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Pius PP. IX
Neminem vestrum

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Capp. I-IV

1. A nessuno di voi sfugge, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, con quale paterno affetto i Romani Pontefici Nostri Predecessori fin dai tempi antichi abbiano considerato l’Armenia, la vostra Nazione, per tanti titoli illustre, e con quanta cura e sollecitudine abbiano cercato di richiamare detta Nazione alla cattolica unità. E non ignorate quali frutti, per ispirazione della divina grazia, gli stessi Nostri Predecessori ricavarono dal diligente zelo verso la vostra Nazione, e quale gioia essi provarono quando poterono ottenere che molti Armeni, tornati alla professione dell’unità cattolica restarono fermi e stabili in essa. Voi avete conosciuto e scoperto con quale ammirabile valore e sommo onore della loro fama i Cattolici Armeni in tempi tristissimi abbiamo sopportato strenuamente le prove più dure nel difendere la fede cattolica e l’unità, del cui amore tanto ardevano, e con quale assidua passione questa Sede Apostolica mai abbia cessato di offrire il suo aiuto in ogni modo agli Armeni per soccorrere ai loro bisogni, soprattutto spirituali, secondo il loro rito. E poiché la gerarchia episcopale dei Vescovi Armeni finalmente ristabilita in quelle regioni che erano distanti dalla persecuzione poté in qualche modo essere conservata, questa Sede Apostolica, soprattutto preoccupata e sollecita del bene spirituale degli Armeni abitanti a Costantinopoli e nelle vicine province, dove i Vescovi non potevano risiedere, pensò che non si dovesse lasciare nulla di intentato per provvedere alla salute spirituale degli Armeni stessi. Perciò questa Santa Sede provvide con particolare cura di formare Sacerdoti per la vostra Nazione, usando l’opera anche di questo Nostro Collegio Urbano e di provvedere alle vocazioni di quelle famiglie religiose che si impegnarono con assiduità a procurare il bene spirituale della vostra Nazione. E anche conoscete bene, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, che, come allora lo permise la situazione dei tempi, fu stabilito da questa Apostolica Sede un Sovrintendente armeno insignito della dignità episcopale in codesta città di Costantinopoli; successivamente, dopo che ai cattolici Armeni, per la grande bontà dell’Imperatore Turco, fu donata la libertà nelle cose di religione (affinché con reciproca concordia gli affari religiosi potessero fiorire nel migliore dei modi) nella stessa città fu eretta una Sede Arcivescovile Primaziale per i cattolici Armeni, come bene attestano le lettere apostoliche del Nostro Predecessore di felice memoria Pio VIII . Tutti poi conoscono le indefesse e particolari cure usate da Gregorio XVI Nostro Predecessore di felice memoria per stabilire un regolare ordinamento di quella amplissima Diocesi e per favorire ogni giorno più il benessere e la prosperità della Comunità Cattolica Armena.

2. Noi poi, allorché per imperscrutabile giudizio di Dio fummo collocati in questa sublime Cattedra del Principe degli Apostoli, subito abbracciando l’universo orbe cattolico in tutta la sua ampiezza, con l’animo e col pensiero abbiamo rivolto con particolare zelo e amore le cure della nostra paterna sollecitudine a codesta più importante parte dell’Armenia Cattolica. Infatti, utilizzando l’opera del Venerabile Fratello Innocenzo, Arcivescovo di Sidam, che abbiamo mandato come Nostro Ambasciatore straordinario presso il supremo Imperatore Turco per manifestare al medesimo Principe gli amichevoli sensi dell’animo Nostro e nel contempo riferire i Nostri desideri, non abbiamo tralasciato di raccomandare caldamente allo stesso potente Imperatore degli Ottomani gli Armeni e tutte le altre Nazioni cattoliche orientali che si trovano nel suo Stato. Ma stando a Noi sommamente a cuore di procurare i migliori vantaggi alla vostra Nazione Armena, abbiamo incaricato il nostro Venerabile Fratello di cercare diligentemente in quali condizioni si trovava la stessa Nazione Armena e Ce ne riferisse affinché, dopo maturo esame, conoscessimo quali decisioni dovessimo prendere per procurare il massimo bene spirituale al vostro popolo.

3. Pertanto, dopo che il predetto Venerabile Fratello, avendo adempiuto all’incarico conferitogli, Ci diede precise notizie, approvammo vari decreti redatti dai Venerabili Fratelli Cardinali di Romana Chiesa della Nostra Congregazione di Propaganda Fide e, tra gli altri, anche quello con cui non fu approvata la Società Connazionale, dalla quale si prevedeva sarebbero nati moltissimi svantaggi. Di poi abbiamo emanate le Nostre Lettere Apostoliche, con le quali conducevamo a conclusione quello che il Nostro Predecessore Pio VIII si era proposto di fare; quindi creammo altri cinque Vescovi di Rito Armeno, tra i quali fu divisa gran parte dell’antica e vastissima Diocesi di Costantinopoli.

4. Ma mentre avevamo viva speranza che la nuova provincia di Armenia da queste Nostre cure paterne sarebbe fiorita in prosperità e armonia, non senza grandissimo dolore dell’animo Nostro veniamo a sapere che perniciose divisioni degli animi immesse dal demonio nel vostro popolo si andavano rafforzando di giorno in giorno, tanto che poco mancò che ad aumentare queste discordie non contribuissero quelle decisioni con le quali questa Sede Apostolica voleva giovare al meglio alla vostra Nazione. Questa discordia degli animi, mai abbastanza deplorata, così gravemente si infiammò quando ambedue i partiti dissidenti, con scritti in lingua vernacola, cominciarono a discutere delle questioni religiose del popolo in forma pubblica. Tali scritti furono redatti con parole ostili e durissime, che sono contrarie alla carità cristiana e sono contrarie a quello che si richiede per difendere la mutua concordia; uscirono alla luce all’insaputa e contro il volere di questa Sede Apostolica, come abbiamo voluto fosse dichiarato attraverso ripetute lettere di questa medesima Nostra Congregazione.




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