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Testamenti dei Dodici Patriarchi IntraText CT - Lettura del testo |
III.
[1] Quando Giuseppe ebbe parlato così, apparve un toro magnifico che gli stava accanto. Aveva ali grandi simili ad ali di cicogna e corna magnifiche come corna di un cervo.
[2] Gli disse Giacobbe:Muoviti, Giuseppe, figlio mio, e montagli a cavallo. [3] Giuseppe si mosse e montò a cavallo del toro. (Allora) Giacobbe, nostro padre, si allontanò da noi.
[4] Per quattro ore Giuseppe si pavoneggiò sul toro: un po' camminava e correva, un po' volava su di lui qua e là, finché non si fermò accanto a Giuda. Giuseppe stese il vessillo che aveva in mano e cominciò a percuotere suo fratello Giuda.
[5] Gli disse Giuda:Fratello mio, perché mi colpisci?.
[6] Gli rispose:Perché tu hai in mano dodici bastoni e io ne ho solo uno. Dammeli e ci sarà pace.
[7] Giuda si rifiutò di darglieli. (Allora) Giuseppe lo colpì finché non gliene ebbe portati via dieci contro la sua volontà. In mano a Giuda non ne restarono che due.
[8] Disse Giuseppe a loro, ai suoi dieci fratelli:Che ci guadagnate a correre dietro a Giuda e a Levi? Staccatevi da loro e venite dietro a me.
[9] Quando i suoi fratelli ebbero sentito tutto ciò dalla bocca di Giuseppe, si staccarono da Levi e da Giuda tutti concordi, per andare dietro a Giuseppe: insieme con Giuda non restarono che Beniamino e Levi.
[10] Quando Levi vide ciò, scese addolorato dal sole. [11] Disse Giuseppe a suo fratello Beniamino:Beniamino, fratello mio, non sei mio fratello? Vieni anche tu con me. Ma Beniamino si rifiutò di andare con suo fratello Giuseppe.
[12] Al calar della sera venne un vento forte, che separò Giuseppe dai suoi fratelli. Non ne restarono due insieme.
[13] Quando ebbi questa visione, la raccontai a mio padre Giacobbe, che mi disse:Figlio mio, questo sogno non fa né salire né scendere, perché non é un secondo sogno.