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Pius PP. IX
Si semper antea

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Capitolo I

Se dovemmo sempre convincerci, Venerabili Fratelli, che non è mai venuta meno l’ammirabile provvidenza di Dio in difesa del Cattolicesimo, in questi ultimi anni scorgemmo certamente risplendere in modo sublime quella forza celeste con la quale Dio ha promesso di assistere la sua Chiesa fino alla consumazione dei secoli. Sono note appieno all’intero orbe cattolico le dolorose vicende dalle quali, grandemente travagliati, fummo costretti per oltre sedici mesi ad andare esuli da questa Nostra Sede, come del pari è a tutti palese la tristezza, non mai abbastanza deplorabile, dei recenti giorni in cui, con indicibile dolore Nostro, e anche di voi e di tutti i buoni, si vide il principe delle tenebre vomitare la sua rabbia contro la Chiesa e la Sede Apostolica, ed infuriare in questa stessa metropoli, centro della verità cattolica. Ed ognuno sa come Iddio giusto e misericordioso, che percuote e sana, dà morte e rende vita, conduce al sepolcro e fuori ne trae, con prodigiosi e manifesti segni della sua bontà Ci abbia consolato nelle tribolazioni, ed accogliendo con volto propizio e sereno le preghiere Nostre, i Nostri sospiri ed i voti della Chiesa tutta, si sia degnato sedare la fiera tempesta scagliatasi dall’inferno, sottrarre i dilettissimi popoli del Nostro Stato Pontificio dall’infelice condizione in cui miseramente giacevano, e ricondurci in quest’alma Città con tripudio dei popoli stessi, e con esultanza di tutto l’orbe cattolico. Pertanto, dopo il Nostro ritorno, dovendo parlarvi per la prima volta, Ci è d’uopo principalmente rendere grazie infinite all’Onnipotente per tanti benefici concessici, e lodare meritatamente quelle illustri Nazioni e Principi che, mossi da Dio medesimo, furono ben lieti nel rendersi benemeriti di Noi e di questa Sede Apostolica, e nel tutelare e difendere con le loro forze, col loro senno e con le loro armi i domini temporali di Santa Chiesa e ridonare la quiete e l’ordine a Roma ed allo Stato Pontificio. Giustamente merita la Nostra gratitudine e il Nostro encomio il carissimo figlio Nostro in Gesù Cristo Ferdinando II, Re del Regno delle Due Sicilie. Egli infatti, per l’esimia sua religione, appena avuta notizia del Nostro arrivo in Gaeta, senza frapporre indugio, insieme all’augusta sua sposa Maria Teresa, corse a Noi e pieno di gioia per l’occasione offertasi di dare al Vicario di Cristo in terra prove della sua singolare pietà e di filiale devozione ed ossequio, Ci ospitò generosamente, né mai cessò, durante tutto il tempo della Nostra dimora nel suo Regno, di ricolmarci con ogni genere di attenzioni, come foste voi stessi testimoni, Venerabili Fratelli. E poiché altre Nazioni ancora concorsero a difendere il civile principato di questa Santa Sede, la Maestà di quel Re volle addirittura guidare le proprie truppe. I singolari meriti verso Noi e la Sede Apostolica di sì religioso Principe sono talmente impressi nel Nostro cuore, che la loro memoria non si cancellerà giammai.




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