dei quali si fa menzione speciale, specifica, espressa e individua, parola per parola, anche per clausole generali importanti e per qualsiasi altra forma riservata anche a coloro che dispongono di regole chiaramente espresse e conservate, sia pure nominative, deroghiamo sulla scorta di quanto premesso, respinta ogni altra eccezione contraria.

XIII.

1. Vogliamo inoltre che ai testi della presente lettera, sia in copia, sia a stampa, firmata da qualche pubblico notaio e munita del sigillo di persona costituita in autorità ecclesiastica, si presti la stessa fiducia che si avrebbe se la lettera venisse esposta o mostrata alla loro presenza.

Infine impartiamo con molto affetto l’Apostolica Benedizione alle Vostre Fraternità.

Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l’anello del Pescatore, il 24 novembre 1792, anno diciottesimo del Nostro Pontificato.




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