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Pius PP. IX
Si semper antea

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Capitolo XI

Mentre però eravamo immersi in siffatta consolazione Ci sopraggiunse un dolore amarissimo che Ci affanna e Ci strazia, scorgendo in qual modo gl’interessi della Nostra Santissima Religione ora si abbattano in un altro Regno cattolico, e si conculchino i sacri diritti della Chiesa e di questa Santa Sede. Già ben vedete, Venerabili Fratelli, che Noi qui intendiamo parlarvi del Piemonte, ove, come tutti forse già conoscono attraverso sia lettere private sia pubblici giornali, fu promulgata una legge avversa ai diritti della Chiesa e ai solenni trattati conclusi con questa Sede Apostolica; ed in questi giorni poi, con sommo dolore dell’animo Nostro, il ragguardevolissimo Arcivescovo di Torino, il Venerabile Fratello Luigi Fransoni, fu prelevato da mano militare dalla sua Sede arcivescovile, e con grave lutto dei buoni della città di Torino e di tutto il regno venne tradotto in luogo di reclusione. Noi pertanto, come esigevano la gravità delle cose e il Nostro dovere di tutelare i diritti della Chiesa, rimosso ogni indugio, per mezzo del Nostro Cardinale pro-segretario di Stato, immantinente reclamammo presso quel Governo prima di tutto contro la enunciata legge, poi contro l’ingiuria e la violenza usata all’egregio Arcivescovo. Intanto, mentre speriamo che la Nostra amarezza sia temperata dal desiderato esito dei Nostri reclami, non ometteremo di interessarci con altra allocuzione degli affari ecclesiastici di quel Regno, e rendervene consapevoli, allorquando lo giudicheremo opportuno.




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